In una dichiarazione spontanea fornita ai pm, Lavitola ha negato ogni coinvolgimento nell'attentato contro Sigfrido Ranucci dell'ottobre 2025, aggiungendo di avere un rapporto di amicizia con il conduttore di Report
È durato circa due ore l'interrogatorio di Valter Lavitola, ex direttore del giornale "L'Avanti!", indagato per tentata strage e associazione di stampo mafioso nell'inchiesta sull'attentato del 16 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci.
Davanti ai magistrati della Procura di Roma, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande dirette, ma ha comunque reso una dichiarazione spontanea.
"Sono sconcertato, non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente", ha sostanzialmente detto Lavitola, aggiungendo di avere un rapporto di "fraternità" con il conduttore di Report. "Ci vediamo quasi tutti i giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso".
Per la difesa dell'imprenditore campano, il rapporto di amicizia renderebbe incompatibile qualsiasi ipotesi che lo veda come mandante dell'attentato contro Ranucci.
Lavitola ha aggiunto che la frequentazione con Ranucci spiegherebbe anche la sua presenza, circa un mese prima dell'attentato, nei pressi della villa di Pomezia dove vive il giornalista.
L'imprenditore ha fornito dettagli anche sul suo collaboratore personale, Gomes Clesio Tavares, accusato di aver fatto da intermediario con il commando esecutore dell'attentato.
Nessuna fuga in Camerun, ha detto Lavitola, lui "sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit ed è in programma una riunione con tutti i capi tribù e i funzionari di governo per il rilascio di una concessione".
Le parole dell'indagato dovranno ora essere valutate dagli inquirenti e non è escluso che in Procura possa essere nuovamente convocato.
Il legale di Ranucci: "Se confermato, sarebbe una seconda vittimizzazione"
Per l'avvocato Roberto De Vita, difensore di Sigfrido Ranucci, un eventuale coinvolgimento di Lavitola renderebbe il giornalista vittima due volte.
Il penalista ha invitato alla prudenza, sottolineando come alcune ricostruzioni giornalistiche e dichiarazioni politiche siano state definite poco opportune, e ha ribadito la necessità di attendere gli sviluppi delle indagini.
Per l'attentato sono state arrestate quattro persone
Ranucci vive sotto scorta a causa delle minacce ricevute nel corso degli anni in seguito alle sue inchieste. A ottobre 2025, l'auto del giornalista e quella di sua figlia sono esplose davanti alla sua villa a Campo Ascolano, alle porte di Roma.
A fine giugno i carabinieri hanno arrestato quattro presunti esecutori dell'attentato, tutti residenti nell'Avellinese.
Si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D'Avino, di sua moglie, Marika De Filippi, Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella, e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano (Napoli).