La rinascita del gruppo di Visegrád è probabile: il nuovo premier ungherese Péter Magyar vuole rilanciare i rapporti con i vicini. Resta da vedere se il V4 potrà contare davvero a Bruxelles: il blocco punterà ad accordi caso per caso, coinvolgendo altri Paesi europei
Il gruppo di Visegrád potrebbe essere pronto a tornare protagonista sulla scena europea. Dopo anni segnati da divisioni interne e tensioni geopolitiche, il cambio di leadership in Ungheria sembra aver riaperto la strada a una nuova fase di cooperazione tra Polonia, Slovacchia, Cechia e Ungheria.
La vittoria elettorale di Péter Magyar, che ha posto fine ai 16 anni di governo di Viktor Orbán, rappresenta infatti molto più di un semplice cambio politico a Budapest. Il nuovo premier ungherese ha immediatamente lanciato un messaggio chiaro ai partner regionali: ricostruire i rapporti all’interno del V4 e restituire centralità all’Europa centrale nel dibattito europeo.
La scelta della Polonia come prima visita ufficiale all’estero non è stata casuale. Magyar ha voluto trasformarla in un gesto altamente simbolico, richiamando la storica amicizia tra Budapest e Varsavia e presentandola come un “reset” diplomatico dopo anni di rapporti deteriorati.
"Siamo pronti a ridare vita al Visegrád 4", ha dichiarato il premier ungherese, annunciando l’intenzione di organizzare un vertice del gruppo a Budapest entro la fine di giugno.
Un’alleanza nata dopo il comunismo
Il gruppo di Visegrád nasce nei primi anni Novanta, all’indomani del crollo del blocco sovietico, con l’obiettivo di coordinare il percorso europeo di Polonia, Slovacchia, Cechia e Ungheria. Dopo l’ingresso nell’Unione europea nel 2004, il V4 è riuscito progressivamente a ritagliarsi uno spazio politico significativo all’interno dell’UE.
Il momento di massima influenza arrivò durante la crisi migratoria del 2015, quando i quattro Paesi si presentarono uniti contro il sistema di redistribuzione obbligatoria dei migranti promosso da Bruxelles. In quella fase il V4 riuscì a imporsi come uno dei principali blocchi politici dell’Europa centro-orientale.
L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha però incrinato profondamente quell’unità. La posizione filorussa mantenuta da Orbán ha creato una frattura soprattutto con la Polonia, storicamente molto dura nei confronti di Mosca.
Con l’arrivo di Magyar, Budapest sembra voler cambiare tono e riaprire il dialogo regionale.
Slovacchia e Cechia spingono per il rilancio
Il desiderio di rilanciare il gruppo non arriva soltanto dall’Ungheria. Anche la Slovacchia, che assumerà la presidenza del V4 a luglio, guarda con interesse a una ricostruzione dell’alleanza.
Il premier slovacco Robert Fico ha recentemente pubblicato una foto insieme al leader polacco Donald Tusk e al primo ministro ceco Andrej Babiš, accompagnandola con una frase significativa: "Tre moschettieri aspettano il quarto e la rinascita del V4".
Il segnale politico è evidente: nonostante le divergenze degli ultimi anni, i quattro governi sembrano riconoscere la necessità di rafforzare il coordinamento regionale in una fase di forte instabilità internazionale.
Nuove priorità: infrastrutture, energia e fondi europei
Resta però da capire quale potrebbe essere l’agenda di un Visegrád rilanciato. Molte delle battaglie che avevano caratterizzato il gruppo in passato, come le politiche anti-immigrazione o l’approccio pro-business, oggi sono diventate temi ampiamente condivisi anche in altri Paesi europei.
Per questo motivo il nuovo V4 potrebbe concentrarsi soprattutto su questioni economiche e strategiche comuni.
Tra i principali temi emergono: sviluppo delle infrastrutture regionali; collegamenti ferroviari ad alta velocità transfrontalieri; integrazione delle reti energetiche; sostegno all’energia nucleare; revisione di alcuni aspetti del Green Deal europeo; difesa dei fondi di coesione nel prossimo bilancio UE.
I quattro Paesi condividono infatti modelli economici simili e interessi convergenti su numerosi dossier industriali ed energetici. Questo potrebbe facilitare la costruzione di posizioni comuni nei negoziati europei.
Verso un formato V4+
L’idea non sarebbe quella di ricostruire un blocco rigido e chiuso, ma piuttosto una piattaforma flessibile di cooperazione regionale.
Magyar ha già parlato della possibilità di allargare il formato a partner esterni a seconda dei temi affrontati. Tra i Paesi citati figurano Austria, Croazia, Slovenia, Romania e anche alcuni Stati dei Balcani occidentali.
Vienna viene considerata il partner più naturale, anche grazie alla cooperazione già esistente con Cechia e Slovacchia nel cosiddetto gruppo di Austerlitz.
Anche Francia, Germania e Italia potrebbero partecipare a formule di collaborazione variabile su specifici dossier strategici.
Le divisioni restano
Nonostante il clima più favorevole, le fratture interne al V4 non sono scomparse. Le differenze sulla guerra in Ucraina e sui rapporti con la Russia continuano a rappresentare il principale elemento di tensione.
Il governo ungherese ha promesso una progressiva riduzione della dipendenza dal gas russo entro il 2035, ma Budapest mantiene ancora posizioni più caute rispetto agli altri partner regionali.
Anche i rapporti tra Ungheria e Slovacchia restano periodicamente complicati per la storica disputa legata ai decreti Beneš del dopoguerra, tema che tende a riemergere durante le campagne elettorali slovacche.
Inoltre, Andrej Babiš è stato a lungo uno degli alleati europei più vicini a Orbán, elemento che potrebbe complicare i rapporti con il nuovo governo ungherese.
Il ritorno dell’Europa centrale
Nonostante tutto, il V4 sembra oggi avere più interessi condivisi che motivi di scontro. In un’Europa attraversata da tensioni geopolitiche, crisi energetiche e ridefinizione degli equilibri interni, i Paesi dell’Europa centrale cercano di rafforzare il proprio peso politico.
Insieme, Polonia, Slovacchia, Cechia e Ungheria rappresentano infatti una popolazione e un’economia comparabili a quelle dell’Italia. Un dato che conferisce al gruppo una capacità di influenza che Bruxelles difficilmente può ignorare.
La sfida sarà trasformare questa convergenza in una strategia politica concreta e duratura.
Come ha dichiarato Péter Magyar: "Oggi il cuore dell’Europa batte nell’Europa centrale".