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Romania: proteste contro una legge che "vieta la libertà d'espressione", cosa dice davvero la norma

Persone protestano contro le misure di austerità del governo a Bucarest, Romania, giovedì 15 gennaio 2026. (Foto AP/Vadim Ghirda)
Persone protestano contro le misure di austerità del governo a Bucarest, Romania, giovedì 15 gennaio 2026. (Foto AP/Vadim Ghirda) Diritti d'autore  AP Photo
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Di Noa Schumann
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Migliaia di persone in Roamania sono scese in piazza per protestare contro una legge che minaccerebbe la libertà di espressione nel Paese. Il team di The Cube di Euronews spiega cosa prevede davvero la norma

Forti proteste sono scoppiate nel centro di Bucarest la scorsa settimana contro una legge che, secondo i partecipanti, avrebbe eliminato la libertà di parola in Romania. Alcuni utenti social hanno affermato chea legge avrebbe imprigionato i cittadini romeni che avrebbero espresso le proprie opinioni online.

Ma dando uno sguardo più attento alla proposta, si può osservare un quadro ben più complesso.

La protesta, che ha richiamato poco più di 10mila partecipanti, è stata organizzata dal deputato di estrema destra Claudiu Târziu, fondatore del neonato Partito d'azione conservatore.

I manifestanti hanno chiesto l'abrogazione di quella che chiamano "Legge Vexler", sostenendo che rappresenti una grave restrizione delle libertà civili.

Una legge che mira all'estremismo

La legge in questione è stata proposta dal deputato Silviu Vexler, che è anche presidente della Federazione delle comunità ebraiche in Romania. L'obiettivo dichiarato della legge è quello di combattere le ideologie estremiste.

La norma vieta la glorificazione pubblica di figure fasciste e introduce sanzioni penali per la promozione dell'antisemitismo, del razzismo o della xenofobia, sia online che dal vivo.

I sostenitori della legge affermano che essa colma le lacune della legislazione esistente che in precedenza consentiva ai contenuti estremisti di circolare apertamente, in particolare sui social.

Marcia contro le misure di austerità del governo a Bucarest, Romania, giovedì 15 gennaio 2026
Marcia contro le misure di austerità del governo a Bucarest, Romania, giovedì 15 gennaio 2026 AP Photo

Il disegno di legge è stato adottato per la prima volta nel giugno 2025, ma il presidente rumeno Nicușor Dan lo ha rimandato al parlamento per un nuovo esame, sostenendo che alcune delle sue definizioni non erano abbastanza precise.

In particolare, ha contestato la mancanza di chiarezza su ciò che costituisce materiale fascista, legionario, razzista o xenofobo.

Il Parlamento ha respinto le obiezioni del Presidente, decisione poi confermata dalla Corte Costituzionale.

La legge è stata riadottata a dicembre, scatenando un nuovo dibattito pubblico sui limiti della libertà di parola.

Rivendicazioni sull'identità nazionale

Rivolgendosi ai manifestanti, Târziu ha descritto la legge come "il più grave attacco al popolo rumeno degli ultimi 35 anni". Ha avvertito che sarebbe stata usata per "cancellare dalla memoria collettiva gli eroi, i geni e i santi della nazione rumena".

I sostenitori di questa tesi citano spesso il caso di Mihai Eminescu, poeta nazionale rumeno. Eminescu è una figura centrale della cultura rumena, anche se alcune sue opere giornalistiche e poetiche contengono idee xenofobe e antisemite.

Tuttavia, secondo gli esperti, la legge non supporta le affermazioni secondo cui tali figure sarebbero bandite dalla vita pubblica o dall'istruzione.

Cosa dice in realtà la legge

Adina Marincea, ricercatrice presso l'Istituto nazionale Elie Wiesel per lo studio dell'Olocausto in Romania ha dichiarato a The Cube di Euronews che la legge "criminalizza solo contenuti estremisti specifici, come materiale fascista, legionario, razzista e xenofobo".

"Non c'è assolutamente nulla nella legge che possa portare alla messa al bando del poeta nazionale", ha dichiarato.

La legge richiede che le figure e le opere storiche siano esaminate nel loro contesto storico, ma non vieta la discussione, l'analisi accademica o l'uso artistico ed educativo del materiale culturale.

Inoltre, distingue tra produzione artistica e attività politica.

Se da un lato vieta la concessione di onorificenze pubbliche a criminali di guerra o a leader di organizzazioni fasciste, dall'altro non mette al bando le loro opere letterarie o artistiche in quanto tali.

Gli scritti di Eminescu, ad esempio, rimangono parte del programma scolastico nazionale della Romania.

Nessuna prova di abusi di libertà di parola

I giuristi affermano che la legislazione rappresenta un aggiornamento delle leggi esistenti sull'incitamento all'odio, affrontando aree che in precedenza non erano regolamentate.

Inoltre, fanno notare che non sono stati registrati casi di abuso delle tutele della libertà di parola né nella versione precedente della legge né in quella aggiornata.

Sebbene le proteste riflettano una genuina preoccupazione pubblica per la libertà di espressione, gli specialisti sostengono che le affermazioni di un divieto generalizzato di parola non sono supportate dal testo stesso della legge.

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