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Irene Shashar, sopravvissuta alla Shoah, sogna un Medio Oriente unito come l'Europa

Irene Shashar è stata invitata al Parlamento europeo il 25 gennaio
Irene Shashar è stata invitata al Parlamento europeo il 25 gennaio Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
Di Isabel Marques da SilvaVincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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L'ebrea polacca sopravvissuta alla Shoah Irene Shashar sogna un Medio Oriente unito sul modello dell'Unione europea, come racconta in un'intervista a Euronews

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"Se ho un vicino accanto a me, come accade nell'Europa unita, posso vivere in pace con quel vicino, possono può essere 2, 3 , 5, 7 o 10. Possiamo essere uniti. Esattamente come c'è un'Europa unita, perché non possiamo avere un Medio Oriente unito?".

La sopravvissuta, oggi 86enne e residente in Israele, considera possibile la cosiddetta "soluzione dei due Stati", uno israeliano e uno palestinese, purché i vicini di Israele riconoscano il diritto del Paese all'esistenza.

"Se c'è un'Europa unita, perché non possiamo avere un Medio Oriente unito?
Irene Shashar
Ebrea polacca sopravvissuta alla Shoah

La bambina del ghetto di Varsavia

Irene Shashar nacque nel 1937 in Polonia con il nome di Ruth Lewkowicz, e come  racconta nel suo libro "Ho vinto contro Hitler" fu costretta a vivere nascosta nel ghetto di Varsavia, nel quale si trasferì quando aveva cinque anni.

In quel ghetto fu ucciso suo padre, mentre lei e sua madre riuscirono a scappare attraverso le condutture fognarie. Si trasferirono poi a Parigi alla fine della guerra, ma dopo la morte della madre Irene si trasferì a vivere con la famiglia allargata in Perù, prima di andare a studiarenegli Stati Uniti e, all'età di 25 anni, trasferirsi in Israele, dove è diventata la più giovane professoressa dell'Università Ebraica.

"Noi sopravvissuti non vivremo per sempre. Penso che dobbiamo lasciare una testimonianza per le prossime generazioni", ha detto Shashar spiegando il motivo per cui ha scritto il libro di memorie, pubblicato l'anno scorso. Il suo messaggio è semplice, ma vale la pena ricordarlo: mai più un altro genocidio.

Contro le accuse di genocidio

Proprio dall'accusa di genocidio deve difendersi lo Stato di Israele alla Corte internazionale di Giustizia dell'Aia, in una causa presentata dal Sudafrica per l'uccisione di oltre 25 mila palestinesi nella striscia di Gaza.

Il tribunale ha emesso misure provvisorie per chiedere a Israele di prevenire e punire l’incitamento diretto al genocidio, impedire qualsiasi distruzione delle prove e garantire l’accesso umanitario nella striscia di Gaza, ma senza ordinare un "cessate il fuoco".

Shashar, che ha descritto l'attacco del 7 ottobre di Hamascome "una grande tragedia", respinge con forza le accuse di genocidio.

"Dopo quello che abbiamo vissuto il 7 ottobre, vengono ad accusarci? Noi ci difendiamo, cercando di evitare che ciò accada di nuovo. Accusarci di una cosa del genere non è proprio comprensibile", dice la sopravvissuta.

"Per avere la pace, dobbiamo poter vivere sulla nostra terra, che ci è stata garantita dall'Onu. La terra è nostra, vogliamo che fiorisca, vogliamo godere della libertà, dell'uguaglianza, della comprensione, della vita come tale".

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