Il ministro ucraino Sybiha scherza sui possibili mediatori europei per i negoziati con la Russia: “No a Depardieu, Seagal e Schröder”. Intanto a Bruxelles parte il totonomi
L’Ucraina mette subito dei paletti - e pure con una buona dose di sarcasmo - sul futuro negoziatore europeo per eventuali colloqui di pace con la Russia. A lanciare la stoccata è stato il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, che durante un incontro con i giornalisti ha ironizzato sui nomi graditi a Mosca.
“Ci sono alcuni candidati, ma certamente non si tratta di Schröder. E lo dico subito per prevenire eventuali proposte russe: niente Gerard Depardieu, Steven Seagal… e magari tireranno fuori anche Orbán come negoziatore”, ha detto il ministro, riferendosi all’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, all’attore francese Gérard Depardieu e alla star hollywoodiana Steven Seagal, tutti noti per la loro vicinanza al Cremlino. Nel mirino anche il premier ungherese Viktor Orbán, spesso accusato a Bruxelles di posizioni troppo morbide verso Mosca.
Dietro la battuta, però, c’è un messaggio politico chiarissimo: Kiev non vuole figure percepite come filorusse o troppo concilianti con il Cremlino. Secondo Sybiha, prima ancora di parlare di nomi bisogna definire “mandato e formato” della rappresentanza europea nei futuri negoziati di pace. L’idea ucraina è che l’Europa debba presentarsi “con una sola voce” e con una posizione comune.
A Bruxelles, intanto, il toto-mediatore è già partito. Tra i profili circolati nelle ultime settimane ci sarebbero anche Angela Merkel, Mario Draghi e l’ex presidente finlandese Sauli Niinistö. Ma nelle istituzioni europee il nodo vero resta capire che tipo di ruolo dovrebbe avere il rappresentante Ue: semplice inviato diplomatico oppure figura politica con potere negoziale pieno?
Sul tavolo c’è anche un altro tema delicato: la credibilità del negoziatore agli occhi di Mosca e di Kiev. La Russia avrebbe gradito proprio Schröder, storico amico di Vladimir Putin e legato alle aziende energetiche russe, ma sia l’Ucraina sia diversi vertici europei hanno già raffreddato l’ipotesi. Anche l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas avrebbe espresso forti dubbi sul suo nome.
Dietro le quinte circola poi un altro retroscena diplomatico: alcune capitali europee vedrebbero con freddezza l’idea di affidare il dossier a una figura femminile troppo esposta contro Mosca, proprio perché il Cremlino pretenderebbe un interlocutore considerato “più neutrale”. Un elemento non ufficiale ma che contribuisce a spiegare perché, almeno per ora, il profilo del futuro negoziatore resti ancora tutto da scrivere.
Una cosa però Kiev l’ha già chiarita: qualsiasi trattativa senza l’Ucraina al tavolo “è impossibile”. E soprattutto, niente inviati considerati troppo amici di Putin. Anche se fanno cinema.