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Migranti, troppo ottimismo a Bruxelles per il primo ok alla riforma?

La riforma Ue per le regole sulla gestione dell'immigrazione supera il primo ostacolo, ma il processo è lungo
La riforma Ue per le regole sulla gestione dell'immigrazione supera il primo ostacolo, ma il processo è lungo Diritti d'autore Olivier Matthys/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
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Di Gianluca Martucci
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L'adozione del mandato negoziale da parte dei ministri è solo il primo passo. Numerose le insidie sulla prosecuzione dei lavori, a partire dalla prossima presidenza di turno spagnola

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A Bruxelles l'entusiasmo è alle stelle. L'accordo trovato dai ministri dei 27 Paesi dell'Unione europea sulle nuove regole per le procedure e la gestione in materia di asilo e migrazione è per molti una decisione storica. La Commissione europea aveva proposto una riforma quando ancora il suo primo anno di mandato non era terminato, a settembre 2020.

Lo stallo, durato anni, è stato alimentato dai problemi della pandemia e della guerra in Ucraina, e soprattutto dalla mancanza di iniziativa politica a fronte di una questione spinosa.

L'intesa alla fine gode anche del sostegno dell'Italia che ha accettato di aderire all'accordo solo dopo aver ottenuto alcune concessioni. Sebbene il voto di Roma non fosse determinante ai fini del raggiungimento della maggioranza qualificata, l'esclusione di un Paese coinvolto in prima linea nella rotta migratoria (dove sono sbarcati l'80% dei migranti che hanno viaggiato nel Mediterraneo nei primi cinque mesi del 2023), sarebbe stata una sconfitta politica sonora.

Roma ha esultato per aver vinto la partita sulla definizione di Paese terzo sicuro a cui viene assegnato il trattamento del singolo richiedente asilo non titolato a ricevere protezione. Gli Stati membri avranno un certo margine di discrezionalità nel definire qual è il Paese terzo in cui un richiedente può recarsi dopo che la sua domanda d'asilo viene respinta. In virtù di questo margine di manovra, l'Italia guarda soprattutto alla possibilità di rafforzare la cooperazione con la Tunisia per ridurre gli sbarchi. 

Non a caso il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha sbandierato anche la conquista di far confluire i contributi finanziari versati dai Paesi che non parteciperanno ai ricollocamenti in caso di uno stato di pressione migratoria accertata dalla Commissione europea, in un fondo europeo finalizzato a migliorare le capacità dei Paesi di origine e di transito (e la Tunisia è uno di questi).

Le voci più critiche sono state sollevate dai ministri di Polonia e Ungheria, sempre critiche nei confronti dell'adozione di meccanismi di solidarietà obbligatoria.

In presenza di uno Stato membro colpito da una situazione di forte pressione migratoria, gli altri Stati Ue potranno scegliere se partecipare ai ricollocamenti, corrispondere un sostegno finanziario di almeno 20 mila euro per ciascun richiedente asilo che sono chiamati ad accogliere o  fornire assistenza tecnica per aumentare le capacità di gestione dello Stato in difficoltà.

Balázs Hidvéghi , europarlamentare ungherese di Fidesz, partito del premier magiaro Viktor Orbán respinge l'idea che "questo accordo è una soluzione all'annoso problema della migrazione illegale in Europa", perché "riporta in auge la vecchia idea delle quote migratorie e della ridistribuzione dei migranti illegali", rivelatasi "un fallimento spettacolare e controproducente.

I due regolamenti votati dai 27 ministri dovranno superare altri banchi di prova. In primis i negoziati interistituzionali con il Parlamento per la definizione dei due testi definitivi. Poi i due atti andranno nuovamente approvati sia dal Consiglio Ue (dove siedono appunto i ministri) e sia dal Parlamento europeo. Nel frattempo si riuniranno i 27 leader nel Consiglio europeo del 29 e 30 giugno 2023, che dovrebbe prendere atto del primo successo ottenuto dai ministri. La Commissione spera nell'adozione del testo definitivo entro febbraio 2024.

Ma molto dipenderà dal governo spagnolo che guiderà la presidenza di turno del Consiglio Ue che Madrid è chiamata ad assumere nel secondo semestre del 2023 (le elezioni politiche sono previste per il prossimo 23 luglio). L'obiettivo è chiudere l'iter prima delle elezioni europee del 6-9 giugno 2024.

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