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Coronavirus, la Pasqua amara dei cioccolatai belgi

Coronavirus, la Pasqua amara dei cioccolatai belgi
Diritti d'autore Virginia Mayo/AP
Diritti d'autore Virginia Mayo/AP
Di Susan Dabbous
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In Belgio la produzione di cioccolato ha un giro d'affari di 5 miliardi l'anno. Il periodo pasquale rappresenta il 30% delle vendite annue.

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Il covid-19 irrompe nella dolce industria del cioccolato belga e colpisce nel periodo peggiore: Pasqua. Quello che vediamo nei supermercati in questi giorni è il cioccolato di stock. Ma al momento, difficile a credersi, in Belgio non si produce cioccolato.

“La prima misura che abbiamo adottato è stata chiudere le fabbriche per mettere il nostro personale in sicurezza – afferma Valerie Stefanetto, direttrice marketing di Galler – .Abbiamo deciso anche di chiudere i nostri negozi. Poi abbiamo cercato di trovare della soluzioni per vendere il nostri prodotti.”

Molte boutique di cioccolato stanno proponendo le vendite online per ridurre le spese. Ma non per tutti è così. Le coccolaterie infatti, in quanto negozi di alimentazione non hanno l'obbligo di chiusura. Abbiamo chiesto a una rivenditrice al dettaglio franchising di Bruxelles perché ha deciso di rimanere aperta.

“Per il semplice fatto che avevo mezza tonnellata di cioccolato già ordinata. – spiega Valentina Martinotti, rivenditrice Galler – .Devo cercare di ridurre le perdite il più possibile, altrimenti devo chiudere per sempre. – e aggiunge – non saprei ancora quantificare le perdite ma quello che posso dire è che non sono riuscita a fatturare neanche la metà di quello che avevo previsto per questo periodo.”

A causa del telelavoro, si è ridotto drasticamente il numero delle aziende che ordinano dei regali per i loro dipendenti

“Di solito ho una quindicina di aziende che mi chiamano per fare delle ordinazioni – ricorda Valentina –. E bene quest'anno di ordini ne ho avuti zero”.

In Belgio la produzione di cioccolato ha un giro d'affari di 5 miliardi l'anno. Pochi dubbi quindi che questa Pasqua lascerà un conto salato da pagare.

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