Il Parlamento europeo e i governi dell’UE entrano nella fase finale dei negoziati sul euro digitale. Tra i nodi principali: ripartizione delle commissioni e indennizzi a banche e operatori di pagamento.
Il Parlamento europeo ha approvato giovedì, con un voto a Strasburgo, la sua posizione negoziale sull’euro digitale. Gli eurodeputati sono ora pronti ad avviare i negoziati con i governi degli Stati membri su come funzionerà l’euro digitale.
L’euro digitale sarebbe una forma elettronica di moneta della banca centrale, emessa e garantita dalla Banca centrale europea (BCE). È pensato per integrare il contante e i servizi bancari esistenti, non per sostituirli.
I consumatori potrebbero detenere euro digitali in un portafoglio dedicato, soggetto a un limite di giacenza ancora da stabilire.
Il sistema consentirebbe pagamenti sia online sia offline e punta a offrire un elevato livello di tutela della privacy, con la BCE impossibilitata a identificare direttamente gli utenti a partire dai dati dei pagamenti.
La BCE fornirebbe l’infrastruttura di base, mentre le banche commerciali e i prestatori di servizi di pagamento offrirebbero ai clienti i servizi in euro digitale.
Secondo tre fonti coinvolte nei negoziati, il tema più delicato sarà l’accordo sul “modello di compensazione”.
Si tratta di decidere quali istituzioni finanziarie dovranno essere compensate, quanto dovranno ricevere e con quali modalità saranno effettuati i pagamenti per la fornitura dei servizi in euro digitale.
Un altro nodo centrale dei negoziati riguarda la ripartizione delle commissioni lungo la catena dei pagamenti. Gli esercenti dovrebbero pagare commissioni più basse rispetto a quelle attuali per le transazioni con carta.
Le trattative più serrate sono attese in autunno, con l’approvazione finale prevista entro la fine dell’anno.
L’euro digitale dovrebbe essere disponibile per i pagamenti al dettaglio a partire dal 2029, dopo un programma pilota che dovrebbe iniziare nel 2027.