Loader
Seguiteci
Pubblicità

Dopo il Nepal, anche nelle Alpi rischio di catastrofi glaciali

Ghiacciaio del Titlis in Svizzera, archivio
Ghiacciaio del Titlis in Svizzera, archivio Diritti d'autore  Copyright 2003 AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Copyright 2003 AP. All rights reserved.
Di Laura Fleischmann
Pubblicato il
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

L'aumento delle temperature mette sotto pressione i ghiacciai alpini. Permafrost in scioglimento e masse di ghiaccio instabili possono favorire crolli dei ghiacciai, aumentando il rischio di gravi catastrofi naturali.

Le autorità in Nepal ritengono ora che dietro la devastante piena improvvisa ci sia stato il cedimento di un lago glaciale o il crollo di un ghiacciaio nella catena dell'Himalaya. Una colata di acqua, fango e detriti ha percorso quasi 170 chilometri, dal sud-ovest del Tibet fino al Nepal centrale.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Almeno 460 persone hanno perso la vita. Finora sono state salvate oltre 1.500 persone. In pochi secondi le enormi masse di acqua e detriti hanno trascinato via tutto ciò che si trovava sul loro percorso.

Secondo il glaciologo Olaf Eisen, eventi simili sono possibili anche in Europa, sulle Alpi. Eisen è professore presso l'Alfred-Wegener-Institut, specializzato nella ricerca polare e marina, e all'Università di Brema.

Come esempio Eisen cita l'incidente avvenuto nel maggio 2025 nel comune svizzero di Blatten. All'epoca nel paese si verificarono una frana e il crollo di un ghiacciaio. Il villaggio era stato evacuato in precedenza. Un uomo di 64 anni perse la vita.

Eisen ritiene però improbabile che si possa raggiungere un ordine di grandezza "paragonabile a quello del Nepal". "Secondo le stime attuali, la catastrofe in Nepal ha avuto un volume di valanga circa 10-20 volte superiore rispetto a Blatten".

"L'Europa è tra i continenti che si riscaldano più rapidamente, a causa del cambiamento climatico di origine antropica. Il rapido ritiro dei ghiacciai e lo scioglimento del permafrost stanno destabilizzando le zone d'alta montagna", prosegue Eisen.

Le regioni più colpite si trovano soprattutto tra i 2.500 e i 3.000 metri di altitudine, ad esempio in Francia, Italia, Austria e Svizzera. Il riscaldamento provoca lì cambiamenti profondi. "In combinazione con eventi meteorologici estremi, come ondate di calore o piogge intense, catastrofi naturali analoghe diventano ancora più probabili". È possibile che diventino anche più violente.

Rischio di distacco di un ghiacciaio in Svizzera

In Svizzera, dal 1850, sono scomparsi circa 1.000 ghiacciai. Secondo la SRF, in totale si è liberata dal ghiaccio una superficie di circa 1.000 chilometri quadrati. Nella Confederazione elvetica oggi restano circa 1.300 ghiacciai. Molti sono piccoli, alcuni però superano i due chilometri di lunghezza. Tra il 2000 e il 2024 si è sciolto il 38% del volume di ghiaccio.

Uno dei ghiacciai monitorati da anni è il ghiacciaio pensile Weisshorn Est. All'inizio della settimana si sono verificati tre piccoli distacchi di ghiaccio. "Questo ghiacciaio è sorvegliato da anni e continua a muoversi, a volte di più, a volte di meno", ha spiegato Frederic Imboden alla SRF. Imboden è sindaco di Randa, il comune che confina con il ghiacciaio.

Dal ghiacciaio potrebbero staccarsi diverse centinaia di migliaia di metri cubi di ghiaccio. Per i residenti al momento non c'è pericolo, precisa Imboden. I sentieri escursionistici e le piste ciclabili sono però stati chiusi.

Le cause dei distacchi dei ghiacciai possono essere diverse: in parte si tratta di processi normali e ciclici, ha spiegato l'esperto di ghiacciai Eisen a Euronews. Sempre più spesso, però, sono provocati dal cambiamento climatico causato dall'uomo.

Lago glaciale a Zermatt, Svizzera, 19 settembre 2025
Lago glaciale a Zermatt, Svizzera, 19 settembre 2025 © KEYSTONE / JEAN-CHRISTOPHE BOTT

La situazione è particolarmente critica nelle zone che finora rimanevano stabilmente sotto lo zero. Qui è presente il cosiddetto permafrost, ghiaccio che resta congelato ininterrottamente per almeno due anni. "Con il continuo aumento delle temperature il permafrost inizia a scongelarsi e la base dei ghiacciai a sciogliersi. Di conseguenza il ghiacciaio aderisce meno bene al substrato", spiega il ricercatore.

La protezione meccanica non è una soluzione

"In alcuni casi si è osservata la formazione di una bolla d'acqua sotto il ghiacciaio, mentre la lingua frontale restava ghiacciata." Ondate di calore o piogge possono far aumentare la pressione di questa bolla al punto da far cedere la parte anteriore ancora congelata del ghiacciaio. "L'intera massa di ghiaccio e acqua verrebbe così rilasciata di colpo", spiega Eisen.

Un episodio di questo tipo si è verificato nel 2022 sulla Marmolada, nelle Dolomiti. Un enorme blocco di ghiaccio si è staccato dal ghiacciaio della Marmolada e ha travolto undici alpinisti, uccidendoli.

"Proteggere il clima significa proteggere i ghiacciai. Ogni decimo di grado in meno conta. Non appena la temperatura media tornasse a diminuire, i ghiacciai potrebbero adattarsi e tornare a crescere", afferma Eisen. Le protezioni meccaniche avrebbero un effetto di breve durata e vengono utilizzate solo in alcune regioni sciistiche, con un grande dispendio di energia e manodopera.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Come il crollo di un ghiacciaio può aver innescato il disastro in Nepal e Tibet

Quattro metri di ghiaccio spariti in un mese: l'allarme sul ghiacciaio del Rodano

Ghiacciai svizzeri si riducono molto rapidamente già a giugno, l'Europa affronta caldo estremo