L’ultima visita di Ursula von der Leyen a Kiev ha segnato un cambio di passo. La guerra si sposta nei cieli e l’adesione porta risultati concreti. "Il vento sta cambiando", ha detto la presidente della Commissione UE
L'ultima volta che Ursula von der Leyen si è recata a Kiev, alla fine di febbraio, era nel pieno di un inverno durissimo. L'Ucraina soffriva diffusi blackout provocati dagli attacchi russi. La popolazione sopportava temperature sotto zero senza riscaldamento.
Questa settimana, nel suo secondo viaggio dell'anno, appena arrivata alla stazione ferroviaria ha dichiarato: "Il vento sta cambiando".
Una frase audace, che riassume una trasformazione notevole in meno di cinque mesi.
Con le linee del fronte bloccate in una guerra di logoramento, l'Ucraina ha spostato i combattimenti nei cieli, lanciando attacchi con droni a lunga gittata contro le raffinerie di petrolio russe, alcune a migliaia di chilometri dalla linea di contatto. Questa strategia ha messo sotto pressione il tesoro di guerra di Mosca e costretto il Paese ricco di energia a limitare le esportazioni di combustibili.
"La Russia può aver oscurato i vostri cieli con il fumo. Ma nessuno si lascia ingannare. Nessuna nube di fumo può nascondere la realtà sul campo di battaglia", ha dichiarato von der Leyen mercoledì, accanto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
"L'impeto della Russia è debole. L'Ucraina, invece, continua a resistere".
Non sorprende quindi che la sua visita di un giorno, sotto il sole cocente di luglio, fosse incentrata in modo particolare sui droni.
Von der Leyene e Zelensky firmano un accordo per la produzione di droni
Von der Leyen e Zelensky hanno firmato un partenariato industriale per la difesa tra UE e Ucraina per la produzione di velivoli senza pilota. L'accordo, il primo nel suo genere, punta a coniugare la capacità industriale del blocco con il know-how all'avanguardia di Kiev attraverso joint venture. In particolare, permetterà di stoccare droni in territorio UE prima del loro invio in Ucraina.
Il finanziamento arriverà dalla componente militare del prestito di sostegno da 90 miliardi di euro e dai circa 10 miliardi ancora disponibili nel quadro del programma di difesa SAFE. In seguito, il partenariato punta ad estendersi anche alla tecnologia missilistica.
Ma il fatto che il vento stia cambiando non significa che l'Ucraina stia necessariamente vincendo.
La Russia sta sfruttando la grave carenza, in Ucraina, di intercettori Patriot di fabbricazione statunitense, essenziali per deviare i missili balistici, per martellare le città a un ritmo incessante. Palazzi residenziali, supermercati, magazzini, stazioni ferroviarie, scuole e musei sono stati colpiti nelle ultime settimane e centinaia di civili sono stati uccisi.
Von der Leyen ha avuto prova di questa estrema vulnerabilità quando è stata accompagnata di corsa in un rifugio sotterraneo dopo l'attivazione di un allarme aereo. L'operazione, a cui Euronews ha assistito, si è svolta con calma ed è durata solo pochi minuti.
Poco dopo essere uscita dal rifugio, ha visitato la Kyiv-Pechersk Lavra, un antico monastero la cui cattedrale dalle cupole dorate è stata incendiata a giugno da un attacco russo. Mentre ammirava gli affreschi, ha notato alcune zone ancora annerite dalle fiamme.
È stato un ulteriore promemoria del fatto che per Mosca nulla, nemmeno il sacro, è tabù.
Nel frattempo, i mormorii sul malcontento innescato dall'improvviso rimpasto di governo voluto da Zelensky si sono fatti più forti man mano che la visita procedeva. Il giorno seguente, quando von der Leyen era già ripartita, gli ucraini sono scesi in piazza per protestare contro la destituzione di Mykhailo Fedorov, il popolarissimo ministro della Difesa considerato l'artefice del salto di qualità nella guerra dei droni.
Una nuova sintonia
La svolta che von der Leyen ha celebrato non riguarda solo il campo di battaglia. Anche il tanto ambito percorso dell'Ucraina verso l'adesione all'UE ha conosciuto un cambio di passo impressionante.
A febbraio, la presidente della Commissione aveva ben poco da mostrare. Il processo di adesione era bloccato dal veto dell'Ungheria, che impediva qualsiasi decisione formale. Finché Viktor Orbán restava in carica, le speranze erano praticamente svanite.
Oltre allo stallo, von der Leyen si è trovata di fronte a una richiesta impossibile da parte di Zelensky: l'adesione piena entro il 2027. La data era emersa durante i negoziati di pace guidati dagli Stati Uniti, dove l'ingresso nell'UE era considerato parte delle future garanzie di sicurezza.
"È vero che vogliamo una corsia preferenziale per l'adesione", disse allora Zelensky.
Accanto a lui, una von der Leyen impassibile ha fatto ricorso a tutta la sua diplomazia per smontare quella richiesta.
"Capisco molto bene che per voi anche una data precisa sia importante. La data che avete indicato è il vostro punto di riferimento, l'obiettivo che volete raggiungere", disse a Zelenskyy.
"Sapete che da parte nostra non è possibile fissare una data in quanto tale, ma è assolutamente chiaro il nostro sostegno perché possiate raggiungere il vostro obiettivo".
Questa settimana, la storia dell'adesione ha avuto tutt'altra musica.
Von der Leyen è arrivata a Kiev solo un giorno dopo che l'Ucraina ha aperto un nuovo cluster di negoziati, il secondo in un mese. La svolta, resa possibile dalle elezioni ungheresi di aprile, ha delineato un percorso realistico per sbloccare gli altri quattro cluster dopo la pausa estiva. I progressi sono finalmente tangibili.
Con grande sollievo di von der Leyen, Zelensky ha smesso del tutto di parlare del 2027. Dopo le critiche dei leader europei, i suoi obiettivi si sono spostati dal piano della fantasia a quello della realtà. Ora la sua attenzione è concentrata sul massimo utilizzo della metodologia già sperimentata.
"Il nostro rapporto con l'Europa è oggi più forte, più significativo e più personale che in qualsiasi altro momento della nostra storia", ha affermato questa volta.
In privato, von der Leyen e il suo team hanno accolto con favore quello che considerano un progresso nella comprensione, da parte di Zelenskyy, dell'allargamento come un percorso graduale che può essere sostenibile politicamente solo se le sue regole fondamentali sono politicamente credibili.
"Vi state preparando al vostro futuro come Stato membro della nostra Unione", gli ha detto. "Ma la verità è che le vostre azioni stanno già plasmando il futuro dell'intero continente".