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L'ex premier serba Ana Brnabić: i serbi non sono 'piccoli russi'

Ana Brnabić
Ana Brnabić Diritti d'autore  Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Dominika Cosic
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L'ex premier serba, in un'intervista esclusiva a Euronews, parla del sostegno dato da Belgrado all'Ucraina fin dall'inizio della guerra e respinge le accuse di filorussismo, denunciando la frustrazione dei serbi per i doppi standard nel percorso di adesione all'Ue

La Serbia sarà il Paese organizzatore di EXPO 2027, a cui hanno già annunciato la partecipazione 140 Stati. L'evento, in programma da maggio ad agosto del prossimo anno a Belgrado, si preannuncia già imponente.

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I preparativi per EXPO, ma soprattutto l'andamento dell'economia serba e i negoziati di adesione con l'Unione europea, sono stati al centro di una conferenza organizzata a Bruxelles. Vi hanno partecipato il ministro degli Esteri serbo, Marko Djurić, il vicepremier e ministro delle Finanze, Sinisa Mali, e la presidente dell'Assemblea nazionale, ed ex premier, Ana Brnabić.

L'Ucraina non ha riconosciuto il Kosovo

Euronews ha parlato con lei anche dei rapporti con Ucraina e Russia, tema su cui sono nati molti miti e incomprensioni. Uno di questi è il presunto mancato sostegno della Serbia all'Ucraina nel conflitto con la Russia. In realtà, dallo scoppio della guerra, l'aggressione russa contro l'Ucraina iniziata a febbraio 2022, la Serbia ha destinato a quel Paese oltre 60 milioni di euro di aiuti, sotto forma di sostegno finanziario diretto e assistenza umanitaria, anche se non militare. E non solo.

"Siamo stati l'unico Paese dei Balcani occidentali che, nei momenti più difficili, durante i mesi invernali, forniva all'Ucraina apparecchiature per il sistema elettrico, perché abbiamo sistemi elettroenergetici simili, oltre a generatori e pezzi di ricambio. Anche quando non era possibile trovarli sul mercato, li fornivamo all'Ucraina attingendo alle nostre riserve. È così che, e molti non lo sanno, soprattutto nell'Unione europea, è nato questo legame molto stretto fra Serbia e Ucraina", sottolinea.

"Avete potuto vedere che il dialogo tra il presidente Vučić e il presidente Zelensky è estremamente regolare, si tratta di un contatto costante. In modo analogo è il mio dialogo con il presidente della Verkhovna Rada (il parlamento) ucraina, Ruslan Stefanchuk", aggiunge Ana Brnabić, sottolineando che i rapporti tra Belgrado e Kiev sono migliori di quanto possa apparire da Bruxelles.

Uno dei motivi è il fatto che l'Ucraina non ha riconosciuto l'indipendenza del Kosovo (l'ex provincia serba che a febbraio 2008 ha proclamato l'indipendenza), rispettando l'integrità territoriale della Serbia. Già allora Kiev temeva che quella situazione rappresentasse un precedente pericoloso nel diritto internazionale, che la Russia avrebbe potuto sfruttare. La Serbia, in cambio, non ha riconosciuto l'indipendenza delle quattro regioni separatiste dell'Ucraina, proclamata dopo i referendum illegali del 2022. Anche la maggior parte dei Paesi del mondo non ha riconosciuto la validità di quelle consultazioni.

Non siamo i "piccoli russi"

Nonostante ciò, la Serbia viene spesso descritta come il "cavallo di Troia" della Russia e uno dei suoi alleati più vicini in Europa, quasi un satellite di Mosca. L'ex premier serba ritiene che questa percezione sia esagerata:

"Noi serbi non siamo “piccoli russi”. La Serbia è un Paese autonomo, indipendente e sovrano, con una storia di quasi mille anni. È vero, abbiamo tradizionalmente buoni rapporti con la Federazione Russa (la Russia è stata uno dei pochi Paesi a condannare i bombardamenti della NATO sulla Serbia nel 1999) e questi legami esistono ancora oggi. Ma non sono relazioni prive di tensioni: devo sottolineare che la Federazione Russa ha spesso criticato la Serbia perché, ad esempio, ha votato alle Nazioni Unite per condannare l'aggressione russa contro l'Ucraina, e ci ha criticato per gli aiuti e il sostegno che forniamo all'Ucraina", afferma Ana Brnabić. A suo avviso, le persone guidate dagli stereotipi tendono a passare sotto silenzio alcuni fatti e a ingigantirne altri.

"La verità è importante e forse anche noi dovremmo comunicarla meglio. Purtroppo gli stereotipi sono così forti e radicati che spesso, anche quando parliamo di ciò che facciamo, le persone lo ignorano o non ci credono. Tuttavia, come ha detto il nostro ministro degli Esteri, quando si parla dei rapporti tra Serbia e Ucraina e del sostegno serbo all'Ucraina, è meglio chiederlo direttamente all'Ucraina", aggiunge l'ex premier.

A conferma delle sue parole, c'è la recente intervista concessa dall'ambasciatore ucraino in Serbia, Oleksandr Lytvynenko, all'agenzia Interfax, in cui ha dichiarato: "In quattro anni ci hanno fornito 60 milioni di euro di aiuti non militari, anche nel settore energetico. Di recente hanno aggiunto altri 2 milioni di euro per il settore energetico e 700 mila euro per la sanità. Per un Paese così piccolo, con 6,5 milioni di abitanti, è una cifra considerevole".

Doppi standard per l'adesione all'UE

Sia durante la conferenza sia nel colloquio con Euronews, Ana Brnabić ha parlato anche dei progressi nei negoziati con l'Unione europea e degli ostacoli che si presentano lungo questo percorso. Ha citato la frustrazione che, a suo giudizio, molti serbi provano per quelle che ritengono aspettative più elevate nei confronti della Serbia rispetto ad altri Paesi candidati.

"Porterò un esempio: l'attuazione delle raccomandazioni dell'ODIHR (l'Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani) relative al miglioramento delle condizioni elettorali nella Repubblica di Serbia. Per aprire il terzo cluster, per il quale siamo pronti dal punto di vista tecnico già dal 2021, dobbiamo applicare tutte le raccomandazioni dell'ODIHR. Se però si guarda agli altri Paesi candidati, che hanno anch'essi raccomandazioni ODIHR sulle condizioni elettorali, loro non devono attuarne nemmeno una e hanno già aperto tutti i cluster. Questo è un doppio standard che fatichiamo a spiegare ai nostri cittadini e che danneggia la credibilità dell'Unione europea", afferma, ribadendo che, secondo il governo di Belgrado, il posto della Serbia è nell'Unione europea.

"Per questo non ci arrendiamo: continueremo a lottare, lavoreremo ancora più duramente, ma è importante presentare non solo i piani, bensì anche i risultati. Comprendiamo che l'Unione europea è un club, una famiglia di Paesi che può fissare qualsiasi standard per chi vuole entrarne a far parte, ma sarebbe meglio se questi standard fossero più uniformi", aggiunge l'attuale presidente dell'Assemblea nazionale.

Qualche giorno fa il presidente serbo, Aleksandar Vučić ha annunciato che si dimetterà a breve prima della fine del suo mandato (che scade a metà del prossimo anno) e indire elezioni presidenziali e parlamentari anticipate.

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