La vita a Kiev si è fermata a lungo tra giovedì e venerdì, con le sirene antiaeree attivate a più riprese. I nuovi attacchi russi seguono quelli di giovedì, quando le allerte aeree sono durate quasi 15 ore
Venerdì 28 agosto la Russia ha continuato a lanciare ondate di droni verso la capitale ucraina Kiev, costringendo più volte i residenti a spostarsi nei rifugi e paralizzando la vita in città per il secondo giorno consecutivo. Gli attacchi sono giunti dopo una giornata di gravi disagi, con la capitale che è rimasta per quasi 15 ore in stato di allerta per i raid aerei: le sirene sono state attivate ben tredici volte, secondo il ministero degli Esteri.
"Per tutto il giorno, più e più volte, gli allarmi sono stati attivati dal momento che la Russia ha lanciato piccoli sciami di droni verso la città. Ogni nuovo raid ha messo a rischio la popolazione e ha costretto le persone a cercare riparo", ha dichiarato il ministero.
Complessivamente a Kiev sono state lanciate 23 diverse allerte aeree in meno di due giorni, sconvolgendo lavoro, trasporti e vita quotidiana. Ukrzaliznytsia, il gestore ferroviario statale, ha riferito che gli allarmi prolungati hanno provocato ritardi significativi, anche di diverse ore per i treni e che i disagi dovrebbero continuare almeno per un altro giorno. Nessun convoglio a lunga percorrenza è stato però cancellato.
La Russia ricorre ai droni a reazione
La tattica utilizzata dalla Russia con i droni prevede lanci in piccoli sciami, anziché concentrarli in un unico massiccio bombardamento: in questo modo si generano ondate successive e si mantiene continua la minaccia, facendo scattare allerte aeree. "L’obiettivo è sfiancare le difese aeree e la popolazione", ha dichiarato venerdì Andrii Kovalenko, capo del Centro ucraino per il contrasto alla disinformazione.
La Russia ha intensificato l’uso di droni a reazione negli ultimi mesi. A differenza dei modelli Shahed a elica, ormai una presenza costante negli attacchi russi, alcune delle nuove armi possono raggiungere velocità fino a 500 km/h. Ciò li rende irraggiungibili per molti droni intercettori ucraini, che in genere volano fino a 300 km/h, costringendo potenzialmente l’Ucraina a usare contro di loro missili, scarsi e molto più costosi.
Tra le 7 e le 19 di giovedì la Russia ha lanciato circa 140 droni d’attacco contro l’Ucraina, oltre 100 dei quali a reazione, secondo l’Aeronautica ucraina. La maggior parte era diretta contro Kiev.
Colpiti magazzini e abitazioni
Gli attacchi hanno provocato anche gravi danni alle infrastrutture civili della capitale e nella regione circostante. Una persona è stata uccisa e altre due sono rimaste ferite venerdì, mentre 14 magazzini, 16 case private, tre edifici residenziali e 16 veicoli sono stati danneggiati, secondo le autorità regionali.
Ormai circa il 90% dei moderni impianti di stoccaggio di merci in Ucraina è stato distrutto dai raid russi, ha dichiarato venerdì il ministro dell’Agricoltura Taras Vysotskyi. La situazione non lascerà gli ucraini privi di cibo, ha precisato, ma sta costringendo i rivenditori a riorganizzare le catene di approvvigionamento, anche consegnando i prodotti direttamente dai produttori ai negozi.
Mosca sostiene di voler colpire obiettivi militari
Nonostante i danni documentati a case, scuole, magazzini e attività economiche, il Cremlino ha ribadito venerdì la sua consueta narrazione, sostenendo che la Russia sta colpendo infrastrutture militari o ad essi legate.
"Gli attacchi su Kiev continuano in modo sistematico", ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. "Continuiamo a distruggere infrastrutture militari e paramilitari. I nostri soldati sanno cosa stanno facendo e come lo stanno facendo".