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Trump chiede risarcimenti di guerra all'Iran nei colloqui di pace

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump fa un gesto mentre scende dall’Air Force One alla Joint Base Andrews, il 9 agosto 2026
Il presidente statunitense Donald Trump fa un gesto mentre scende dall'Air Force One alla Joint Base Andrews, il 9 agosto 2026 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Gavin Blackburn
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Trump, nel fine settimana, ha detto di voler mantenere un profilo basso nel conflitto, lasciando intendere di voler far crescere la pressione economica invece di lanciare attacchi militari

Donald Trump rilancia e alza la posta nei negoziati con l’Iran. Mentre i colloqui per mettere fine alla guerra e arrivare alla riapertura dello Stretto di Hormuz restano in una fase di stallo, il presidente degli Stati Uniti annuncia che Washington chiederà a Teheran risarcimenti per vittime e danni come parte di qualsiasi futuro accordo di pace.

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La richiesta arriva in risposta alla posizione iraniana, che considera a sua volta il pagamento di riparazioni di guerra da parte degli Stati Uniti una delle condizioni per arrivare a una soluzione del conflitto. Il risultato è un nuovo braccio di ferro che rischia di rendere ancora più difficile un'intesa rapida.

Trump: “Chiederemo risarcimenti all’Iran”

“Chiedo a mia volta risarcimenti all’Iran”, ha dichiarato Trump, spiegando che la richiesta americana non riguarderebbe soltanto i danni provocati dall'attuale guerra.

Il presidente statunitense ha indicato una serie di episodi e conflitti per i quali, secondo Washington, Teheran dovrebbe assumersi delle responsabilità. Tra questi ci sono attacchi contro obiettivi americani, il sostegno a gruppi armati in Medio Oriente e la repressione delle proteste interne iraniane.

In un successivo messaggio, Trump ha allargato ulteriormente il perimetro della richiesta, chiamando in causa anche le vittime e i danni provocati nei conflitti in Libano, Siria, Yemen e Gaza.

“Le nostre diverse richieste di risarcimento”, ha fatto sapere, saranno inserite “con fermezza” in qualsiasi futuro negoziato con Teheran.

Una schermata di un post sull'account Truth Social del presidente statunitense Donald Trump, 10 agosto 2026
Una schermata di un post sull'account Truth Social del presidente statunitense Donald Trump, 10 agosto 2026 @realDonaldTrump

Il caso della USS Cole: una precisazione

Tra gli episodi citati da Trump c'è anche l'attacco contro il cacciatorpediniere americano USS Cole, avvenuto nel 2000 nel porto di Aden, in Yemen.

Su questo punto, però, è necessaria una precisazione: l'attentato fu compiuto da al-Qaeda, che fece esplodere un'imbarcazione accanto alla nave statunitense, uccidendo 17 militari americani. Trump ha richiamato l'episodio sostenendo in passato che l'Iran fosse “probabilmente coinvolto”, ma l'attacco è stato attribuito ad al-Qaeda.

Hormuz, il vero nodo dei negoziati

Al centro della partita resta lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas.

Teheran ha fatto sapere che la riapertura completa dello stretto non è automatica e ha posto una serie di condizioni agli Stati Uniti. Tra queste ci sono la fine del blocco navale americano contro i porti iraniani, la revoca delle sanzioni sul settore petrolifero e il pagamento di riparazioni per i danni subiti durante la guerra.

I colloqui mediati dall'Oman hanno prodotto contatti sulla possibilità di garantire corridoi sicuri alla navigazione, ma Teheran distingue questo tema dalla riapertura completa dello Stretto di Hormuz, che resta legata alle concessioni richieste agli Stati Uniti.

Il blocco dello stretto ha intanto contribuito a spingere verso l'alto i prezzi dell'energia e sta alimentando le preoccupazioni sui mercati internazionali. La questione è diventata anche un problema politico interno per Trump, sotto pressione per porre fine al conflitto in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Veicoli passano davanti a uno striscione, in inglese e farsi, con la scritta
Veicoli passano davanti a uno striscione, in inglese e farsi, con la scritta AP Photo

Trump prima minaccia, poi abbassa i toni

La nuova richiesta arriva dopo giorni di messaggi contraddittori da parte del presidente americano.

La settimana scorsa Trump aveva minacciato di colpire l'Iran “molto duramente”, arrivando a evocare anche possibili attacchi contro infrastrutture civili. Poco dopo aveva però lasciato intendere che un accordo fosse vicino.

Nel fine settimana il presidente ha quindi parlato della necessità di “abbassare i toni”, suggerendo di voler lasciare che sia soprattutto la pressione economica a colpire Teheran, evitando per il momento una nuova escalation militare.

Ma la richiesta di risarcimenti introduce ora un'altra variabile nei negoziati. E rischia di trasformare il confronto sulle condizioni per riaprire Hormuz in una partita molto più ampia, nella quale entrambe le parti pretendono compensazioni dall'altra.

Cambiano anche i vertici militari iraniani

Mentre la diplomazia resta bloccata, Teheran procede anche a un nuovo riassetto della propria catena di comando militare.

La guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha nominato il generale dei Guardiani della Rivoluzione Ali Abdollahi nuovo capo di Stato maggiore delle forze armate.

Contestualmente, Ahmad Vahidi è stato nominato comandante in capo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica.

Abdollahi aveva precedentemente guidato il quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, la struttura incaricata di coordinare le operazioni militari iraniane. Il generale aveva già utilizzato toni particolarmente duri durante il conflitto, minacciando i Paesi vicini che avessero fornito protezione militare agli Stati Uniti.

Le nomine segnano così un ulteriore consolidamento della nuova leadership militare iraniana mentre la guerra e lo scontro con Washington entrano in una fase decisiva.

Un manifestante filo-governativo iraniano tiene un poster della guida suprema, ayatollah Mojtaba Khamenei, a Teheran, 28 luglio 2026
Un manifestante filo-governativo iraniano tiene un poster della guida suprema, ayatollah Mojtaba Khamenei, a Teheran, 28 luglio 2026 AP Photo

Pace e Hormuz, l'accordo si allontana

Il paradosso dei negoziati è evidente: Washington e Teheran parlano di condizioni per fermare la guerra, ma continuano contemporaneamente ad alzare il prezzo dell'accordo.

L'Iran chiede la fine delle sanzioni, il ritiro della pressione militare americana e risarcimenti per i danni subiti. Trump risponde chiedendo a sua volta che sia Teheran a pagare per vittime e danni legati a decenni di conflitti e repressione.

Con lo Stretto di Hormuz ancora al centro dello scontro, ogni nuova richiesta rischia quindi di complicare ulteriormente il percorso verso un'intesa. E il rischio, per i mercati e per l'economia globale, è che la crisi energetica legata alla chiusura del passaggio marittimo continui ancora a lungo.

Risorse addizionali per questo articolo • AFP

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