Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Castrignanò e la sua pizzica: "Un invito all'integrazione dal Salento dei padri"

Castrignanò e la sua pizzica: "Un invito all'integrazione dal Salento dei padri"
Diritti d'autore 
Di Diego Giuliani
Pubblicato il
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button
Copia e incolla il codice embed del video qui sotto: Copy to clipboard Link copiato!

Il musicista e compositore ha fatto ballare Lione e Bourg-en-Bresse sui frenetici ritmi del suo ultimo "Fomenta" e di altri brani della tradizione popolare pugliese

Dal Salento alla Francia, tra presente e passato, per tramandare una tradizione musicale centenaria che parla di lavoro nei campi, gioia di vivere e integrazione: a maggio il musicista e cantautore Antonio Castrignanò ha fatto ballare a Bourg-en-Bresse e a Lione – dove lo abbiamo incontrato – con i ritmi della pizzica.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

“Questa musica è una sorta di medicina, qualcosa di naturale – ci dice Antonio Castrignanò nel gremito Palais de la Mutualité di Lione -. E’ la soluzione escogitata da un popolo, da una comunità, che decide e trova il modo di non emarginare i soggetti che magari avevano delle difficoltà, un male di vivere, e reinserirli nella società, nella comunità, attraverso un rituale sciamanico e attraverso la danza di una musica particolare: la pizzica tarantata”.

Già in cartellone con artisti come Goran Bregovic, Antonio Castrignanò è tra le figure di spicco di un movimento, che ha preso corpo dalla volontà di rilanciare una musica nata nei campi e ai tavoli delle osterie, per raccontare una cultura e una terra a lungo dimenticate.

“25-30 anni fa il Salento era sconosciuto agli italiani stessi – prosegue Castrignanò -. Neanche le previsioni del meteo parlavano di questo lembo di terra piccolissimo, il tacco dell’Italia. I giovani, in un percorso che è iniziato nei primi anni ’90 nel Salento, sono riusciti a trasformare questa straordinaria vitalità e questa forza in gioia e in dignità: dignità di presentarsi e di farsi conoscere al mondo moderno, come un popolo che ha sofferto ma che ha tanta gioia da regalare”.

Nato nel piccolo villaggio di Calimera, in cui tornerà prossimamente a esibirsi per il tradizionale “festival dei lampioni”, Castrignanò ha voluto restituire la voce alla cultura e alle storie del suo Salento, attraverso musiche che si propongono anche di tramandarne il prezioso bagaglio di memoria.

“Il passato ci può dire tanto. Ci può dare e ci può regalare quelli che sono l’essenza di valori che noi oggi pian piano stiamo perdendo – ci dice ancora Antonio Castrignanò -. Quello di comunicare non solo attraverso i social network ma scambiando e guardando negli occhi le persone come ormai forse non si fa più. Quello di non essere sempre lì con lo smartphone a guardare solo ed esclusivamente un rettangolo, ma di incontrare le persone e crescere attraverso il confronto”.

Da anni pilastro della Notte della Taranta, Castrignanò non mancherà l’appuntamento con la XVIII edizione del festival itinerante, in programma dal 5 al 22 agosto in Puglia. Prima porterà però ritmi e sonorità del suo ultimo album “Fomenta” anche a Torino, a Nizza e al Festival Eutropia di Roma, dove si esibirà accanto ad artisti del calibro di Patti Smith. Tutti palscoscenici a cui ricorderà, come già nel brano “Terraferma”, composto nel 2006 per il film “Nuovomondo” di Crialese, che un tempo anche i suoi nonni e i suoi avi sono stati migranti.

“Noi siamo sempre pronti a puntare il dito contro il diverso, verso chi ha bisogno, magari l’emarginato, ma non conosciamo la sua storia – ci dice Antonio Castrignanò -. Noi abbiamo l’esigenza impellente di trovare una soluzione che gratifichi prima di tutto noi, invece di ascoltare quali sono state effettivamente le necessità che hanno spinto queste persone a cercare la dignità in un altro posto”.

A un gioioso messaggio indirizzato alla platea del concerto organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Lione, Antonio Castrignanò affida però il compito di ricordare che la pizzica è anche ambasciatrice di un’energia vitale e di una visione del mondo: “‘Chi balla la pizzica non muore mai’ vuol dire tutto quello che ci siamo detti finora – conclude Antonio Castrignanò -. C’e racchiuso un mondo, c‘è racchiusa la gioia di vivere attraverso la musica”.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Moda, la Vogue Fashion Dubai Experience punta i rifletteori sugli stilisti emergenti

Star Wars, la moda degli ologrammi

TV superstar a Monte Carlo