La possibile richiesta di parere della Corte Suprema alla Corte di giustizia Ue apre interrogativi sul futuro della regolarizzazione straordinaria del governo spagnolo. Euronews ne analizza le implicazioni giuridiche, politiche e sociali con due esperti
Il Tribunale Supremo sta valutando di sottoporre una questione pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) sulla regolarizzazione straordinaria dei migranti promossa dal governo spagnolo, dopo aver espresso dubbi sulla sua compatibilità con il diritto dell’Unione europea.
Il dibattito sul margine di azione degli Stati membri per decisioni come la regolarizzazione in massa
L’eventualità che la questione arrivi fino alla CGUE ha riacceso il dibattito sui margini di manovra degli Stati membri per approvare questo tipo di misure e sulle conseguenze che potrebbe avere una futura decisione della giustizia europea.
Per il momento, il Tribunale Supremo non ha ancora deciso se presentare la questione pregiudiziale alla CGUE. Prima di farlo, ha chiesto alle parti di presentare osservazioni sull’opportunità di procedere in tal senso.
Ma la CGUE ha davvero la facoltà di intervenire? E che cosa comporterebbe un’eventuale decisione? Abbiamo consultato alcuni specialisti per rispondere a queste domande.
Lucila Rodríguez-Alarcón, direttrice generale della Fondazione PorCausa, specializzata in ricerca e analisi sui fenomeni migratori, sottolinea che non bisogna confondere la fase processuale attuale con una decisione già presa. “Il Tribunale Supremo non ha ancora avviato il procedimento, ha solo chiesto alle parti se ritengono che lo si debba aprire”, ricorda.
A suo avviso si sta creando un clima di incertezza che non corrisponde ancora a una decisione definitiva sull’eventuale intervento della CGUE. “È un dibattito che si sta aprendo su un’ipotesi che al momento non è reale”, ha affermato in un colloquio con Euronews.
“Solo il rumore generato da tutto questo spaventa oltre 1.300.000 persone che stanno per ottenere i documenti per regolarizzare la propria posizione nel nostro Paese”. “Penso che ci sia un’enorme irresponsabilità politica”, ha aggiunto, pur confidando che le istituzioni europee intervengano per “preservare la stabilità dell’Unione”.
La giurista ed ex eurodeputata María Eugenia Rodríguez Palop concorda sul fatto che il dibattito abbia preceduto lo stesso procedimento. “La Commissione europea ha già chiarito che questo tipo di politiche pubbliche rientrano nella competenza degli Stati membri. La Spagna ha la competenza per avviare una regolarizzazione di questo tipo, anche quando è massiccia, come in questo caso, e riguarda centinaia di migliaia di persone”.
La CGUE può davvero intervenire?
Per Rodríguez Palop, se ci sono dubbi sullo strumento utilizzato dal governo per approvare la regolarizzazione, questi riguardano l’ambito del diritto spagnolo. “Si può sollevare legittimamente questo tema, ma si tratta di una questione di diritto interno [...] che andrebbe risolta nell’ambito del diritto costituzionale o del diritto amministrativo, non nel diritto europeo”, ha affermatp.
Aggiunge inoltre che la possibilità per le persone regolarizzate di spostarsi nello spazio Schengen non cambia questa valutazione, perché “è già previsto dallo spazio Schengen per tutti i residenti; non è qualcosa introdotto da questo decreto del governo”. Secondo la giurista, la CGUE non può agire come istanza di appello sulle decisioni dei tribunali spagnoli.
Rodríguez-Alarcón avverte inoltre che un cambio di orientamento che comportasse il ritiro di diritti già acquisiti “provocherebbe una tensione sociale, nazionale ed europea, senza precedenti nella nostra storia recente”.
“Stiamo parlando di moltissime persone”, ha aggiunto. “Persone che erano già in situazione irregolare” e che potrebbero essere colpite da un’eventuale modifica della procedura.
Perché questo dibattito va oltre il caso spagnolo?
La direttrice di PorCausa ricorda inoltre che meccanismi di questo tipo “si sono verificati numerose volte negli ultimi 30 anni in tutti i Paesi europei” e ritiene che mettere in discussione il caso spagnolo potrebbe aprire interrogativi su altre misure analoghe adottate dagli Stati membri: “Verrebbe messo in discussione l’intero sistema di gestione delle migrazioni sopravvenute che hanno tutti i Paesi”.
“La migrazione viene usata come un cavallo di Troia, come uno strumento per introdurre altri temi e, in un certo senso, per ‘hackerare’ il sistema democratico”, ha affermato la specialista di questioni migratorie. A suo avviso, anche procedure apparentemente tecniche possono finire per essere utilizzate per mettere in discussione “la capacità legislativa e di gestione della migrazione legittima di un Paese”.
Rodríguez Palop concorda sul fatto che il dibattito abbia assunto una dimensione politica: “Si sta europeizzando una questione che è strettamente procedurale e strettamente spagnola”.
Cosa accadrebbe se la CGUE ravvisasse un’incompatibilità con il diritto europeo?
Dal punto di vista giuridico, Rodríguez Palop ritiene che, anche se la CGUE dovesse riscontrare un’incompatibilità con il diritto europeo, le regolarizzazioni già concesse resterebbero verosimilmente tutelate. “Di norma, per ragioni di certezza del diritto, di legittimo affidamento e per non violare i diritti legati alla vita privata e familiare o i diritti dei minori, le persone che hanno già ottenuto la regolarizzazione la vedrebbero consolidata”, ha spiegato.
Ritiene invece che l’impatto potrebbe farsi sentire sulle future regolarizzazioni. “Potrebbe, eventualmente, chiudersi la porta a nuove regolarizzazioni e restringersi il margine di cui dispongono gli Stati membri in materia di politica migratoria”. Inoltre avverte che il procedimento potrebbe durare anni, generando “un’ombra di dubbio sulle regolarizzazioni già acquisite e su quelle che potrebbero esserlo in futuro”.
In uno scenario del genere, Rodríguez-Alarcón auspica che le istituzioni europee agiscano con “serietà giuridica e responsabilità giuridica” per preservare la stabilità dell’Unione: “Ci aspettiamo serietà giuridica e responsabilità giuridica e che le istituzioni europee, come hanno sempre fatto, mettendo al centro la stabilità dell’Unione, agiscano di conseguenza”.