Secondo fonti citate da media libici, personale ucraino sarebbe attivo in Libia con possibili implicazioni su operazioni nel Mediterraneo
La guerra tra Russia e Ucraina potrebbe allargarsi al Mediterraneo centrale, con la Libia sempre più coinvolta in dinamiche legate a sicurezza e asset energetici. A riportarlo è il sito libico Al Wasat, che cita Ivan Us, consulente dell’Istituto nazionale per gli studi strategici di Kiev, secondo cui sarebbe in corso una cooperazione tra Ucraina e governo di unità nazionale libico.
Secondo la ricostruzione, personale ucraino avrebbe avviato attività di addestramento rivolte alle forze libiche, in particolare sull’impiego di droni e sistemi tecnologici militari.
L’intesa includerebbe inoltre possibili forniture di equipaggiamenti e investimenti ucraini nel settore petrolifero libico. Le informazioni, al momento, non hanno ricevuto conferme ufficiali né da Kiev né dalle autorità di Tripoli.
Le accuse sull’uso della Libia come base operativa
L’elemento più delicato riguarda le ipotesi di un utilizzo del territorio libico per operazioni contro interessi russi nel Mediterraneo.
Secondo quanto riferito da Us, il recente attacco alla nave russa “Arctic Metagaz” sarebbe stato effettuato attraverso un drone marittimo ucraino Magura V5 partito da un’area vicina all’impianto energetico di Mellitah, nella parte occidentale della Libia.
L’episodio, avvenuto al largo di Malta, aveva già provocato forti reazioni da parte di Mosca. La nave, collegata alla cosiddetta flotta ombra usata dalla Russia per aggirare le restrizioni internazionali sul commercio energetico, era stata danneggiata da esplosioni che ne avevano compromesso l’operatività. Sebbene diverse fonti internazionali abbiano attribuito l’azione a droni ucraini, Kiev non ha mai riconosciuto ufficialmente alcun coinvolgimento.
Sempre secondo indiscrezioni riportate dalla stampa internazionale, in Libia sarebbero presenti centinaia di tecnici e ufficiali ucraini distribuiti in diverse strutture strategiche, tra cui l’Accademia aeronautica di Misurata. Anche queste notizie restano prive di verifiche indipendenti.
Droni navali e timori per la sicurezza nel Mediterraneo
La vicenda si inserisce in un quadro di crescente instabilità nel Mediterraneo, dove negli ultimi mesi si sono moltiplicati episodi collegati indirettamente al conflitto tra Mosca e Kiev. Tra questi viene ricordato anche il danneggiamento della petroliera russa “Qendil”, avvenuto alla fine del 2025 e attribuito da alcune ricostruzioni a operazioni partite dall’area di Misurata.
Le tensioni hanno coinvolto anche la Grecia dopo il ritrovamento, sull’isola di Lefkada, di un drone navale carico di esplosivo scoperto da alcuni pescatori all’interno di una grotta. Secondo fonti libiche, il dispositivo sarebbe un modello ucraino “Kozak Mamai”, progettato per missioni rapide e ad alto impatto offensivo.
L’episodio ha aumentato le preoccupazioni di Atene sulla possibilità che il Mediterraneo possa diventare un’estensione del conflitto russo-ucraino, con rischi diretti per le rotte commerciali e le infrastrutture energetiche della regione.
Mosca rilancia i rapporti diplomatici con Tripoli
Sul piano politico, la situazione resta estremamente sensibile. Già nei mesi scorsi la Russia aveva accusato il governo di unità nazionale libico di sostenere attività riconducibili a gruppi ucraini con il supporto britannico. Nonostante ciò, il Cremlino ha recentemente intensificato i contatti sia con Tripoli sia con le autorità della Libia orientale.
A confermarlo è stata la visita a Mosca del ministro degli Esteri ad interim del Governo di unità nazionale, Taher al Baour, avvenuta lo scorso aprile per riattivare la commissione congiunta russo-libica dopo oltre due decenni di inattività.