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I paesi dell'UE cercano di semplificare i viaggi con i certificati COVID

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Di Aida Sanchez Alonso
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I paesi dell'UE cercano di semplificare i viaggi con i certificati COVID
Diritti d'autore  PIERO CRUCIATTI/AFP

Viaggiare all'interno dell'Unione Europea sarà più facile. I viaggiatori potranno entrare liberamente in un Paese se hanno avuto il loro primo ciclo di vaccinazione un massimo di 270 giorni fa, o se hanno ricevuto un'iniezione di richiamo. Questo vale anche per le persone che si sono riprese da COVID-19 negli ultimi 180 giorni e per i passeggeri che hanno avuto un test PCR 72 ore prima dell'arrivo o un test antigenico 24 ore prima. I ministri degli Affari europei hanno anche deciso che la quarantena e gli ulteriori test termineranno dal 1° febbraio.

Questo segna una importante scelta comune da parte dell'UE che si muove verso un approccio diverso alla pandemia. 

Per il virologo Marc Van Ranst è una buona decisione: "Penso che stiamo entrando in una nuova fase della pandemia. Non siamo ancora arrivati alla vetta ​​perché l'omicron è molto diffuso. Molte persone si ammalano e questo ha un effetto sulla società. Quindi la situazione deve tornare nella norma. C'è una forte pressione sugli ospedali, dove molti pazienti affetti dalla variante Delta sono ancora ricoverati in terapia intensiva. Se anche quella pressione si attenua, allora penso che siamo pronti a sbarazzarci magari non di tutte, ma di un certo numero di restrizioni".

L'eccezione, ovviamente, continueranno ad essere i non vaccinati. Van Ranst pensa che la differenza con i cittadini vaccinati stia "diventando palesemente chiara". Qualcosa che richiederà più monitoraggio nei paesi con tassi di vaccinazione più bassi.