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Meloni su Usa-Iran: Ok a sminamento previo sì del parlamento, cessino anche le ostilità in Libano

President Donald Trump, center, greets Italy's Prime Minister Giorgia Meloni, right, upon her arrival at the White House, April 17, 2025, in Washington. (AP Photo/Tom Brenner)
President Donald Trump, center, greets Italy's Prime Minister Giorgia Meloni, right, upon her arrival at the White House, April 17, 2025, in Washington. (AP Photo/Tom Brenner) Diritti d'autore  AP Photo
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Di Cecilia Attanasio Ghezzi
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La primo ministro italiana sottolinea la volontà dell'Italia a partecipare a un'eventuale missione internazionale per sminare lo stretto e garantire la libertà di navigazione. Quali potrebbero essere i piani operativi della Difesa, dopo l'ok del Parlamento

"I principi [del memorandum d'intesa tra Usa e Iran] sono chiari: l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita". Così la premier Giorgia Meloni in una dichiarazione alla stampa che segue e ricalca quella insieme a Francia, Germania e Regno Unito che nella notte, appena ricevuta notizia della sigla, avevano espresso forte appezzamento sull'avvicinarsi di un possibile accordo di pace e si erano impegnati a fare la loro parte - ognuno secondo i propri dettami costituzionali - per garantire la riapertura delle rotte commerciali e le operazioni di sminamento. Per questo sono disposti anche a "una missione indipendente e strettamente difensiva".

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Ma per l'Italia per contribuire alla missione, che la premier chiama "presenza navale internazionale" è necessaria l'autorizzazione parlamentare (la formula dovrebbe essere quella già collaudata: comunicazioni dei ministri della Difesa e degli Esteri in Parlamento e voto a seguire). E anche, chiede la premier facendo eco sempre alla dichiarazione congiunta: "che le ostilità cessino anche in Libano, dove l’Italia continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese".

In cosa consiste il piano operativo italiano per Hormuz

Secondo quanto anticipato in Commissione Difesa una ventina di giorni fa: l’Italia ha pronte quattro unità per lo Stretto di Hormuz. Due cacciamine della Quinta divisione navale di Spezia — probabilmente Crotone e Rimini — la nave logistica Vulcano, e la FREMM Margottini, fregata europea multi-missione in configurazione antisommergibile, consegnata alla Marina nel 2014.

I cacciamine, già a Gibuti, dovrebbero entrare in azione scortati da unità da combattimento con sistemi di difesa aerea, come il “Montecuccoli”, e saranno supportati a breve distanza da una nave logistica come l’Atlante. A proteggerli ci sarebbe la fregata Rizzo, che oggi è destinata all’operazione Aspides nel Mar Rosso.

Secondo quanto riporta Repubblica, la missione arriverebbe a coinvolgere 400 militari italiani e la base militare italiana di supporto “Amedeo Guillet”, in un luogo dotato di un aeroporto militare e di altre infrastrutture strategiche su Corno d'Africa.

Fonti del ministero sottolineano che comunque un eventuale intervento italiano nello stretto di Hormuz è legato al verificarsi di tre condizioni:

  • un accordo di pace che garantisca la sicurezza dell'area
  • una coalizione che sia internazionale e multilaterale
  • via libera del ParlamentoLe stesse fonti ci tengono a sottolineare che i due cacciamine sono già pronti a Gibuti, ovvero a 2-3 giorni di navigazione dallo stretto di Hormuz.
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