18 miliardi a Kiev e nuove sanzioni alla Russia. L'Europa dice sì ma rimanda il price-cap

Charles Michel e Viktor Orban al Consiglio europeo
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Il Consiglio europeo compatto sull'Ucraina: aiuti da 18 miliardi a Kiev e nuove sanzioni alla Russia. Decisivo il superamento delle resistenze polacche. Ancora rinviato, invece, l'accordo sul price-cap. Zelensky: "Sia il più basso possibile o non servirà a niente"

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All'ombra del Qatar-Gate, che sta gettando scompiglio a Strasburgo e a Bruxelles, l'ultimo Consiglio europeo dell'anno e il primo della premier Giorgia Meloni si compatta nel sostegno all'Ucraina e approva un nono round di sanzioni alla Russia.  

Via libera a sanzioni alla Russia e aiuti all'Ucraina. Superate le resistenze polacche

La lunga giornata di discussioni ha prodotto alla fine l'accordo sul nuovo pacchetto di sanzioni proposto dalla Commissione, che include nuove banche e componenti per i droni, e su aiuti finanziari a Kiev da 18 miliardi di euro. 

"Sono contento che siamo riusciti a mantenere un approccio unitario - il commento a caldo del premier ceco, Petr Fiala - . Sia per quanto riguarda l'approvazione della macro assistenza finanziaria all'Ucraina, che per il nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia".

Decisivo il superamento del veto della Polonia, che sembrava volerlo utilizzare come leva negoziale per sbloccare l'erogazione dei fondi del proprio Piano nazionale di ripresa e resilienza, attualmente approvato ma con i pagamenti fermi fino a che il governo polacco non avrà realizzato le riforme giudiziarie richieste dalla Commissione europea.

Price cap, un altro rinvio

Sfuma ancora invece l'intesa sulla questione energetica: i 27 Capi di Stato e di governo hanno rimandato la decisione su un tetto al prezzo del gas al Consiglio dei ministri dell'Energia di lunedì 19 dicembre. I "progressi" rivendicati dai leader nelle conclusioni del vertice non risolvono i problemi principali, cioè la soglia di attivazione e il funzionamento del price cap. Accordo ed efficacia della misura si giocheranno infatti tutti sui numeri: un complesso equilibrismo tra prudenza e volontà di garantire la stabilità delle forniture da una parte e spinta a esercitare ulteriori e sostanziali pressioni su Mosca, dall'altra.

"Io so solo che una discussione di cinque ore serve per giungere alla conclusione che i ministri dell'Energia dovranno affrontare l'argomento nei prossimi giorni", aveva detto in modo profetico prima del vertice il primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel. "Sono sei mesi che ne parliamo. Nei nostri stoccaggi abbiamo ancora gas russo e nei prossimi mesi dovremo riempirli di nuovo. Quindi è importante capire cosa ci riserva il futuro ".

Si è discusso inoltre in modo approfondito anche su come rispondere all "Inflation Reduction Act statunitense", il piano di aiuti che minaccia la competitività delle aziende europee. Gli Stati chiedono alla Commissione europea di mobilitare tutti gli strumenti possibili per facilitare gli investimenti. Ma alcuni paesi, tra cui in particolare la Germania, si oppongono all'idea di un prestito comune per aiutare il settore industriale.

Buone notizie, intanto, per la Bosnia-Erzegovina, che come previsto ha ottenuto lo status di Paese candidato all'ingresso nell'Unione Europea.

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