Perché si è fermato l'allargamento dell'Ue?

I leader partecipano a un vertice UE-Balcani occidentali a Bruxelles il 23 giugno 2022.
I leader partecipano a un vertice UE-Balcani occidentali a Bruxelles il 23 giugno 2022. Diritti d'autore John Thys, Pool Photo via AP
Di Alice Tidey
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

L'allargamento è regolarmente indicato come la politica estera più efficace dell'Unione europea, ma dal 2004, il processo si è arenato

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Quell'anno entrarono nell'Ue dieci Paesi: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Cosa è cambiato da allora nell'Unione per rendere così difficile l'adesione?

Prima  del 2004, "tutto sembrava andare nella direzione di un mondo globale più aperto. La maggior parte di questi Paesi stava passando dal comunismo alla democrazia e all'economia di libero mercato e quindi c'era un grande senso di speranza e di ritorno all'Europa", dice a Euronews Ian Bond, direttore della politica estera del Centre for European Reform.

Herman van Rompuy, l'allora presidente del Consiglio europeo, ha salutato i nuovi ingressi, come un momento in cui "finalmente l'Europa era tornata a essere 'Europa'".

Ora invece  "l'Ue è molto più cauta, guarda anche ai rischi e agli aspetti negativi, alle minacce che deve affrontare e cerca di trovare un equilibrio tra tutti questi aspetti quando pensa al prossimo ciclo di allargamento".

Questioni prioritarie e dispute bilaterali

Questa nuova cautela da parte è attribuita in parte alla serie di crisi globali che il mondo ha affrontato da allora, dai dissesti finanziari alla crisi migratoria, dalla pandemia da Covid19 all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia.

"Tutte queste crisi hanno distolto l'attenzione dall'allargamento, che fino al 2004 era il progetto di punta dell'Ue. Ma a causa di queste distrazioni è uscito dai radar. Le urgenze erano altre", spiega a Euronews Stefan Lehne, senior fellow del think tank Carnegie Europe.Secondo gli esperti, la colpa è anche degli sviluppi interni nell'Unione, come l'ascesa dei partiti populisti e sovranisti, che ha portato alcuni Paesi a bloccare i progressi dell'adesione di nuovi Stati membri per questioni bilaterali.

È accaduto con la Macedonia del Nord, che aveva presentato la domanda di adesione nel 2004, ha ottenuto lo status di Paese candidato nel 2005 e ancora non è nell'Ue. La sua candidatura è stata bloccata prima da Francia e Paesi Bassi per la necessità di migliorare il processo di allargamento, poi dalla Grecia per una disputa sul nome del Paese. Una volta risolta questa spinosa questione nel 2018, con un referendum che ha cambiato la denominazione del Paese da Macedonia a Macedonia del Nord, è subentrata la Bulgaria, chiedendo il riconoscimento formale del fatto che cultura e lingua macedoni siano fortemente influenzate dalle proprie, oltre a una maggiore tutela della minoranza bulgara del Paese. I negoziati di adesione sono stati avviati soltanto a luglio 2022.

"Il processo negoziale è diventato sempre più difficile e non può essere completato con successo nel corso del mandato di un solo governo", ha dichiarato a Euronews Zulfi Ismaili, capo della delgazione della Macedonia del Nord presso l'Ue.

"Questa evoluzione dei negoziati di adesione si è basata più o meno sulla lezione appresa dall'Ue", ha aggiunto l'ambasciatore. Ad esempio, l'Ungheria ha già annunciato che porrà il veto all'adesione dell'Ucraina finché il Paese non garantirà alcuni diritti alla minoranza etnica ungherese.

Denaro e diritti

C'è poi la questione dell'erosione dello Stato di diritto in alcuni Stati membri, in particolare Polonia e Ungheria.

Il timore è che democrazia e rispetto dello Stato di diritto già molto fragili e corruzione molto più diffusa in alcuni Paesi candidati all'adesione rischino di accelerare questa tendenza.

Un altro ostacolo all'allargamento negli ultimi due decenni è stato il crescente dibattito sulla cosiddetta "capacità di assorbimento" dell'Ue, per integrare nuovi membri senza compromettere la sua efficienza e il suo sviluppo.

I nuovi Stati membri tendono a essere più poveri e potrebbero assorbire molti dei fondi di coesione. I dieci Paesi che hanno aderito nel 2004, ad esempio, avevano tutti un prodotto interno lordo molto inferiore alla media europea.

Secondo alcune pevisioni l'Ucraina, una potenza agricola dal basso reddito pro-capite, potrebbe diventare l'unico beneficiario netto della Politica agricola comune se dovesse aderire all'Ue senza alcuna riforma delle regole attuali.

Preoccupa pure il potenziale impatto sul processo decisionale: potrebbe essere più difficile trovare il consenso necessario con più Paesi da mettere d'accordo, soprattutto se non verrà limitato l'utilizzo del voto all'unanimità. Di recente, l'Ungheria ha bloccato a lungo le sanzioni contro gli oligarchi russi ed è riuscita a ottenere una significativa riduzione dell'embargo sul petrolio russo. 

"Penso che in questo caso ci sia troppa paura di ciò che i nuovi membri potrebbero fare - sostiene Ian Bond -. Nella maggior parte dei casi, quando i Paesi entrano nell'Ue, la prima cosa che vogliamo fare è dimostrare che appartengono all'Unione".

Integrazione graduale?

"All'inizio l'obiettivo dell'allargamento era quello di consolidare l'Europa nel contesto del confronto tra Est e Ovest. E ora, di nuovo, si tratta fondamentalmente di evitare zone d'ombra tra l'Ue e la Russia", dice Stefan Lehne.

Dall'invasione dell'Ucraina, i leader europei hanno tenuto due vertici con le loro controparti dei Balcani occidentali, mentre un'altra iniziativa, la Comunità politica europea è stata creata per rafforzare i legami con i Paesi non appartenenti all'Unione. 

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L'allargamento sarà uno dei principali punti all'ordine del giorno nel vertice della Cpe a Granada il 4 ottobre. I capi di Stato e di governo dell'Unione ne discuteranno anche nella riunione informale del 5 ottobre nella città spagnola e molto probabilmente l'argomento sarà al centro del Consiglio europeo di dicembre a Bruxelles.

Un'idea che sta prendendo sempre più piede è quella dell'integrazione graduale, con i Paesi candidati che possono aderire ad alcune politiche e programmi dell'Unione man mano che avanzano nel loro processo di adesione. Il concetto, sostenuto dal presidente francese Emmanuel Macron, ha raccolto il sostegno della Macedonia del Nord.

"Riteniamo che il processo di adesione non debba concentrarsi solo sull'obiettivo finale, che deve sempre rimanere la piena adesione, ma che debba integrare i Paesi candidati nelle strutture dell'Ue man mano che vengono realizzate le riforme", sostiene l'ambasciatore macedone Ismaili.

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