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Rapporto Ue smentisce l'industria: la chimica europea non è in crisi esistenziale

Del vapore fuoriesce da un camino dello stabilimento chimico BASF a Ludwigshafen, in Germania.
Si alza vapore da un camino dell'impianto chimico BASF a Ludwigshafen, in Germania. Diritti d'autore  AP Photo / Michael Probst
Diritti d'autore AP Photo / Michael Probst
Di Marta Pacheco
Pubblicato il
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Un rapporto di un organismo di controllo europeo contesta la tesi dell'industria secondo cui la chimica europea sarebbe in crisi per gli alti costi energetici e la concorrenza cinese, mettendo in discussione uno dei presupposti della strategia Ue sulla competitività

La nuova Critical Chemicals Alliance (CCA) dell'Unione europea, presentata come risposta strategica alle preoccupazioni sulla resilienza e la competitività dell'industria europea, si è trasformata in una piattaforma per i settori che chiedono deregolamentazione e norme più leggere sull'inquinamento, secondo un rapporto di un'organizzazione di vigilanza pubblicato lunedì.

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Lanciata a gennaio 2026 con il sostegno della Commissione europea, la CCA include colossi della chimica come BASF, TotalEnergies e Avantium. L'obiettivo ufficiale era individuare sostanze chimiche e siti produttivi considerati "critici" per l'economia europea, con la prospettiva di sbloccare miliardi di euro in futuri sostegni pubblici e aiuti di Stato.

Ma una nuova ricerca pubblicata dal Corporate Europe Observatory (CEO) e dallo European Environmental Bureau (EEB) sostiene che la narrazione dell'UE sulla competitività della produzione chimica sia plasmata in larga misura proprio dall'industria che dovrebbe essere sottoposta a controllo.

"Fin dal lancio dell'Alleanza è stato chiaro che il Consiglio europeo dell'industria chimica (CEFIC) è al posto di comando di questa iniziativa, mentre il dipartimento industria della Commissione non sembra preoccuparsi del rischio che il processo sia eccessivamente influenzato dagli interessi aziendali", si legge nel rapporto di CEO ed EEB.

Tra le "molecole critiche" che la CCA ha individuato come destinatarie di investimenti pubblici figurano il benzene, noto cancerogeno, il pericoloso cloro, materie prime petrolchimiche come etilene e propilene e l'acido fluoridrico, collegato ai "forever chemicals", ovvero le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS).

Il nuovo rapporto di 30 pagine mette in discussione l'affermazione ricorrente dell'industria secondo cui i produttori chimici europei starebbero affrontando una crisi esistenziale a causa dei costi elevati dell'energia e della concorrenza cinese. Sostiene che i grandi gruppi chimici abbiano realizzato centinaia di miliardi di euro di utili nell'ultimo decennio e che gran parte di questi profitti sia stata distribuita agli azionisti invece di essere reinvestita nella modernizzazione degli impianti.

Il rapporto aggiunge che le generose quote gratuite di CO2 previste dal mercato europeo del carbonio, l'Emissions Trading System, hanno già garantito un sostegno pubblico significativo alle industrie chimiche.

Cattura da parte delle imprese?

Gli autori ricordano che CEFIC ha avuto un ruolo decisivo nell'organizzazione della Dichiarazione di Anversa di febbraio, che ha riunito i vertici industriali in un appello per un'azione "urgente e decisa" a sostegno della competitività dei settori della grande industria pesante.

Le aziende che partecipano alla CCA producono sostanze chimiche che potrebbero essere dichiarate "critiche" oppure gestiscono siti produttivi che in seguito potrebbero ottenere sostegno finanziario pubblico.

Il rapporto sottolinea che i rappresentanti di CEFIC ricoprono il ruolo di vicepresidente del gruppo incaricato di definire le molecole e i siti produttivi critici e di presidente del gruppo di lavoro sul commercio.

Nel complesso, le organizzazioni di vigilanza definiscono le loro conclusioni come una «cattura strutturale da parte delle imprese» più che come un normale processo di lobbying, e sostengono che i finanziamenti pubblici non dovrebbero essere concessi ai settori interessati senza condizioni più stringenti e una chiara risoluzione dei conflitti di interesse.

"La mia impressione, in base al modo in cui CEFIC ha presentato le cose (...) e alla struttura del Comitato direttivo e dei gruppi di lavoro, è che ci sia stato un notevole lavoro preparatorio dietro le quinte che ha coinvolto sia la DG GROW (la direzione generale dell'industria della Commissione) sia CEFIC", ha dichiarato Tatiana Santos, responsabile delle politiche sui prodotti chimici dell'EEB.

"La mia percezione era che fosse CEFIC a guidare l'intero processo".

CEFIC non ha risposto alla richiesta di commento di Euronews al momento della pubblicazione.

Preoccupazioni ambientali trascurate

Pur essendo formalmente presieduta dalla Commissione, la CCA ha di fatto delegato gran parte dell'agenda, della governance e del lavoro tecnico all'industria. Secondo il rapporto, i suoi rappresentanti occupano posizioni chiave nei comitati di indirizzo e nei gruppi di lavoro, mentre le organizzazioni ambientaliste sono state in gran parte escluse dai processi decisionali.

Gli autori sostengono che, di conseguenza, le principali priorità ambientali siano quasi assenti dalla CCA. Invece di concentrarsi sulla riduzione delle sostanze pericolose, sul contenimento della dipendenza dalle materie prime fossili e sul calo della produzione complessiva di petrolchimici e plastica, il dibattito si è incentrato soprattutto sul mantenimento della capacità industriale esistente, sul sostegno agli investimenti e sulla deregolamentazione.

Il rapporto avverte inoltre che le misure climatiche promosse all'interno della CCA, tra cui la cattura del carbonio e alcune soluzioni di origine biologica, rischiano di prolungare la dipendenza dai combustibili fossili invece di accelerare una reale decarbonizzazione.

Secondo gli autori, i responsabili politici dell'UE dovrebbero chiedersi non quali sostanze chimiche siano "critiche" dal punto di vista economico, ma quali siano essenziali per la società: cioè quelle necessarie alla salute, alla sicurezza e alle funzioni pubbliche vitali, che meritano investimenti diretti da parte dello Stato.

"Il concetto di “essenzialità”, il valore sociale delle sostanze chimiche e il vincolare i finanziamenti pubblici a un reale processo di decontaminazione non rientrano nemmeno nel radar della Commissione, tanto meno nella gestione del processo della CCA", si legge nel rapporto.

La Commissione non ha risposto alla richiesta di commento di Euronews al momento della pubblicazione.

Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'UE hanno recentemente votato per semplificare la normativa sui prodotti chimici, suscitando critiche da parte dei gruppi ambientalisti, secondo cui le tutele ambientali necessarie e le esigenze industriali ed economiche sarebbero in contrasto con le nuove regole.

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