La primo ministro italiana sottolinea la volontà dell'Italia a partecipare a un'eventuale missione internazionale per sminare lo stretto e garantire la libertà di navigazione. Quali potrebbero essere i piani operativi della Difesa, dopo l'ok del Parlamento
"I principi [del memorandum d'intesa tra Usa e Iran] sono chiari: l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita". Così la premier Giorgia Meloni in una dichiarazione alla stampa che segue e ricalca quella insieme a Francia, Germania e Regno Unito che nella notte, appena ricevuta notizia della sigla, avevano espresso forte appezzamento sull'avvicinarsi di un possibile accordo di pace e si erano impegnati a fare la loro parte - ognuno secondo i propri dettami costituzionali - per garantire la riapertura delle rotte commerciali e le operazioni di sminamento. Per questo sono disposti anche a "una missione indipendente e strettamente difensiva".
Ma per l'Italia per contribuire alla missione, che la premier chiama "presenza navale internazionale" è necessaria l'autorizzazione parlamentare (la formula dovrebbe essere quella già collaudata: comunicazioni dei ministri della Difesa e degli Esteri in Parlamento e voto a seguire). E anche, chiede la premier facendo eco sempre alla dichiarazione congiunta: "che le ostilità cessino anche in Libano, dove l’Italia continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese".
In cosa consiste il piano operativo italiano per Hormuz
Secondo quanto anticipato in Commissione Difesa una ventina di giorni fa: l’Italia ha pronte quattro unità per lo Stretto di Hormuz. Due cacciamine della Quinta divisione navale di Spezia — probabilmente Crotone e Rimini — la nave logistica Vulcano, e la FREMM Margottini, fregata europea multi-missione in configurazione antisommergibile, consegnata alla Marina nel 2014.
I cacciamine, già a Gibuti, dovrebbero entrare in azione scortati da unità da combattimento con sistemi di difesa aerea, come il “Montecuccoli”, e saranno supportati a breve distanza da una nave logistica come l’Atlante. A proteggerli ci sarebbe la fregata Rizzo, che oggi è destinata all’operazione Aspides nel Mar Rosso.
Secondo quanto riporta Repubblica, la missione arriverebbe a coinvolgere 400 militari italiani e la base militare italiana di supporto “Amedeo Guillet”, in un luogo dotato di un aeroporto militare e di altre infrastrutture strategiche su Corno d'Africa.
Fonti del ministero sottolineano che comunque un eventuale intervento italiano nello stretto di Hormuz è legato al verificarsi di tre condizioni:
- un accordo di pace che garantisca la sicurezza dell'area
- una coalizione che sia internazionale e multilaterale
- via libera del ParlamentoLe stesse fonti ci tengono a sottolineare che i due cacciamine sono già pronti a Gibuti, ovvero a 2-3 giorni di navigazione dallo stretto di Hormuz.