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Ungheria-Ue e la controversia questione dei fondi europei

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Di Debora Gandini
ViKtor Orban, Premier ungherese
ViKtor Orban, Premier ungherese   -   Diritti d'autore  Diritti d'autore John Thys/AP

Dopo la mossa di Budapest per accedere ai fondi europei bloccati, la Commissione europea sta esaminando tutte le ultime proposte di Budapest. 

Per salvare i finanziamenti europei, la scorsa settimana il governo di **Viktor Orbán**aveva annunciato che si sarebbe impegnato a modificare 10 leggi per combattere la corruzione, condizione richiesta da Bruxelles nel cosiddetto meccanismo dello Stato di diritto. Questo strumento, che difende i valori europei, permette all’Unione di sospendere i fondi qualora ci fossero delle irregolarità da parte di uno stato membro.

Nelle ultime settimane il governo ungherese e la Commissione europea sono giunti a dei negoziati importanti ma restano ancora diversi nodi da sciogliere. Secondo Balazs Ujvari,portavoce della Commissione europea, ci sarebbero carenze nella prevenzione di decisioni illegittime da parte delle autorità pubbliche, nelle procedure di appalto pubblico. E poi ancora carenze circa la lotta al conflitto di interesse e la mancanza di trasparenza o responsabilità.

Un membro del Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di poter esaminare le lettere e i documenti del governo ungherese, procedura che è stata rifiutata. C’è chi come l’eurodeputato tedesco dei Verdi, Daniel Freund mette in guardia Bruxelles sulle promesse di Budapest. "Orbán è stato intelligente in passato nel far credere alla gente di essere disposto a fare le riforme ma sta già mettendo a punto il prossimo piano per rubare soldi - ha sottolineato Freund. La Commissione deve essere estremamente cauta."

A causa dell'aumento dei prezzi dell'energia e del calo della valuta, l'Ungheria al momento ha un enorme disavanzo di bilancio. Dopo le elezioni il governo ha avviato un programma di austerità, i fondi europei sono diventati ormai indispensabili. Si parla infatti di circa 40 miliardi di euro, da inviare entro il 2027.

Budapest è da anni nel mirino della Commissione, causa soppressione della libertà di stampa, smodato controllo dei giudici, leggi lesive dei diritti politici e civili, discriminazioni verso le minoranze

La Commissione europea ad aprile aveva avviato il meccanismo di condizionalità per sospendere i fondi dell'Unione diretti all'Ungheria, a fronte delle ripetute violazioni dello Stato di diritto del Paese, per la soppressione della libertà di stampa, il controllo dell’operato dei giudici e le discriminazioni verso le minoranze.

Qual è esattamente il meccanismo di condizionalità?

Il meccanismo è un nuovo strumento inteso a tutelare gli interessi finanziari dell'Ue dalle violazioni dello Stato di diritto che si verificano all'interno di uno Stato membro.

È stato progettato in un contesto molto particolare: la pandemia di COVID-19 ha inflitto un dolore tremendo all'economia del blocco ed è stato istituito un fondo da 750 miliardi di euro per accelerare la ripresa. L'innovativo fondo, finanziato attraverso il debito comune, è stato negoziato parallelamente al bilancio settennale dell'UE di 1,1 trilioni di euro.

Il sostanziale aumento del potere finanziario ha alimentato gli appelli a garantire che i governi incriminati non traggano profitto dai soldi dei contribuenti dell'UE, un dibattito che infuriava da anni.

A seguito di tesi negoziati alla fine del 2020, che hanno visto falliti tentativi di porre il veto al testo, il sistema disciplinare è entrato in vigore nel gennaio 2021. Polonia e Ungheria hanno criticato lo strumento e hanno intentato senza successo una causa dinanzi alla Corte di giustizia per screditarne la legittimità.

I due paesi sono sospettati di ricadute democratiche e sono attualmente sotto la procedura dell'articolo 7, che rimane bloccata poiché entrambi hanno promesso di bloccarsi a vicenda.