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Sopravvissute due volte: tre ucraine superstiti della Shoah accolte in Germania

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Di Giulia Avataneo  & AP
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Sopravvissute due volte: tre ucraine superstiti della Shoah accolte in Germania
Diritti d'autore  -Screenshot- AP

Perseguitate dalla Germania nazista da bambine, ora che sono anziane vengono accolte dallo stesso Paese per fuggire dalla guerra in Ucraina. Galina Ulyanova, Larisa Dzuenko e Tatyana Zhuravliova, 83enni, hanno rivissuto i loro peggiori ricordi quando le prime bombe sono cadute a Kiev.

"Solo il pensiero è spaventoso. Mi è subito tornato tutto in mente", racconta Tatyana Zhuravliova, medico in pensione.

Le tre donne, superstiti dell'Olocausto, hanno potuto lasciare l'Ucraina con l'aiuto di un'organizzazione ebraica. Sono salve e molto colpite dall'accoglienza riservata loro in Germania, Paese che ha scatenato la Seconda Guerra Mondiale e l'Olocausto.

"Sono positivamente sorpresa di come ci hanno accolte, è tutto perfetto - commenta Larisa Dzuenko, una vita da ingegnere alle spalle - Darei all'accoglienza tedesca un bel 10 e lode. Quindi, naturalmente, vorrei restare qui, finché a Kiev corro il rischio che il soffitto mi cada in testa".

Fino a un milione e mezzo di ebrei ucraini potrebbero essere stati uccisi dai nazisti.

Diecimila superstiti si trovano in Ucraina e almeno 500 hanno bisogno di assistenza urgente. Uno di loro, Borys Romanchenko, è rimasto ucciso quando un missile russo ha colpito il suo appartamento a Kharkiv lo scorso 18 marzo. Aveva 96 anni.

Orribile déja vu

Quando le bombe hanno iniziato a cadere sulla capitale dell'Ucraina, Kyiv, il mese scorso, Tatyana Zhuravliova ha avuto un orribile déja vu: l'ebrea ucraina 83enne ha avvertito lo stesso panico che ha provato da bambina quando i nazisti sferravano attacchi aerei sulla sua città natale, Odessa.

"Ho iniziato a tremare e a sentire le stesse paure insinuarsi nel il mio corpo - paure che non sapevo nemmeno fossero ancora nascoste dentro di me", ha detto Zhuravliova.

I suoi occhi riempono di lacrime mentre ricorda quando si nascondeva sotto il tavolo della cucina quando sentiva i boati dei bombardamenti. E quando i nazisti hanno iniziato a dare la caccia a decine di migliaia di ebrei nella sua città, è fuggita con la madre.

"Ora sono troppo vecchia per correre nei bunker - prosegue - Così sono rimasta nel mio appartamento e ho pregato che le bombe non mi uccidessero".

Corsa contro il tempo

Zhuravliova faceva parte del primo gruppo di quattro superstiti della Shoah evacuati dall'Ucraina dalla Conferenza per le rivendicazioni materiali degli ebrei contro la Germania. Un'organizzazione con sede a New York che rappresenta gli ebrei nei negoziati per il risarcimento e le riparazioni della persecuzione nazista.

Un secondo gruppo di 14 sopravvissuti all'Olocausto, molti dei quali malati e costretti a letto, è stato portato fuori dall'Ucraina domenica. La Claims Conference lavora con i suoi partner, tra cui l'American Jewish Joint Distribution Committee, o JDC, per portare fuori dall'Ucraina il maggior numero possibile di persone.

Trasportare questi infermi è un'operazione molto difficile, scrive l'Associated Press, perché i continui bombardamenti e il fuoco dell'artiglieria rendono qualsiasi evacuazione molto pericolosa. Occorre reperire personale medico e ambulanze, attraversare le frontiere internazionali e persino di convincere gli ucraini, malati e non autosufficienti, a fuggire di nuovo, nell'incertezza più totale.

Chi resta indietro

Anche i rischi per chi rimane indietro sono alti. Non si sa se oltre a Borys Romanchenko altri sopravvissuti siano stati uccisi in Ucraina, ma molti hanno avuto le loro case colpite dai bombardamenti, dice Amos Lev-Ran del JDC.

"Nessuno può immaginare l'incubo vissuto durante l'Olocausto", dice Ruediger Mahlo della Claims Conference tedesca. "Ora sono di nuovo costretti a fuggire. La loro sicurezza, tutto ciò che c'è di familiare intorno a loro nuovamente perso. Sono costretti ancora una volta a convivere con l'incertezza e la paura".

Mahlo ha iniziato a coordinare le evacuazioni meno di due settimane fa, tenendosi a stretto contatto con i funzionari governativi, diplomatici, Ong e personale di frontiera.

"La priorità è portarli in un luogo sicuro e fornire loro tutto ciò che possiamo", spiega, confessando di essersi lasciato andare a un pianto liberatorio dopo l'arrivo del primo gruppo. "Abbiamo lavorato come dei matti, ma è stato un vero miracolo portarli via da laggiù".

Al loro arrivo in Germania, i rifugiati sono accolti in case di cura ebraiche o interconfessionali in tutto il paese.

Un viaggio di 26 ore

Venerdì, Zhuravliova e altre due sopravvissute di 83 anni di Kiev - Larisa Dzuenko e Galina Ulyanova - sono arrivate alla periferia di Francoforte dopo un viaggio di 26 ore e si sono sistemate in una casa di cura. Una quarta donna è stata sistemata in un'altra struttura in città.

Ulyanova, così malata che da sette anni non lasciava il suo appartamento all'ottavo piano di un condominio di Kiev, ha dovuto essere portata giù di peso da due uomini per salire in ambulanza. Dzuenko è un ingegnere in pensione, soffre di diabete e ha dovuto ricevere una terapia infusionale durante il viaggio.

Ulyanova e Dzuenko sono entrambe dovute fuggire dai nazisti quando erano bambine: la prima in Kyrgyzstan; la seconda in Uzbekistan, prima di fare ritorno a Kiev.

Sedute intorno a un tavolo ornato da tulipani rossi e gialli, sembravano sollevate di trovarsi in Germania.

"Tutti ci trattano così bene qui. Il cibo è buono, siamo al sicuro, e il personale è accogliente", ha detto Ulyanova, ex infermiera.

"Quando ero piccola, sono dovuta fuggire dai tedeschi con mia madre in Uzbekistan. Non avevamo cibo ed ero terrorizzata dai grossi ratti che si vedevano per la strada". "Per tutta la vita ho pensato che i tedeschi fossero malvagi, ma ora sono stati i primi a tenderci la mano e a salvarci".

Zhuravliova ha detto di essere più che grata di essere ora in Germania "Sembra che questo Paese abbia imparato dal passato e stia cercando di fare qualcosa di buono per noi ora".