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Crescita verso l'1% del Pil e più entrate: quale impatto avrà sulla Legge di Bilancio 2027?

Italian Premier Giorgia Meloni, left, talks with Minister of Economy and Finance Giancarlo Giorgetti ahead of a confidence vote for her Cabinet, Tuesday, Oct. 25, 2022.
Italian Premier Giorgia Meloni, left, talks with Minister of Economy and Finance Giancarlo Giorgetti ahead of a confidence vote for her Cabinet, Tuesday, Oct. 25, 2022. Diritti d'autore  Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved AP Photo/Alessandra Tarantino)
Diritti d'autore Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved
Di Lisa Duso
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Secondo l’economista Pietro Reichlin, intervistato da Euronews, la stima dell’1% “è realistica, ma l’Italia rimane in coda nell’Ue”. La crescita non basta ad allargare i margini della manovra 2027, frenata da problemi strutturali italiani legati a scarsa produttività e calo demografico

L’economia italiana potrebbe crescere più del previsto nel 2026 e avvicinarsi all’1% del Pil.

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È la valutazione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che nella giornata conclusiva del Forum Teha Cernobbio ha dichiarato che il Pil italiano avrebbe superato lo 0,6% di crescita indicato nei documenti programmatici.

Per ora abbiamo acquisito lo 0,8%”, ha spiegato il ministro, aggiungendo che, se gli indicatori continueranno a essere favorevoli, "la crescita potrebbe arrivare vicino all’1%".

Per Pietro Reichlin, economista e professore all'università LUISS, intervistato da Euronews, si tratta di una “stima realistica”, ma non ancora di un risultato che permetta di parlare di una svolta per l’economia italiana. La crescita resta infatti frenata da problemi strutturali, dalla bassa produttività alla dinamica demografica sfavorevole.

Non si tratta ancora di una nuova previsione ufficiale del governo, ma il dato è significativo perché arriva alla vigilia della preparazione della legge di Bilancio 2027 e si accompagna a un altro segnale positivo per i conti pubblici: l’aumento delle entrate tributarie.

Più crescita, maggiori entrate fiscali

Nei primi sette mesi del 2026 lo Stato ha registrato 346,1 miliardi di euro di entrate tributarie, 9,4 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita del 2,8%, riporta il bollettino del dipartimento Finanze del Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef).

"All'aumentare del Pil aumentano le entrate" spiega l'economista, un dato "accompagnato da dati sull'occupazioni positivi". Maggiore occupazione e salari più alti significano una maggiore base imponibile e quindi, in condizioni normali, più imposte sul reddito.

Secondo le stime del Mef tra gennaio e luglio 2026, le imposte dirette si attestano a 200,7 miliardi (+6,175 miliardi di euro, pari a +3,2%) e le imposte indirette risultano pari a 145,5 miliardi di euro (+3,182 miliardi di euro, pari a +2,2%).

Entrate tibutarie in aumento gennaio-luglio 2026

Fra le varie voci, il gettito Irpef è pari a 138,5 miliardi di euro (+3,7 miliardi di euro, pari a +2,7%). Le entrate Iva sono risultate pari a 100,3 miliardi di euro (+3,6 miliardi di euro, pari a +3,8%).

Le accise sui prodotti energetici nei mesi gennaio-luglio si attestano a 12,7 miliardi (-1,2 miliardi, pari a -8,5%), nel solo mese di luglio a 2,2 miliardi, in calo del 3% su luglio 2025, anche per effetto delle riduzioni temporanee introdotte per contenere l'impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia.

Perchè l'Italia rimane indietro rispetto agli altri Paesi Ue

Reichin avverte che "non bisogna eccessivamente esultare sul dato della crescita".

Guardando al quadro internazionale, osserva, il miglioramento è "abbastanza generalizzato" nell’Unione europea, ma l’Italia "rimane il fanalino di coda, insieme alla Germania, alla Francia".

"La crescita, ad esempio della Spagna, è maggiore della nostra" spiega Reichin, sottolineando che il dato italiano non sia "così brillante", soprattutto se si tiene conto del sostegno arrivato dagli investimenti finanziati dal Pnrr.

Secondo il ricercatore, alla base dell'arretratezza dell'Italia "c'è un fattore storico che ci portiamo appresso dalla fine degli anni '90: la produttivittà molto bassa". Un dato comune ad altri paesi periferici dell'Ue.

Secondo Reichin, una parte della maggiore crescita della Spagna è legata anche al forte afflusso di migranti, che ha contribuito alla dinamica positiva dell’occupazione, un fenomeno comune ai Paesi dell’Europa meridionale e di cui beneficia anche l’Italia. Ma, avverte l’economista, la crescita dell’occupazione "non è così forte da consentirci di compensare" il problema della bassa produttività.

"Quindi più lavoro, più lavoratori, ma con scarso valore aggiunto", spiega.

Senza risolvere questo problema di fondo, secondo il professore, non possiamo aspettarci un rispettivo aumento dei salari e un aumento del benessere.

Cosa cambia nella Legge di Bilancio 2027

Le maggiori entrate registrate nei primi sette mesi dell'anno non possono essere considerate automaticamente risorse disponibili per la legge di Bilancio del prossimo anno.

Sarà necessario capire quanta parte dell'aumento del gettito sia strutturale e possa quindi finanziare nuove misure anche negli anni successivi.

Se le entrate vanno meglio del previsto, l'economista avvisa che "non dobbiamo farci illusioni" per il Bilancio 2027. "Per tenere i conti in ordine e uscire dall'inflazione e mantenere deficit sotto controllo" o "per aumentare la spesa o prendere misure costose" non sono sufficienti le entrate da sole.

Secondo il professore si tratterà di una "legge di bilancio molto prudente, perchè i margini sono molto scarsi"

Oltre alla produttività, a minare la crescite c'è anche "la dinamica demografica è molto sfavorevole", spiega.

In Italia si osserva un invecchiamento della popolazione e una diminuzione della natalità, e "questo pesa sulle finanze pubbliche attraverso il sistema previdenziale, e anche al sistema sanitario", portando la spesa pubblica ad aumentare naturalmente.

Reichlin conclude dicendo che se anche l'Italia riuscisse a diminuire l'imposizione fiscale "soprattutto sul lavoro e sulle imprese come ci suggeriscono le organizzazioni internazionali", questo avrebbe un effetto positivo, ma rimarrebbe un nodo da risolvere. Queste misure dovrebbero essere infatti "compensate da altri fondi di entrata che non è chiaro da dove possano arrivare".

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