I soccorritori avanzano nel fango mentre incombe il rischio di nuove inondazioni: finora le squadre di emergenza hanno recuperato 586 corpi, alcuni trascinati a valle fino all’India
Il numero di dispersi in Nepal e in Cina ha superato quota 2.400 venerdì. Un dato che evidenzia la portata del disastro, a pochi giorni da quando una parete d’acqua e detriti simile a uno tsunami ha spazzato via interi villaggi e ucciso centinaia di persone.
I soccorritori avanzano nel fango mentre incombe il rischio di nuove inondazioni. Le squadre di emergenza hanno recuperato finora 586 corpi e alcuni cadaveri sono stati trascinati a valle fino in India.
Le nuove cifre arrivano mentre l’autorità nepalese per la gestione dei disastri ha aggiunto 933 lavoratori dell’idroelettrico all’elenco dei dispersi, dove figurano già escursionisti e pellegrini diretti al sacro monte Kailash in Tibet.
A provocare l'inondazione in Nepal il collasso di un ghiacciaio
I familiari hanno affollato gli ospedali della capitale nepalese in una dolorosa ricerca dei propri cari. Sui muri sono appesi cartelli con foto e nomi dei dispersi.
"Oggi è il terzo giorno e non sappiamo nulla. Speriamo che si trovi in un posto sicuro", ha raccontato all’agenzia AFP Samjhana Thing, 27 anni, parlando del fratello. "Abbiamo perso tutto. Lui è tutto per noi."
Secondo l’US Geological Survey, il disastro, il più grave in Nepal dai tempi del terremoto del 2015, è stato provocato dal collasso di un ghiacciaio che ha innescato una enorme colata di detriti ghiacciati.
La massa di ghiaccio e fango ha formato anche enormi bacini d’acqua e uno di questi è diventato una minaccia diretta per gli operatori d’emergenza che perlustrano la regione in cerca di sopravvissuti.
La polizia nepalese ha invitato tutti i soccorritori a "spostarsi immediatamente in un luogo sicuro", spiegando di aver ricevuto informazioni secondo cui "una diga d’acqua è nuovamente crollata sul lato tibetano".
Venerdì, in Tibet, la Cina è stata costretta a sospendere le operazioni di soccorso nella zona più colpita di Gyirong per il rischio di nuove inondazioni, salvo poi comunicare che la minaccia si era attenuata.
L’emittente statale CCTV ha riferito che un lago formatosi per enormi accumuli di detriti aveva iniziato a tracimare verso l’area dove erano dirette le squadre di soccorso, ma in seguito ha precisato che il livello dell’acqua si era abbassato. Le operazioni di soccorso stavano quindi "proseguendo in modo ordinato", ha aggiunto.
Il presidente cinese Xi Jinping, che ha presieduto una riunione sui soccorsi, ha offerto l’aiuto di Pechino alle operazioni di emergenza del Nepal.
Ore cruciali per le operazioni di ricerca dei sopravvissuti in Nepal
Le squadre di emergenza si stanno affrettando nelle zone colpite per trarre in salvo i sopravvissuti, dove, a causa della devastazione, le scorte di cibo e acqua stanno esaurendosi.
L’esercito nepalese ha individuato persone intrappolate nel tunnel del progetto idroelettrico Trishuli 3A. I militari stanno cercando un modo per entrare e portarli in salvo.
"Sono stati inviati due elicotteri, ma è difficile perché è complicato persino individuare i punti di accesso al tunnel", ha dichiarato all’AFP il portavoce dell’esercito Raja Ram Basnet.
Finora circa 350 lavoratori e residenti sono stati messi in salvo dal sito, ha aggiunto, ma si continua a cercare di soccorrere oltre 100 persone ancora intrappolate nella stessa zona.
I lavoratori tratti in salvo da altri cantieri di dighe lungo la valle del Trishuli hanno raccontato un disastro che si è abbattuto con una rapidità spaventosa.
Buddha Tamang ha raccontato all’AFP di essere sopravvissuto solo perché, quando è arrivata la piena, si trovava all’interno di un tunnel della diga in cui lavorava. "I dirigenti che lavoravano dall’altra parte sono stati tutti spazzati via", ha detto Tamang, che giovedì è stato evacuato in elicottero dopo essere rimasto isolato per oltre 24 ore.
Gli aiuti umanitari in Nepal arrivano a rilento
Venerdì i primi aiuti hanno iniziato a raggiungere alcuni sopravvissuti in Nepal, mentre l’entità della devastazione continua a emergere e i superstiti cercano riparo nei centri di assistenza provvisori allestiti dall’esercito.
I bambini che sono stati separati dalle loro famiglie vengono accolti in strutture di accoglienza, mentre si cerca di ricongiungerli ai loro cari.
L’agenzia dell’Onu per l’infanzia UNICEF ha fatto sapere che almeno 17mila bambini hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, mentre 18 scuole sono state distrutte e altre 20 danneggiate.
La Croce Rossa Internazionale stima che almeno 93mila persone siano state colpite e si trovino "in grande necessità".
Sempre venerdì, l’Unione europea ha promesso due milioni di euro di aiuti al Nepal. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha scritto su X che gli "aiuti umanitari immediati" contribuiranno a "fornire assistenza salvavita alle famiglie e alle comunità colpite più duramente".