L'UE ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2026 dopo che la crisi nello Stretto di Hormuz ha fatto impennare i prezzi dell'energia. Senza una fine del conflitto all'orizzonte, i rincari alimentano le tensioni tra i Paesi membri che chiedono nuovi sostegni fiscali
Giovedì la Commissione europea ha tagliato le previsioni di crescita per il 2026 dell’economia dell’Ue, mentre il conflitto in corso in Medio Oriente spinge bruscamente al rialzo i prezzi dell’energia.
Ora si prevede che l’economia dell’Ue crescerà di appena l’1,1 per cento nel 2026, rispetto all’1,4 per cento indicato nelle previsioni d’autunno della Commissione. Le prospettive per l’area euro sono state ulteriormente riviste al ribasso, allo 0,9 per cento.
Nella sua relazione, la Commissione ha avvertito che i disordini sui mercati energetici mondiali, causati dall’escalation di tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte marittime per il petrolio e il gas, hanno peggiorato in modo significativo le prospettive economiche dell’Europa.
"Fino alla fine di febbraio 2026 ci si attendeva che l’economia dell’Ue continuasse a espandersi a un ritmo moderato, accompagnata da un ulteriore calo dell’inflazione", si legge nel rapporto. "Tuttavia, le prospettive sono cambiate in modo sostanziale dopo lo scoppio del conflitto".
L’inflazione è inoltre destinata a crescere sensibilmente a causa delle perturbazioni nell’area dello Stretto di Hormuz.
Secondo le nuove stime, nell’Ue l’inflazione raggiungerà il 3,1 per cento quest’anno, un punto percentuale in più rispetto a quanto previsto in precedenza. L’aumento è dovuto soprattutto all’impennata dei costi dell’energia, dopo il balzo dei prezzi di petrolio e gas legato ai timori di interruzioni delle forniture nel Golfo.
Il secondo shock in cinque anni
Per i funzionari europei lo shock richiama il 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina scatenò la peggiore crisi energetica in Europa da decenni.
La Commissione ha definito i recenti sconvolgimenti "il secondo shock di questo tipo in meno di cinque anni" e ha avvertito che la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili importati la rende estremamente vulnerabile ogni volta che le tensioni geopolitiche mettono a rischio le forniture energetiche mondiali.
Secondo le previsioni, la fiducia dei consumatori è già scesa ai minimi degli ultimi 40 mesi. Le famiglie si preparano a bollette di riscaldamento e carburante più care, mentre le imprese devono far fronte a costi operativi in aumento e a una domanda più debole.
Gli investimenti sono inoltre destinati a rallentare, poiché le aziende si confrontano con condizioni di finanziamento più rigide e un clima di crescente incertezza. Anche la crescita delle esportazioni si sta indebolendo, complice l’indebolimento della domanda globale.
Nonostante il peggioramento delle prospettive, Bruxelles sostiene che l’Unione è meglio preparata rispetto alla crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, grazie ad anni di investimenti nelle energie rinnovabili, a un minor consumo di gas e agli sforzi per diversificare le fonti rispetto alle forniture russe.
"La spinta verso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, la decarbonizzazione e la riduzione dei consumi energetici ha messo l’economia dell’Ue in una posizione migliore per assorbire lo shock attuale", ha affermato la Commissione.
Tuttavia i funzionari dell’Ue riconoscono che i rischi restano fortemente orientati al ribasso.
Il rapporto avverte che un protrarsi delle turbolenze nello Stretto di Hormuz, o lungo le più ampie catene di fornitura del Medio Oriente, potrebbe spingere i prezzi dell’energia ancora più in alto, compromettere l’atteso rallentamento dell’inflazione nel 2027 e bloccare del tutto la ripresa europea.
La Commissione mette inoltre in guardia dal rischio che la carenza di prodotti petroliferi raffinati, fertilizzanti e altri input industriali si propaghi lungo le catene di approvvigionamento globali, facendo salire i costi alimentari e manifatturieri in tutta Europa.
Meloni chiede di allentare le regole di bilancio
Nel frattempo i governi europei si preparano a pressioni di bilancio crescenti. I disavanzi pubblici nell’Ue dovrebbero ampliarsi, man mano che gli esecutivi aumentano la spesa per proteggere le famiglie dal rincaro delle bollette energetiche e al tempo stesso rafforzano le spese per la difesa in un contesto di crescente instabilità geopolitica.
La premier Giorgia Meloni ha chiesto di recente alla Commissione europea di allentare le regole di bilancio per le famiglie e le imprese alle prese con il caro energia, sostenendo che la sicurezza energetica dovrebbe essere trattata con la stessa urgenza della spesa per la difesa.
Al centro della richiesta di Roma c’è la clausola di salvaguardia nazionale dell’Ue, adottata l’8 luglio, che consente agli Stati membri una temporanea flessibilità di bilancio per aumentare le spese per la difesa in circostanze eccezionali.
Meloni ha ricordato che Bruxelles aveva già dimostrato disponibilità ad allentare le regole di bilancio in risposta alla guerra della Russia in Ucraina e alle crescenti preoccupazioni sulla preparazione militare dell’Europa. Ora l’Italia chiede una flessibilità analoga per le misure energetiche d’emergenza.