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Batterio mangiacarne nello Stretto di Messina, l’Iss rassicura: “Rischio estremamente basso”

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Archivio - laboratorio di ricerca Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Vibrio vulnificus nello Stretto di Messina: l’Iss rassicura sul rischio per i bagnanti. Il batterio era stato rilevato in uno studio del 2005. Cosa sappiamo

Il rischio di contrarre nelle acque italiane un'infezione da Vibrio vulnificus, il cosiddetto “batterio mangiacarne”, è “estremamente basso”. A chiarirlo è l'Istituto superiore di sanità, dopo che sui social è tornata a circolare la notizia della presenza del batterio nello Stretto di Messina. Una presenza reale, ma documentata da uno studio risalente a oltre vent'anni fa e che, secondo gli esperti, non equivale oggi a un'allerta per chi frequenta le coste italiane.

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L'attenzione sul Vibrio vulnificus è tornata alta dopo alcuni casi mortali registrati negli Stati Uniti, dove il batterio è più diffuso. In Louisiana, per esempio, nel 2026 sono già stati segnalati nove casi, tutti con ricovero, e cinque decessi.

Vibrio vulnificus nello Stretto di Messina: cosa è successo

Il batterio era stato effettivamente individuato nello Stretto di Messina. Ma non si tratta di una scoperta recente.

La ricerca dell'Università di Messina risale infatti al 2005 e aveva analizzato la presenza di Vibrio vulnificus nelle acque dello Stretto e nel plancton. Il vecchio studio è stato rilanciato sui social nelle ultime settimane, dando l'impressione di una nuova contaminazione delle acque italiane.

È proprio questo il punto chiarito dall'Iss: avere rilevato il batterio in passato non significa che oggi esista un'emergenza sanitaria o che le acque dello Stretto siano pericolose per i bagnanti.

Perché il rischio in Italia resta molto basso

Il Vibrio vulnificus è un batterio naturalmente presente negli ambienti marini e soprattutto nelle acque calde e salmastre. La sua crescita è favorita dall'aumento delle temperature, motivo per cui il rischio tende a crescere durante l'estate e soprattutto nelle fasi di ondata di calore.

L'ECDC ha proprio recentemente rafforzato il monitoraggio del fenomeno. Il 7 luglio 2026 ha presentato una versione aggiornata del suo Vibrio Viewer, che permette di individuare le aree europee dove le condizioni ambientali sono più favorevoli alla proliferazione dei Vibrio. Il sistema utilizza dati sulla temperatura e sulla salinità delle acque e produce anche previsioni a cinque giorni.

Le condizioni più favorevoli si verificano soprattutto quando l'acqua è calda e presenta una salinità relativamente bassa. Per questo il Mar Baltico rappresenta una delle aree europee maggiormente interessate, mentre il quadro del Mediterraneo è generalmente meno favorevole alla proliferazione del Vibrio vulnificus.

Il cambiamento climatico, tuttavia, è un elemento da monitorare: l'aumento delle temperature marine può ampliare nel tempo le aree e i periodi in cui i batteri del genere Vibrio riescono a moltiplicarsi.

Come si trasmette il batterio

Il Vibrio vulnificus può entrare nell'organismo principalmente in due modi.

Il primo è attraverso una ferita aperta esposta all'acqua contaminata. Tagli, abrasioni o altre lesioni cutanee possono rappresentare una porta d'ingresso per il batterio.

Il secondo è attraverso il consumo di frutti di mare contaminati, soprattutto molluschi crudi o poco cotti. In questo caso l'infezione può provocare sintomi gastrointestinali.

Perché viene chiamato “batterio mangiacarne”

Il soprannome nasce dalle conseguenze che l'infezione può provocare nei casi più gravi. Quando il batterio entra attraverso una ferita, l'infezione può svilupparsi rapidamente nei tessuti e provocare lesioni, bolle emorragiche e necrosi, fino alla fascite necrotizzante.

Nei casi più severi può essere necessario intervenire chirurgicamente, anche con l'amputazione dell'arto colpito. L'infezione può inoltre arrivare al sangue e provocare una sepsi potenzialmente letale.

Non tutte le persone hanno però lo stesso rischio. Le forme più gravi sono soprattutto associate a persone fragili o con determinate condizioni preesistenti.

Cosa fare al mare per ridurre ulteriormente il rischio

Le precauzioni indicate dall'Iss sono semplici. Meglio evitare di fare il bagno con ferite aperte, soprattutto se si tratta di lesioni recenti, e prestare attenzione al consumo di molluschi crudi o poco cotti.

Per il resto, la presenza storica del Vibrio vulnificus nello Stretto di Messina non giustifica un allarme generalizzato sulle acque italiane.

Il tema da seguire nei prossimi anni è piuttosto quello del riscaldamento del mare. Le temperature più elevate possono infatti creare condizioni sempre più favorevoli alla proliferazione dei Vibrio e spiegano perché l'ECDC abbia intensificato il monitoraggio delle acque costiere europee.

Dunque, nessun allarme per i bagnanti italiani: il batterio esiste e va conosciuto, ma secondo l'Iss il rischio di contrarre un'infezione nelle acque italiane resta oggi estremamente basso.

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