Il ministro dell'Interno finlandese, artefice di un forte irrigidimento delle politiche migratorie, ha dichiarato a Euronews che la crisi dei migranti in Europa non si risolverà puntando sulla solidarietà.
Mari Rantanen, ministra dell'Interno finlandese che ha anche la delega alla migrazione, ha criticato la decisione del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez di regolarizzare migliaia di migranti irregolari, sostenendo che rappresenti un rischio per l’area Schengen.
“Non proporrei mai misure del genere”, ha detto la ministra al programma di interviste di Euronews 12 Minutes With.
“Quando ci troviamo in uno spazio comune, lo spazio Schengen, questa ‘team Europe’ di cui si parla tanto, credo che ci sia un rischio elevato se alcuni Paesi fanno sostanzialmente l’esatto opposto di altri”, ha aggiunto.
“Perché ora, per esempio, queste persone possono spostarsi molto facilmente in altri Paesi, quindi penso che tutti dobbiamo assumerci la responsabilità del nostro spazio comune, anche quando si parla di migrazione.”
Il governo di sinistra spagnolo ha approvato a fine gennaio un piano per regolarizzare circa 500.000 migranti irregolari tramite decreto, a condizione che si trovino nel Paese da almeno cinque mesi entro il 31 dicembre 2025. La misura punta a colmare gravi carenze di manodopera in settori chiave.
Si tratta di una netta rottura rispetto alle politiche più dure adottate da molti leader in Europa. La decisione ha suscitato perplessità anche a Bruxelles, dove la Commissione europea ha espresso timori che possa entrare in conflitto con l’attuale politica dell’Unione europea.
La Finlandia, sotto la guida di Rantanen, ha irrigidito la propria politica d’asilo per “allinearla a quella degli altri Paesi nordici”, accelerando le procedure per l’esame delle domande e per i rimpatri. La ministra parla di un cambiamento di paradigma.
Hub di rimpatrio, l’interesse della Finlandia
Rantanen ha spiegato a Euronews che il Paese è interessato anche a sfruttare i nuovi strumenti per i rimpatri previsti dal Patto migrazione e asilo dell’UE, che dovrebbe entrare pienamente in vigore a giugno 2026.
Tra questi c’è un regolamento che permette agli Stati membri di creare hub di rimpatrio in Paesi terzi, dove inviare i richiedenti asilo respinti collocandoli in strutture di detenzione situate al di fuori dei confini dell’UE.
Alla domanda se la Finlandia stia discutendo con Paesi al di fuori dell’Europa per ospitare questi hub, Rantanen ha risposto che il Paese è “molto interessato a questa opzione” e ne ha parlato “con i Paesi nordici”.
La ministra non ha però indicato possibili destinazioni per questi centri. “Prima dobbiamo avere questo regolamento, naturalmente.” Il Parlamento europeo deve ancora negoziare e finalizzare queste proposte con il Consiglio.
Molte organizzazioni della società civile hanno avvertito che tali strutture potrebbero tradursi in condizioni simili al carcere e hanno sottolineato il grave rischio di un aumento delle violazioni dei diritti umani.
Rantanen respinge l’idea che questi hub di rimpatrio siano disumani. “Perché esiste sempre l’opzione di tornare nel proprio Paese d’origine.” Anche questa impostazione è stata criticata dalla società civile, con esperti che avvertono del rischio di “refoulement”, cioè di respingere le persone verso situazioni di pericolo.
Meccanismo di solidarietà
Nel Patto migrazione e asilo dell’UE è previsto anche un meccanismo di “solidarietà obbligatoria” per aiutare gli Stati membri sotto pressione migratoria. I Paesi possono scegliere se ricollocare richiedenti asilo oppure fornire un sostegno finanziario o operativo.
Pochi Stati membri però optano per accogliere persone in base a questo principio, il che solleva dubbi sull’efficacia del Patto. La ministra finlandese respinge questa critica. “Ci sono diverse opzioni per dimostrare la propria solidarietà e la Finlandia ha scelto di aiutare dando un contributo economico”, ha spiegato. Per il 2026, il Paese verserà circa 6 milioni di euro.
Secondo Rantanen, tuttavia, le politiche migratorie europee non si risolvono con la solidarietà. “Credo che dobbiamo lavorare per (…) ridurre davvero il numero di persone che arrivano in Europa.”
Tra le azioni che l’UE dovrebbe intraprendere ma che non ha ancora portato avanti, Rantanen indica la lotta al traffico di esseri umani. “Questo dovrebbe avvenire con una presenza sull’altra sponda del mare”, ha detto.
“E, per esempio, cercando possibili porti sicuri in modo che, se qualcuno viene soccorso, venga riportato in un Paese terzo, non in Europa.”
Ogni anno migliaia di persone muoiono in mare tentando di raggiungere l’Europa. Nel 2025 almeno 2.185 persone sono morte o risultano disperse nel Mediterraneo, mentre 1.214 sono state registrate sulla rotta dell’Africa occidentale e dell’Atlantico verso le isole Canarie, secondo i nuovi dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM).
Alla domanda se Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, potrebbe vedere ampliato il proprio mandato per garantire questa presenza al di fuori dell’UE, la ministra ha risposto: “Il mandato di Frontex è in realtà in fase di riscrittura, quindi potrebbero esserci, credo, possibilità in questo senso.”
Alcuni Paesi dell’UE hanno già espresso la volontà di affidare a Frontex un ruolo centrale nei rimpatri e, potenzialmente, una presenza più ampia nei Paesi non appartenenti all’UE.