"Non è il momento di affrettare alcun tipo di negoziato con la Russia", ha dichiarato il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna, mentre continua il dibattito su come porre fine all’invasione dell’Ucraina
L’Unione europea continua a mostrarsi profondamente divisa sull’ipotesi di avviare colloqui diretti con la Russia per cercare una soluzione alla guerra in Ucraina. Da una parte ci sono i Paesi che vedono nel dialogo una possibile via diplomatica per arrivare a un cessate il fuoco; dall’altra gli Stati baltici e nordici, convinti che qualsiasi apertura verso Vladimir Putin rischi di indebolire la posizione europea e favorire Mosca.
A lanciare l’avvertimento più duro è stato il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna, che da Bruxelles ha accusato la Russia di voler trascinare l’Europa in un ruolo di “mediatore neutrale”.
“Sappiamo che la Russia sta lavorando disperatamente per coinvolgere l’Europa nei colloqui”, ha dichiarato Tsahkna. “Ma noi non siamo mediatori. Sosteniamo l’Ucraina e stiamo difendendo anche la sicurezza europea”.
Secondo l’Estonia, aprire oggi un dialogo diretto con il Cremlino significherebbe inevitabilmente discutere di alleggerimento delle sanzioni e accettare il rischio di legittimare le richieste territoriali avanzate da Mosca.
I Paesi europei spaccati tra dialogo e linea dura contro Mosca
Il dibattito si è intensificato mentre gli Stati membri valutano se porre fine all’isolamento diplomatico imposto alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.
A sostenere l’idea di un maggiore coinvolgimento diplomatico sono soprattutto Francia, Italia, Austria e Belgio, favorevoli alla possibilità che l’UE nomini un inviato speciale incaricato di rappresentare il blocco nei rapporti con Mosca.
Più cauta invece la posizione di Germania, Polonia, Paesi baltici e Stati nordici, che ritengono prioritario aumentare la pressione economica e politica sulla Russia piuttosto che aprire nuove trattative.
Nel frattempo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto ai partner europei di parlare “con un’unica voce” e di individuare un rappresentante comune per gestire eventuali contatti diplomatici con il Cremlino.
Tra i nomi circolati nelle ultime ore figurano il presidente finlandese Alexander Stubb, il presidente del Consiglio europeo António Costa, l’ex premier italiano Mario Draghi e l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel.
Tsahkna, però, invita alla prudenza: “Discutere ora su chi rappresenterà l’Europa rischia soltanto di dividerci ancora di più”.
Estonia e Romania: “Prima aumentare le sanzioni contro la Russia”
I Paesi dell’Est insistono sulla necessità di rafforzare le sanzioni e mantenere la pressione sul Cremlino. Anche la ministra degli Esteri rumena Oana Țoiu ha espresso scetticismo sull’apertura immediata di colloqui diretti con Putin.
“Prima di parlare di inviati o mediatori dobbiamo rendere coerente la nostra azione nell’aumentare la pressione sulla Russia”, ha dichiarato a Euronews.
La posizione riflette la crescente preoccupazione per l’atteggiamento del Cremlino, accusato di non mostrare alcuna reale disponibilità alla pace.
Nel fine settimana la Russia ha infatti lanciato un massiccio attacco con droni e missili contro diverse città ucraine, colpendo edifici residenziali, supermercati e infrastrutture energetiche. Tra le armi utilizzate anche il missile balistico ipersonico Oreshnik.
Per Tsahkna, questi attacchi dimostrano che Putin non intende negoziare seriamente: “Serve pazienza strategica per aumentare la pressione sulla Russia, così che alla fine accetti veri negoziati”.
Anche la Commissione europea frena sui negoziati con Putin
Pur avendo recentemente aperto alla possibilità di contatti diretti con Mosca, anche la Commissione europea invita alla cautela.
La portavoce capo della Commissione, Paula Pinho, ha dichiarato che Bruxelles non vede “alcun segnale” di una reale volontà di pace da parte del presidente russo.
“Sarà utile discutere di inviati speciali quando arriverà il momento e quando vedremo una concreta disponibilità al dialogo da parte della Russia”, ha spiegato.
Il tema sarà al centro della riunione informale dei ministri degli Esteri dell’UE prevista a Cipro, presieduta dall’Alto rappresentante Kaja Kallas, che in più occasioni ha sostenuto come i negoziati siano inutili finché Mosca manterrà una posizione intransigente.
Le condizioni di Putin restano una linea rossa per Kiev
Al momento il principale ostacolo resta la posizione del Cremlino. Vladimir Putin continua infatti a chiedere che l’Ucraina rinunci all’intera regione del Donbass e che l’Occidente riconosca ufficialmente i territori occupati come parte della Federazione Russa.
Condizioni considerate irricevibili da Kiev e dagli alleati europei più vicini all’Ucraina.
Per questo motivo molti governi dell’UE ritengono che aprire oggi negoziati diretti rischi di rafforzare la strategia russa senza produrre reali passi avanti verso la pace.