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La Polonia vince una causa contro Gazprom ma non riesce ad incassare perché l'azienda è sanzionata

Logo della società Gazprom
Logo della società Gazprom Diritti d'autore  AP Photo/Darko Vojinovic
Diritti d'autore AP Photo/Darko Vojinovic
Di Glogowski Pawel
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La Polonia ha vinto la causa contro Gazprom, ma non riavrà i soldi. La multa da circa 40 milioni di euro è definitiva, ma i beni dell'azienda russa sono sanzionati e l'esecuzione è stata sospesa dal ministro delle finanze per un conflitto di interpretazione tra il diritto Ue e quello nazionale

La Polonia ha vinto la causa contro Gazprom, ma non riavrà i soldi. La multa da 174,5 milioni di zloty (circa 40 milioni di euro) è definitiva e i beni restano congelati, però l’esecuzione è stata sospesa per diverse letture delle norme e per la decisione del ministro delle Finanze.

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Il paradosso di tutta la situazione è che la Polonia disponeva di tutti gli elementi che, in teoria, avrebbero dovuto permettere un efficace recupero del credito: una sentenza definitiva, beni del debitore presenti sul territorio nazionale e un sistema di esecuzione amministrativa funzionante.

Nonostante ciò, il denaro non finirà nel bilancio dello Stato. Ciò non significa però che Gazprom abbia vinto la disputa con lo Stato polacco. Anzi, la sanzione resta definitiva. Il problema riguarda soltanto le modalità della sua esecuzione.

Quali sono i retroscena della disputa tra Gazprom e la Polonia

All'origine dell'intera controversia c'è il procedimento condotto dall'Ufficio per la concorrenza e la tutela dei consumatori (UOKiK) in relazione al progetto Nord Stream 2.

Il presidente dell'UOKiK, Tomasz Chróstny, ha inflitto a Gazprom una multa di quasi 213 milioni di złoty (circa 50 milioni di euro) per la mancata collaborazione nel procedimento relativo alla costruzione del gasdotto Nord Stream 2.

La società ha rifiutato di fornire documenti e informazioni necessari a verificare se il consorzio che finanzia il progetto fosse stato costituito in conformità con la legge.

L'UOKiK ha ritenuto che il comportamento di Gazprom fosse intenzionale e ostacolasse lo svolgimento del procedimento, e per questo ha applicato la sanzione massima prevista.

Dopo alcuni anni di contenzioso giudiziario, la multa è stata ridotta a 174,5 milioni di złoty (circa 40 milioni di euro) e, dopo il rigetto del ricorso in cassazione, è diventata definitiva ed esecutiva.

Da quel momento Gazprom aveva l'obbligo di saldare spontaneamente il dovuto. Non è andata così.

Qual è il problema dell'esecuzione della sentenza definitiva contro Gazprom

In una situazione ordinaria, l'organo esecutivo potrebbe pignorare i beni del debitore e trasferire le somme al creditore. Nel caso di Gazprom, però, è emersa una circostanza eccezionale.

Dopo l'aggressione della Russia contro l'Ucraina, i beni di molte imprese russe sono stati sottoposti a sanzioni e congelati. Ciò significa che il proprietario non può disporne liberamente.

Si è quindi posta una domanda fondamentale: dai beni congelati è possibile al tempo stesso procedere all'esecuzione di crediti di diritto pubblico?

A prima vista la risposta sembra positiva. Se il proprietario non può utilizzare il patrimonio, lo Stato potrebbe destinare una parte delle somme all'esecuzione di una sentenza definitiva. La disciplina delle sanzioni, però, non è costruita in modo così semplice.

L'intero conflitto deriva dal diverso scopo dei due sistemi giuridici.

L'obiettivo delle sanzioni è impedire l'uso del patrimonio, tagliare i soggetti fuori dalle risorse finanziarie ed esercitare pressione economica. In linea di principio, le sanzioni non sono uno strumento per appropriarsi dei beni.

La funzione dell'esecuzione amministrativa è invece quella di garantire l'attuazione di un obbligo risultante da una decisione amministrativa o da una sentenza. Se il debitore non paga spontaneamente, l'organo competente deve individuare i beni e soddisfare il creditore.

È proprio in questo punto di contatto tra i due sistemi che è sorto il conflitto interpretativo.

Il conflitto tra le autorità statali in Polonia sull'esigibilità della multa a Gazprom

Secondo una prima interpretazione, le norme sulle sanzioni consentivano di sbloccare una parte adeguata dei beni congelati esclusivamente allo scopo di dare esecuzione a una decisione definitiva.

Una seconda interpretazione sosteneva invece che qualsiasi sblocco dei fondi violerebbe il regime sanzionatorio.

Al ministro delle Finanze Andrzej Domański è toccato il compito di risolvere le divergenze tra gli organi amministrativi.

Il ministero ha ritenuto che la normativa vigente non consenta di sbloccare una parte dei beni congelati di Gazprom al solo fine di trasferire le somme al bilancio dello Stato.

La decisione non annulla la sentenza né estingue il credito; comporta soltanto che, allo stato attuale, non è possibile procedere all'esecuzione su quel patrimonio specifico.

Il cambio di posizione del ministero delle Finanze è tanto più sorprendente se si considera che appena pochi mesi prima, nel settembre 2025, il ministero, agendo congiuntamente con i rappresentanti del Ministero della Giustizia e dell'Avvocatura generale dello Stato, aveva espresso sostegno alla soluzione che prevedeva di coprire questa multa con i beni congelati.

Andrzej Domański non ha spiegato pubblicamente le ragioni della sua decisione.

La decisione del ministero delle Finanze ha suscitato una reazione decisa del presidente dell'UOKiK, Tomasz Chróstny. Il capo dell'ufficio ha sottolineato che l'istituzione ha seguito per intero il percorso giudiziario, ha difeso con successo la propria posizione e ha ottenuto un titolo definitivo che consente di esigere il credito.

L'UOKiK, tuttavia, non intende lasciare la vicenda senza ulteriori iniziative. L'ufficio sta analizzando ulteriori soluzioni giuridiche che possano tutelare l'interesse del Tesoro e aumentare le possibilità di recuperare le somme dovute.

Perché la vicenda Polonia-Gazprom crea un precedente

Gli effetti della decisione vanno ben oltre l'importo di 174,5 milioni di złoty.

Il caso crea infatti un precedente importante sul modo di trattare i beni congelati. Potrebbe risultare che anche altri crediti nei confronti di soggetti russi siano, in pratica, quasi impossibili da riscuotere. Ciò indebolisce l'efficacia dello Stato come creditore.

Per gli investitori stranieri la vicenda ha un'ulteriore implicazione. Dimostra che, anche in presenza di una sentenza definitiva, l'esecuzione può dipendere da un'interpretazione molto complessa del diritto dell'Unione e di quello nazionale.

Da tempo gli esperti sottolineano che le regolamentazioni europee sulle sanzioni sono state progettate soprattutto come strumento di politica estera. Non sono state create pensando alla conduzione di procedimenti esecutivi nazionali.

L'intera vicenda mette in evidenza la necessità di chiarire le norme che regolano i rapporti tra le sanzioni internazionali e le procedure esecutive interne.

In definitiva, il caso Gazprom mostra che l'efficacia dello Stato non dipende solo dalle cause vinte in tribunale. È altrettanto importante predisporre meccanismi chiari che permettano di dare esecuzione alle decisioni. Anche la sentenza più netta resta infatti una semplice dichiarazione di diritto se mancano gli strumenti per un'esecuzione effettiva.

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