Gli analisti dell'Institute for the Study of War hanno interpretato l'operazione come prova che l'Ucraina può ancora lanciare contrattacchi coordinati e meccanizzati dopo oltre quattro anni di combattimenti in gran parte statici
L'Ucrainaha riconquistato 26 località e oltre 745 chilometri quadrati di territorio nel sud-est del Paese, in una controffensiva concentrata attorno alla direttrice di Oleksandrivka, nell'area in cui si incontrano le regioni di Dnipropetrovsk, Donetsk e Zaporizhzhia.
L'operazione, condotta dalle Forze d'assalto aeree ucraine insieme ad altre unità, è iniziata a gennaio e si è sviluppata per diversi mesi. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha presentato il risultato il 12 agosto, sostenendo che l'avanzata sia stata condotta "esattamente come previsto". Reuters ha confermato che i 26 insediamenti si trovano lungo un tratto di fronte di circa 60 chilometri.
Secondo i dati forniti da Kiev, 12 località sono nella regione di Dnipropetrovsk, 10 in quella di Donetsk e quattro in quella di Zaporizhzhia. Le autorità ucraine sostengono che l'operazione abbia avuto l'obiettivo di fermare l'offensiva russa e respingere le forze di Mosca fuori da Dnipropetrovsk, impedendo alla Russia di consolidare una sorta di zona cuscinetto.
Una cifra contestata, ma un'avanzata confermata
Il dato dei 745 chilometri quadrati proviene dal comando militare ucraino. Le mappe indipendenti offrono una fotografia più prudente.
L'Institute for the Study of War (ISW), che ricostruisce l'andamento del fronte sulla base di fonti aperte, immagini satellitari e materiale geolocalizzato, ha valutato i guadagni ucraini in circa 627 chilometri quadrati nell'area di Oleksandrivka e lungo il margine settentrionale del settore di Hulyaipole. L'istituto avverte inoltre che la propria metodologia può sottostimare gli avanzamenti di Kiev.
Anche il gruppo ucraino DeepState, che monitora quotidianamente il fronte, ha confermato una parte significativa dei progressi: nella sua valutazione più recente indicava 19 località tornate sotto il controllo ucraino e altre sei nelle quali le truppe russe erano state respinte. Reuters sottolinea tuttavia che le immagini diffuse dallo Stato maggiore ucraino non sono state verificate indipendentemente.
Il punto centrale, quindi, non è tanto la differenza tra le cifre, quanto il fatto che l'Ucraina è riuscita a recuperare terreno in un settore nel quale la Russia aveva cercato di avanzare.
Il fattore Starlink
Secondo l'ISW, dietro il risultato ci sono diversi elementi che si sono sommati nel corso dei mesi.
Uno dei più importanti riguarda Starlink. Il 1° febbraio SpaceX ha adottato misure per impedire alle forze russe di utilizzare terminali non autorizzati operativi in Ucraina, dopo che Mosca aveva iniziato a sfruttare la connessione satellitare anche per aumentare la portata di alcuni droni e migliorare le comunicazioni sul campo.
L'ISW ha successivamente collegato il blocco a un peggioramento della capacità russa di coordinare operazioni e droni nell'area di Oleksandrivka. Secondo gli analisti, la perdita di Starlink avrebbe contribuito a ridurre la consapevolezza situazionale russa e a complicare il comando e controllo proprio mentre le forze ucraine lanciavano i loro contrattacchi.
Non è però l'unico fattore. L'ISW indica anche una pianificazione operativa ucraina più efficace, una campagna contro la difesa aerea russa, gli attacchi alla logistica e il vantaggio maturato da Kiev nell'impiego dei droni tattici.
Il dilemma per Mosca
La pressione su Oleksandrivka avrebbe inoltre creato un problema più ampio per il comando russo.
Mosca si è trovata davanti alla scelta tra rafforzare quel settore del fronte oppure trasferire uomini, mezzi e risorse verso altre direttrici dell'offensiva. Una decisione tutt'altro che semplice, soprattutto in una fase in cui le forze russe devono distribuire le proprie risorse lungo una linea del fronte di circa 1.200 chilometri.
L'ISW considera proprio questo uno degli aspetti più significativi dell'operazione: l'Ucraina non avrebbe ottenuto soltanto un guadagno territoriale locale, ma sarebbe riuscita a costringere il comando russo a redistribuire le proprie forze.
La situazione si inserisce inoltre in un quadro nel quale, secondo gli analisti, l'avanzata russa ha rallentato rispetto al ritmo precedente. Mosca continua tuttavia a premere soprattutto nel Donetsk e mantiene l'obiettivo di conquistare l'intera regione, una richiesta che Kiev respinge.