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Scisma nella Chiesa, i lefebvriani nominano quattro vescovi senza autorizzazione del Papa

Papa Leone XIV
Papa Leone XIV Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
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Di Francesca Baroni & Lisa Duso
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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I lefebvriani consacrano quattro vescovi senza mandato pontificio, aprendo uno scisma con la Chiesa cattolica nonostante l'appello del Papa

Con la consacrazione di quattro vescovi da parte dei lefebvriani si è dato il via allo scisma dalla Chiesa cattolica. Nonostante l'appello di martedì del Papa a fermarsi a Écône, in Svizzera, si è svolta la celebrazione presieduta da monsignor Alfonso de Galarreta.

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I lefebvriani, o fraternità San Pio X, sono un gruppo tradizionalista che prende il nome da Marcel Lefebvre, sacerdote francese della Congregazione dello Spirito Santo, oppositore del Concilio Vaticano II.

"Alcuni potrebbero pensare che siamo davanti a un dilemma: scegliamo la fede integrale ma ci separiamo dalla Chiesa. Stiamo scegliendo tra la fede e la Chiesa? È forse vero che per mantenere la fede stiamo rompendo con la Chiesa? Falso dilemma questo. Noi apparteniamo alla Chiesa anzitutto per mezzo della fede". Così don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, nell'omelia durante la celebrazione a Écône in Svizzera.

I quattro vescovi nominati durante la cerimonia sono don Pascal Schreiber, don Michael Goldade, don Michel Poinsinet de Sivry e don Marc Hanappier. Le ordinazioni episcopali sono state considerate dalla Santa Sede prive di mandato pontificio, poiché effettuate senza l'autorizzazione del Papa.

"Veniamo accusati di non amare il Papa, di non rispettarlo. Ma è proprio perché amiamo il Papa come vicario di Cristo e come capo della Chiesa che non vogliamo più vedere il Papa umiliato messo sullo stesso piano dei falsi pastori, rappresentanti di false religioni", ha sottolineato Pagliarani, spiegando che "proprio perché amiamo il vicario di Cristo che non vogliamo più questa umiliazione che ricade anche su tutta la Chiesa che viene messa sul piano delle false religioni".

Lo scisma è compiuto e la fraternità San Pio X non riconosce più l'autorità vaticana come capo della Chiesa universale. Manca ancora l’atto formale del Pontefice con la scomunica latae sententiae.

Il monito del Vaticano, "tornate sui vostri passi"

Il Vaticano aveva lanciato martedì un ultimo appello alla Fraternità sacerdotale San Pio X, mentre in Svizzera tutto era tutto pronto per un nuovo strappo con Roma.

Nonostante la richiesta del Papa, I lefebvriani si sono dimostrati determinati ad andare avanti con l’ordinazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio.

In una lettera indirizzata alla Fraternità, il Pontefice aveva rivolto un’esortazione diretta e personale, invitando i tradizionalisti a rientrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica.

“Colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi”, ha scritto il Papa, sottolineando il rischio spirituale per i fedeli e ricordando che un atto di rottura priverebbe molti della ricezione lecita dei sacramenti.

Il Pontefice aveva ribadito inoltre la disponibilità della Santa Sede a proseguire un percorso di dialogo e riconciliazione.

Le motivazioni dei lefebvriani: "Vogliamo ricucire la chiesa"

La comunità dei lefebvriani ha risposto alle richieste provenienti dal Vaticano.

In un intervento pubblicato sul sito della Fraternità, il superiore don Davide Pagliarani ha respinto l’idea di una separazione da Roma, sostenendo l’intenzione di “ricucire la tunica di Cristo” e definendo la propria azione come un tentativo di servire la Chiesa “attraverso mezzi eccezionali”.

“Lungi da noi l’idea di separarci dalla Chiesa Romana”, scrive Pagliarani, aggiungendo che la Fraternità agirebbe come una “madre in difficoltà che ha bisogno di un aiuto particolare”. Il religioso invita inoltre il Papa a non considerare chiusa la possibilità di dialogo, sottolineando che “non è troppo tardi” per un discernimento più approfondito sulla situazione.

L’iniziativa viene presentata dai lefebvriani come un atto coerente con la propria linea dottrinale e con la tradizione da loro rivendicata, in continuità con la rottura originaria del 1988.

Che cos’è lo “scisma” e perché riguarda i lefebvriani

Il termine scisma indica, nel diritto canonico, una rottura della comunione con il Papa e con la Chiesa cattolica. Nel caso della Fraternità San Pio X, la frattura non riguarda solo l’autorità ecclesiastica, ma anche alcuni punti dottrinali e liturgici.

Il movimento fondato da Monsignore Marcel Lefebvre nel 1970 contesta infatti diverse riforme successive al Concilio Vaticano II, in particolare la riforma liturgica che ha introdotto il rito della messa in lingua corrente.

I lefebvriani continuano a celebrare secondo il rito tridentino e criticano alcune aperture dottrinali e pastorali della Chiesa postconciliare. Il momento di massima tensione con Roma si ebbe nel 1988, quando le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio portarono a dichiarazioni di scomunica poi in seguito parzialmente riconsiderate.

La presenza di Forza Nuova alla cerimonia

L’attenzione si concentra anche sulle presenze esterne.

Esponenti di Forza Nuova, tra cui il segretario Roberto Fiore, avevano confermato la propria presenza alla cerimonia a Écône.

“Molti di noi e il segretario nazionale Roberto Fiore in testa, da sempre in linea con il pensiero di Monsignor Lefebvre e della Fraternità, seguono la vicenda a fianco di chi non ha mai ammainato la bandiera della Tradizione", ha dichiarato il responsabile della segreteria nazionale Adriano Da Pozzo, precisando al tempo stesso il “rispetto per Roma e il Santo Padre”.

Una frattura aperta

La posizione del Vaticano è netta: l’ordinazione di vescovi senza mandato pontificio rappresenta una violazione grave del diritto canonico e può comportare la scomunica automatica per i consacranti e per i nuovi presuli.

La Santa Sede ha più volte ribadito che tratta di un passo capace di riaprire una frattura profonda nella Chiesa cattolica, proprio nel momento in cui si erano intensificati i tentativi di dialogo con la Fraternità.

I lefebvriani hanno rivendicato la legittimità della propria missione e insistono sul fatto di non voler uscire dalla Chiesa, ma di “aiutarla” in una fase che definiscono di crisi.

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