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"One Europe, One Market": l’ultima mossa della Commissione Ue per il mercato unico

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
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Di Leticia Batista Cabanas & Elisabeth Heinz
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Con il piano “One Europe, One Market”, l’Europa punta a colmare il divario di competitività entro il 2027 con un mercato unico pienamente integrato

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato la strategia "One Europe, One Market" (Un'Europa, un mercato) al vertice dei leader dell'Ue del 12 febbraio. L'obiettivo è trasformare, in due anni, l'attuale mercato unico incompleto in "un solo mercato per un'unica Europa" e colmare il divario di competitività con Stati Uniti e Cina.

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Il Fondo monetario internazionale prevede che nel 2030 l'Ue rappresenterà solo il 12,91 per cento del Pil mondiale, contro il 20,36 per cento della Cina e il 13,86 per cento degli Stati Uniti. La strategia "One Europe, One Market" punta a cambiare questa traiettoria e a diventare la chiave per riportare l'Europa alla competitività globale.

"Abbiamo la seconda economia più grande del mondo, ma la stiamo guidando con il freno a mano tirato", ha detto von der Leyen ai capi di Stato e di governo, sottolineando che "le barriere tra Stati membri nella nostra Unione sono tre volte più alte delle barriere tra Stati negli Stati Uniti".

La Commissione concentrerà la sua azione su cinque pilastri chiave per riportare l'Europa in prima linea nella competizione globale: semplificazione normativa, mercato unico integrato, commercio, digitale ed energia.

Nel suo annuncio, von der Leyen ha invocato una "profonda pulizia dell'acquis dell'Ue" come primo passo fondamentale: meno direttive e più regolamenti, per evitare che un'Unione frammentata continui a funzionare con 27 diverse realtà regolatorie.

Secondo Fredrik Ericsson, direttore dell'European Centre for International Political Economy a Bruxelles, "guardando ai mercati dei capitali dobbiamo trovare un modo perché una quota maggiore del risparmio europeo venga investita nei mercati europei". "Se riuscissero a fare qualcosa sui servizi sarebbe fantastico, perché il mercato unico dei servizi esiste solo sulla carta", ha aggiunto Ericsson.

Perché una strategia per il mercato unico europeo solo ora

I leader europei sono sempre più preoccupati perché le imprese si trovano ancora davanti a un "mercato a 27" invece che a un mercato davvero unico, il che frena la crescita e favorisce le economie concorrenti.

Nel suo rapporto 2024, Enrico Letta ha sostenuto che l'Europa ha bisogno di un'integrazione più profonda, chiedendo un passaggio "da 27 a 1". Ha individuato nelle "complessità normative e in un patchwork di regolamentazioni nazionali" ostacoli decisivi, avvertendo che l'attuale sistema di attuazione delle leggi è troppo lento e complicato.

La frammentazione aumenta i costi per le imprese e riduce il benessere dei consumatori. Il Fondo monetario internazionale stima che le barriere non tariffarie tra Stati membri siano pari a circa il 44 per cento per i beni e al 110 per cento per i servizi. Ogni anno si perdono 150 miliardi di euro nei mercati dei capitali a causa di regolamenti e sistemi fiscali diversi, e si rinunciano a circa 228 miliardi di euro nei beni e 279 miliardi di euro nei servizi.

Le cifre sono approssimative e a scopo illustrativo

I prezzi dell'elettricità per l'industria in Europa sono da due a tre volte più alti rispetto a Stati Uniti e Cina. Come evidenziato nei rapporti di Letta e Mario Draghi, questo rende finanziariamente insostenibili i settori ad alta intensità energetica, come acciaio, chimica e vetro.

I leader hanno inoltre avvertito che il blocco si è trasformato in un "labirinto normativo" che soffoca l'innovazione. Le imprese europee dedicano al rispetto delle norme un numero di dirigenti pari a una volta e mezzo quello delle aziende statunitensi. Questa burocrazia scoraggia gli investimenti, un problema ancora più urgente nei settori in rapida evoluzione come l'intelligenza artificiale e le biotecnologie.

L'ultimo tema nel mirino della Commissione è l'eccessiva dipendenza dell'Europa da fornitori esterni per materiali e tecnologie critici. I leader chiedono quindi con urgenza una vera autonomia strategica, per permettere all'Europa di agire in modo indipendente in aree chiave come difesa, energia, tecnologia e altre.

Per affrontare queste sfide, la Commissione si è impegnata a elaborare una tabella di marcia dettagliata, con scadenze precise, e un piano d'azione. L'iniziativa si inserisce nel solco dei lavori sulla competitività avviati nel 2024–2025.

La tabella di marcia sarà presentata formalmente al Consiglio europeo di marzo 2026, dove i leader puntano ad approvare azioni e scadenze concrete. Un traguardo iniziale chiave è l'obiettivo di realizzare la prima fase della Savings and Investment Union (Unione del risparmio e degli investimenti) entro giugno 2026, cui seguiranno le prime proposte legislative nella seconda metà del 2026 e una più ampia fase di attuazione tra il 2026 e il 2027, con un orizzonte di lungo periodo che si estende fino al 2028.

Semplificare la burocrazia per le imprese

Attualmente l'Ue è un ecosistema arido e poco ospitale per startup e imprese. Per aprire un varco nella giungla normativa, la Commissione sta proponendo una serie di pacchetti "omnibus", cioè proposte legislative che raggruppano diverse leggi.

Questi pacchetti sono pensati per ridurre in un colpo solo gli oneri amministrativi in molte normative europee, attraverso la riduzione dell'ambito di applicazione, la semplificazione e unificazione dei dati e la tutela delle catene del valore delle Pmi. Prevedono anche soglie di rendicontazione più alte, punti di accesso unici per l'inserimento dei dati e limiti alle informazioni che le grandi aziende possono chiedere ai partner Pmi. L'aspettativa è una riduzione dei costi burocratici di circa 15 miliardi di euro all'anno per le imprese.

Secondo von der Leyen, dieci di questi pacchetti sono già in corso: tre sono stati completati e sette sono ancora nel processo legislativo. A febbraio i leader dell'Ue hanno invitato Parlamento europeo e Consiglio ad accelerare i negoziati per poter adottare rapidamente queste misure.

Oltre a queste revisioni mirate, la Commissione prevede anche una più ampia "pulizia di casa" dell'acquis communautaire dell'Ue, con una revisione delle norme esistenti per individuare quelle obsolete, sovrapposte o eccessivamente complesse.

Un'attenzione particolare sarà rivolta al contrasto del cosiddetto gold plating, cioè l'aggiunta da parte degli Stati membri di requisiti nazionali extra alle leggi europee, che crea 27 diverse realtà regolatorie. Per limitare questo fenomeno, i leader ipotizzano un passaggio verso un maggior uso dei regolamenti rispetto alle direttive, dato che i regolamenti si applicano in modo uniforme in tutti gli Stati membri.

La Commissione introdurrà inoltre clausole di estinzione automatica (sunset clauses), in modo che determinate leggi decadano automaticamente se non vengono rinnovate.

Un solo mercato per le imprese europee

Il secondo pilastro della strategia risponde a una domanda chiave: come intende l'Ue costruire "un solo mercato" per le sue imprese?

Il primo passo è la creazione del 28esimo regime, chiamato anche «Eu Inc». Si tratta di un quadro societario unico, facoltativo e valido in tutta l'Ue, che permetterà alle aziende di costituirsi e operare in tutto il blocco seguendo un unico insieme di regole.

Secondo la proposta illustrata da von der Leyen al World Economic Forum del 2026, le imprese potranno registrare digitalmente una società in circa 48 ore e gestirla alle stesse condizioni giuridiche in tutti gli Stati membri. La Commissione punta a presentare questa proposta prima del Consiglio europeo di marzo 2026, con i leader che chiedono progressi rapidi nel periodo 2026–2027.

Oltre a ciò, i leader vogliono far avanzare la Savings and Investment Union (Unione del risparmio e degli investimenti), un importante quadro strategico lanciato a marzo 2025. L'obiettivo è creare mercati dei capitali integrati e migliorare l'accesso ai finanziamenti per le imprese europee. Si punta a mobilitare i circa 10 mila miliardi di euro di risparmi delle famiglie europee oggi fermi in depositi bancari a basso rendimento e a indirizzarli verso investimenti produttivi. La prima fase, incentrata su integrazione dei mercati, vigilanza e cartolarizzazioni, dovrebbe concludersi entro giugno 2026.

Parallelamente, Bruxelles sta rivedendo le sue linee guida sulle concentrazioni per facilitare la crescita delle grandi aziende europee, in particolare in settori come le telecomunicazioni, e favorire la nascita di "campioni europei". È inoltre previsto un Industrial Accelerator Act (legge per l'accelerazione industriale) per accelerare gli investimenti nei settori strategici, con probabili misure mirate di preferenza europea, disegnate sulla base di analisi economiche.

Le cifre sono approssimative e a scopo illustrativo

Verso l'indipendenza energetica

La guerra in Ucraina è stata un campanello d'allarme sulla dipendenza dell'Europa dalle importazioni di energia. Negli ultimi anni la Commissione ha varato una serie di misure, l'ultima delle quali è REPowerEU, per passare da un'eccessiva dipendenza energetica extra-Ue a una vera sovranità energetica.

Nel perseguire un'unione dell'energia, "One Europe, One Market" concentra l'azione della Commissione su due aspetti principali: la pianificazione e l'attuazione delle infrastrutture energetiche dell'Ue e la progettazione del mercato europeo dell'energia.

Il Grid Package è il nuovo approccio europeo alle infrastrutture energetiche: punta a modernizzare ed espandere la rete energetica del blocco eliminando le barriere transfrontaliere. Aumentando l'interconnessione tra Stati membri, la Commissione vuole ridurre i prezzi dell'energia, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e raggiungere l'indipendenza.

Come parte del pacchetto, otto "autostrade dell'energia" affronteranno i principali colli di bottiglia transfrontalieri dell'elettricità in Europa, per rendere i flussi energetici tra Stati membri più efficienti, integrare meglio le rinnovabili e abbassare i prezzi dell'energia.

Il secondo asse riguarda il disegno del mercato. La Commissione valuterà se e come modificare l'attuale sistema di formazione dei prezzi basato sul merit order, che fissa il prezzo dell'elettricità in base al costo marginale delle centrali.

Nell'attuale merit order dell'Ue il gas è la risorsa più costosa, a 100 euro per megawattora, contro i 34 euro delle rinnovabili, e determina quindi il prezzo di mercato. Sono necessari maggiori investimenti nelle energie rinnovabili per ridurre i costi dell'energia per imprese e famiglie.

Anche se non è stato ancora raggiunto alcun accordo interistituzionale, la presidente von der Leyen ha promesso di presentare al prossimo Consiglio dell'UE diverse opzioni per possibili modifiche del disegno del mercato.

Rilanciare il settore digitale europeo

Per quanto riguarda il settore tecnologico, l'idea è di farne la spina dorsale dell'integrazione del mercato, usando le politiche digitali per aiutare le imprese a operare senza ostacoli oltre frontiera. Il Digital Networks Act (legge sulle reti digitali) è centrale: mira ad accelerare gli investimenti nelle telecomunicazioni e a consentire una maggiore consolidazione, così che gli operatori europei possano raggiungere la scala necessaria per competere a livello globale. Le tempistiche per la sua adozione dovrebbero essere incluse nella tabella di marcia di marzo 2026.

I leader hanno inoltre concordato di portare avanti lo European Business Wallet, un sistema unico di identità digitale che consentirà alle imprese di interagire con le autorità di tutti gli Stati membri tramite un solo canale.

La Commissione sta preparando anche un più ampio pacchetto sulla sovranità tecnologica che includerà un Chips Act 2.0 e un Cloud and AI Development Act (legge sullo sviluppo del cloud e dell'IA).

Un'altra priorità è l'espansione delle infrastrutture di calcolo. Le attuali "fabbriche di IA" saranno potenziate e trasformate in ecosistemi di intelligenza artificiale su larga scala, spesso chiamati gigafactory dell'IA, con primi passi attesi entro metà 2026. Queste iniziative puntano a migliorare l'accesso al calcolo ad alte prestazioni per imprese e ricercatori, aiutando le aziende europee a sviluppare e distribuire più rapidamente tecnologie avanzate.

Una nuova rotta per la politica commerciale dell'Ue

Il modello commerciale dell'Ue è fortemente orientato all'economia. Dal 2004 l'Unione ha ampliato la sua rete globale di scambi includendo oltre 40 accordi di libero scambio (FTA) e circa 80 partner. Nel 2023 il suo grado medio di apertura commerciale ha raggiunto il 141 per cento del Pil.

Negli ultimi due anni, il commercio extra-Ue di beni e servizi è stato pari a circa il 20-25 per cento del PIL dell'Ue. Il commercio complessivo Ue-Usa ha superato i 1.680 miliardi di euro, mentre gli scambi con la Cina hanno oltrepassato i 845 miliardi di euro.

Ma il commercio non riguarda solo la crescita economica. È anche sicurezza e resilienza. La pandemia e le crisi energetiche seguite alla guerra in Ucraina hanno mostrato che un'eccessiva dipendenza dagli scambi esterni rende vulnerabili a shock e tensioni geopolitiche.

Per restare aperta al commercio internazionale riducendo al contempo l'esposizione economica, la Commissione vuole ripensare l'"ingenuità commerciale" europea, spostando la narrazione dalla pura liberalizzazione all'autonomia strategica. Secondo il presidente del Consiglio europeo António Costa, una «politica commerciale ambiziosa e pragmatica [...] è nel nostro interesse collettivo».

L'Europa intende ampliare l'accesso ai mercati per le proprie imprese accelerando la ratifica e l'attuazione degli FTA già conclusi e imprimendo un'accelerazione ai futuri accordi. Attraverso il de-risking e la diversificazione delle catene di approvvigionamento e dei mercati di esportazione, la Commissione vuole ridurre la dipendenza da singoli fornitori, soprattutto nei settori delle materie prime, dell'energia e delle tecnologie strategiche.

Questo rafforzerà il mercato unico. "Le restrizioni [...] all'interno del mercato unico sono aumentate molto a causa di vari fattori, tra cui una regolamentazione molto più stringente da parte degli Stati membri", ha spiegato Ericsson. Semplificando le regole interne, la Commissione intende correggere le distorsioni di mercato, facilitare il commercio intra‑Ue ed eliminare le misure difensive che frammentano il mercato unico o favoriscono in modo sproporzionato i grandi gruppi industriali.

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