Gli attacchi iraniani della scorsa settimana a Ras Laffan portano alla decisione di QatarEnergy di tagliare forniture di gas naturale liquefatto ad alcuni Paesi, tra cui l'Italia. Il governo valuta da tempo come sostituire l’85% del gas qatariota in 12 mesi puntando su rinnovabili ed efficienza
QatarEnergy ha dichiarato lo stato di "forza maggiore" martedì per alcuni contratti di fornitura di gas naturale liquefatto (Gnl), siglati con Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. La decisione della compagnia statale qatariota - riportata da Reuters e Al Jazeera - segue i gravi attacchi missilistici iraniani del 18 e 19 marzo al polo produttivo di Ras Laffan.
La notizia era stata in qualche modo anticipata dall'amministratore delegato della società in interviste nei giorni scorsi, in cui aveva Saad al-Kaabi aveva parlato della necessità di cancellare alcune forniture dopo i danni subiti dalla struttura che lavora sul North Field, il maggiore giacimento mondiale di gas che il Qatar divide con l'Iran dove prende il nome di South Pars, colpito anch'esso ma da raid israeliani.
Come si organizza l'Italia rispetto al blocco del Gnl nello Stretto di Hormuz
La società di consulenza Kpler stima una riduzione di circa 5 milioni di tonnellate di export di Gnl solo nel mese di marzo da Qatar ed Emirati Arabi con conseguenze significative. Secondo le stime di Kpler, entro la fine di maggio potrebbero mancare all'appello circa 19 milioni di tonnellate di gas dall'area del Golfo.
Questo scenario obbliga l'Europa a una competizione spietata con i giganti asiatici (Cina, Giappone e Corea del Sud) per accaparrarsi i carichi rimasti, mentre le scorte europee destano preoccupazioni.
Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha cercato di rassicurare martedì dichiarando che il Paese non è direttamente "minacciato" ed evidenziando l'affidabilità delle infrastrutture di Eni.
Tuttavia, il ministro ha ammesso che la distruzione delle strutture di liquefazione del gas naturale in Qatar sta spingendo i buyer asiatici a competere sui fornitori abituali dell'Italia, alimentando la volatilità dei prezzi.
In questo clima di emergenza, il think tank per il clima Ecco ha calcolato che entro un anno l'Italia "potrebbe sostituire l'equivalente dei volumi di gas del Qatar attraverso risparmi, rinnovabili, efficienza ed elettrificazione, facendo pieno utilizzo delle infrastrutture di importazione esistenti e della cattura delle emissioni di metano lungo la filiera di gas algerina".
L'analisi è stata pubblicata martedì a poche ore dal viaggio in Algeria della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e spiega come l'Italia possa rafforzare la propria sicurezza energetica e sostituire rapidamente le forniture di gas mancanti, nel pieno di una nuova fase di forte instabilità dei mercati energetici.
"Ricorrere a investimenti in nuove infrastrutture e nuovi giacimenti gas non è necessario", osserva Ecco, che esclude anche la ricerca di nuovi fornitori. "L'Italia potrebbe sostituire in modo strutturale l'equivalente di oltre l'85% delle importazioni di gas dal Qatar in dodici mesi su tre fronti: rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione dei consumi".
Secondo gli esperti "è fondamentale preservare le attuali riserve di stoccaggio di gas (in Italia al 44% rispetto al 29% della media europea) attraverso un piano di risparmio sistematico, supportato da una campagna di sensibilizzazione, per non dover sostenere costi di riempimento proibitivi per riportare i volumi alla soglia di sicurezza dell'80-90% necessaria per il prossimo inverno".
Inoltre, la sottoscrizione di nuovi accordi di approvvigionamento con Paesi come appunto l'Algeria dovrebbe essere più trasparente per capire i costi reali per consumatori e imprese, secondo il think tank.