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Le richieste dell'Ungheria per sbloccare i fondi europei all'Ucraina

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha accolto con favore i preparativi per un piano B nel caso in cui gli Stati membri non riescano a trovare un accordo sul fondo speciale da 50 miliardi di euro per l'Ucraina.
Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha accolto con favore i preparativi per un piano B nel caso in cui gli Stati membri non riescano a trovare un accordo sul fondo speciale da 50 miliardi di euro per l'Ucraina. Diritti d'autore European Union, 2023.
Diritti d'autore European Union, 2023.
Di Jorge LiboreiroVincenzo Genovese
Pubblicato il
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Dopo il veto al fondo da 50 miliardi di euro dello scorso dicembre, l'Ungheria sembra disposta a concedere i finanziamenti europei all'Ucraina. Ma Orbán ha due richieste per le istituzioni comunitarie

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La dotazione, compresa nella revisione del bilancio pluriennale dell'Ue, serve a fornire a Kiev assistenza finanziaria tra il 2024 e il 2027 per colmare il crescente deficit pubblico del Paese, sostenere i servizi essenziali e pagare gli sforzi di ricostruzione. 

Secondo il piano originale della Commissione, lo strumento avrebbe dovuto essere già operativo. Ma nell'ultima riunione del Consiglio europeo, a dicembre 2023, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha esercitato il suo potere di veto per fermare la proposta.

I capi di Stato e di governo del'Unione si riuniranno nuovamente il primo febbraio, mentre i loro ambasciatori sono al lavoro per prearare il terreno in vista di un'intesa. 

Le due richieste dell'Ungheria

Secondo fonti diplomatiche, l'Ungheria sembra ora disposta ad approvare il pacchetto di sostegno, ma ha avanzato l'idea di suddividerlo in quattro tranche annuali, del valore di 12,5 miliardi di euro ciascuna.

Questa operazione significherebbe che i leader dell'Ue dovrebbero approvare, all'unanimità, ogni singolo finanziamento. Ciò sarebbe in contrasto con l'obiettivo dello strumento di fornire all'Ucraina assistenza a lungo termine in maniera prevedibile, e soprattutto permetterebbe a Orbán, o a qualsiasi altro capo di governo, di bloccare gli aiuti.

La seconda richiesta ungherese riguarda i fondi del piano Next GenerationEu, concordati per la ripresa dalla crisi provocata dalla pandemia di Covid19. Secondo le regole attuali, gli Stati membri hanno tempo fino alla fine di agosto 2026 per completare le riforme e gli avanzamenti necessari a ricevere tutte le sovvenzioni e i prestiti dei propri piani nazionali di ripresa e resilienza. In caso contrario, i fondi rimasti inutilizzati andranno persi.

Il governo di Budapest chiede di aggiungere altri due anni alla scadenza, cosa che richiederebbe la ridiscussione del regolamento che istituisce il Next GenerationEu. La ragione della richiesta risiede nel fatto che il piano ungherese è tutt'ora bloccato dalla Commisione e il Paese potrebbe ritrovarsi a dover spendere i soldi - se mai riuscisse a ottenerli - in tempi stretti.

Il Pnrr ungherese consta di 10,4 miliardi di euro, di cui ha ricevuto soltanto 920 milioni. A questi fondi bloccati si aggiungono 11,5 miliardi dei fondi di coesione, sospesi per le preoccupazioni legate a corruzione e conflitti di interesse.

Orbán ha ripetutamente denunciato la situazione come "ricatto finanziario" e i suoi deputati hanno pubblicamente affermato che bisognerebbe versare i soldi all'Ungheria prima di istituire il fondo per l'Ucraina. 

"Il piano B della Commissione è il piano A dell'Ungheria"
Viktor Orbán
Primo ministro dell'Ungheria

Impressioni positive

Una fonte diplomatica rivela a Euronews che l'Ungheria è l'unico Paese a presentare tali richieste e che riguardo alla seconda ha pure ricevuto aspre critiche dalla Germania. Tuttavia, il fatto che il governo di Budapest stia almeno presentando proposte alternative, invece di rimanere ancorata al suo veto, suggerisce un'atmosfera più costruttiva.

Gli ambasciatori hanno approvato un "mandato negoziale parziale" per consentire al Belgio, il Paese che attualmente detiene la presidenza di turno del Consiglio dell'Ue, di avviare colloqui formali con il Parlamento europeo non appena sarà trovata una soluzione sullo strumento di sostegno all'Ucraina.

Il mandato è ovviamente "parziale" perché non include i dettagli specifici del fondo, tra cui le cifre dei finanziamenti. Le decisioni concrete vpotranno essere prese soltanto nel vertice di febbraio fra i capi di Stato e di governo dell'Ue.

Se gli Stati membri non riusciranno a trovare un accordo, la Commissione sarà chiamata  a progettare un sistema alternativo, con il consenso di 26 Paesi su 27, per alimentare i flussi di denaro verso l'Ucraina flusso di denaro verso Kiev. In un recente post sui social media, lo stesso Orbán è sembrato accogliere con favore questa ipotesi.

"È bello vedere che la Commissione europea sta preparando un piano B per il primo febbraio, in base al quale il sostegno finanziario fornito all'Ucraina potrebbe essere gestito al di fuori del bilancio dell'Ue. Il piano B della Commissione è il piano A dell'Ungheria!"

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