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Morire per un aborto negato: la storia di una giovane polacca all'Europarlamento

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Di Isabel Marques da Silva
In Polonia si sono svolte proteste di massa alla pronuncia e all'entrata in vigore della sentenza
In Polonia si sono svolte proteste di massa alla pronuncia e all'entrata in vigore della sentenza   -   Diritti d'autore  AP Photo/Czarek Sokolowski   -  

La 30enne Izabela Sjabor è morta l'anno scorso di shock settico in Polonia, incinta di 22 settimane. Per molti suoi connazionali è una vittima dellla politica di divieto quasi totale dell'aborto, in vigore nel Paese dal gennaio 2021.

La cognata e l'avvocato di famiglia di Izabela hanno riportato al Parlamento europeo le sue ultime parole.I medici avrebbero aspettato che il cuore del feto si fermasse prima di trattare la sua infezione.

Divieto quasi totale

"Izabela ha scritto alla sua famiglia durante il ricovero che si sentiva come un'incubatrice. Sono certa che volesse dire che a nessuno importava della sua vita, e per tutti, compresi i medici in ospedale, la cosa più importante era vita del feto, e in secondo luogo la situazione giuridica dei medici", dice l'avvocato Jolanta Budzowska.

In Polonia è ancora possibile effettuare legalmente un'interruzione di gravidanza in caso di rischio di morte per la madre, così come di stupro o incesto. Ma le anomalie fetali, come quella capitata al figlio di Izabela, non sono più motivo sufficiente: nel settembre 2020 il Tribunale Costituzionale polacco ha definito l'aborto in casi una "pratica eugenetica", incompatibile con la Costituzione. 

Con l'entrata in vigore della sentenza, le interruzioni di gravidanza ufficiali sono scese da più di mille a cento, in un Paese di quasi 40 milioni di persone. Secondo le associazioni polacche per i diritti delle donne, ne avvengono altri 150mila: in maniera clandestina nelle cliniche locali, tramite pillole abortive, o all'estero.

Contromisure europee

La commissione competente dell'Eurocamera, quella per i Diritti della donna e l'uguaglianza di genere, ritiene la restrizione all'aborto una violazione dei diritti, come spiega il suo presidente, il polacco Robert Biedroń.

 "Gli arretramenti in Polonia, Ungheria e in altri Paesi dell'Unione europea mostrano chiaramente che i diritti umani non sono scontati. Ecco perché dobbiamo creare una lista, avere un approccio sistematico nei confronti dei diritti umani, compresi i diritti delle donne. La Carta europea dei diritti delle donne sarebbe lo strumento ideale e includerebbe, ad esempio, i diritti alla salute sessuale e riproduttiva".

A luglio di quest'anno il Parlamento europeo ha votato una risoluzione per inserire il diritto all'aborto tra quelli fondamentali dell'umanità.