Péter Magyar aveva promesso un cambio di rotta e, per ora, in Ungheria sembrano iniziati grandi mutamenti
Negli ultimi sedici anni la politica ungherese è stata dominata da governi fortemente accentrati attorno al primo ministro Viktor Orbán e al partito Fidesz, con ministri spesso selezionati più per fedeltà politica che per competenze tecniche specifiche.
Oggi, con l’ascesa del nuovo esecutivo guidato dall’area politica del partito Tisza e da Péter Magyar, il modello sembra cambiare profondamente.
Un governo più tecnico: chi sono i nuovi ministri
Nel precedente sistema, figure come János Lázár, giurista e politico di carriera, avevano guidato settori complessi come infrastrutture e trasporti senza un’esperienza diretta nel campo. Allo stesso modo, Kristóf Szalay-Bobrovniczky ha ricoperto il ruolo di ministro della Difesa pur senza un passato militare, mentre Sándor Pintér ha esteso la sua influenza su settori diversi come sanità e istruzione.
Nel nuovo esecutivo, invece, emergono figure più specializzate. Il medico Zsolt Hegedűs guida oggi il ministero della Sanità, mentre l’esperta di politiche educative Judit Lannert è responsabile del settore scolastico.
Nel comparto agricolo, Szabolcs Bóna, già premiato come “personaggio dell’anno” nel settore zootecnico, rappresenta una scelta chiaramente tecnica. Anche nei trasporti spicca Dávid Vitézy, considerato uno dei maggiori specialisti ungheresi del settore.
Non mancano eccezioni: Gábor Pósfai, proveniente dal mondo aziendale, è stato nominato senza esperienza nelle forze dell’ordine, segnalando comunque una tendenza alla “tecnicizzazione” più che alla politicizzazione pura.
Più donne nel governo e nel Parlamento
Un altro cambiamento riguarda la rappresentanza femminile. Nel nuovo assetto politico, accanto a 12 uomini siedono 4 donne nel governo.
Tra le figure chiave emerge Anita Orbán, responsabile anche delle relazioni internazionali e del ruolo dell’Ungheria nell’Unione europea. Accanto a lei, Andrea Bujdosó guida il gruppo parlamentare del Tisza, mentre Ágnes Forsthoffer ricopre la presidenza del Parlamento.
Nel Parlamento, l’aumento della presenza femminile è significativo: nel gruppo Tisza le donne sono circa un terzo dei deputati, un dato vicino alla media dell’Unione europea. Più basse le percentuali nei partiti tradizionali come Fidesz e KDNP.
Il caso del primo ministro con disabilità
Una delle figure simboliche del nuovo governo è Vilmos Kátai-Németh, che ha perso la vista a 16 anni ma ha completato studi giuridici ed è diventato un attivista per i diritti delle persone con disabilità.
Dopo la sua elezione nel collegio parlamentare di Budapest, il suo incarico come ministro per gli Affari sociali e la Famiglia rappresenta un precedente storico in Ungheria e un segnale politico forte verso l’inclusione.
Rapporti con l’Unione europea: rottura con il passato
Sul piano internazionale, il cambiamento più evidente riguarda il rapporto con l’Unione europea. La nuova linea politica, rappresentata da Anita Orbán e da Péter Magyar, punta a superare il conflitto costante che ha caratterizzato l’era Orbán.
Il riferimento è alla precedente retorica di Viktor Orbán, che definiva l’UE come un attore ostile. Ora il nuovo governo, con capitale politica a Budapest, mira a una cooperazione più stabile con l’Unione europea, con l’obiettivo pratico di sbloccare i fondi europei destinati all’Ungheria.
Nel Parlamento di Budapest si sono visti anche gesti simbolici, come il ritorno della bandiera dell’Unione europea sull’edificio dell’Assemblea nazionale.
Giustizia e anticorruzione: indagini più rapide
Sul fronte interno, il nuovo governo ha promesso maggiore attivismo contro la corruzione. Il ministro per la Presidenza del Consiglio Bálint Ruff ha annunciato la creazione di un organismo dedicato al recupero dei beni sottratti allo Stato.
Sono già partite indagini su figure legate al precedente establishment politico, inclusi casi che coinvolgono esponenti o ex esponenti di Fidesz come Botond Sára e Zoltán Bóna.
Altri nomi storici della politica ungherese, come Roland Mengyi, István Boldog e Pál Völner, rappresentano il precedente contesto giudiziario su cui il nuovo governo intende intervenire.
Il caso ungherese mostra un cambio di paradigma: più tecnici nei ministeri, maggiore presenza femminile, attenzione alla trasparenza e un nuovo posizionamento europeo. Resta da capire se si tratti di una trasformazione strutturale o di una fase politica legata alla transizione dal sistema Orbán a quello guidato da Péter Magyar e dal movimento Tisza.