Codici Madrid di Leonardo da Vinci: nel 1967 la Biblioteca nazionale di Spagna annunciò il ritrovamento di due manoscritti rimasti mal catalogati per un secolo, oggi digitalizzati e accessibili al pubblico.
Ogni 13 febbraio si ricorda una delle scoperte più significative del XX secolo per gli studi su Leonardo da Vinci: l'annuncio ufficiale, nel 1967, che la Biblioteca Nazionale di Spagna conservava tra le sue collezioni due manoscritti originali dell'artista e ingegnere rinascimentale, rimasti inosservati per oltre un secolo.
I cosiddetti Codici Madrid I e II (fonte in spagnolo),identificati come Mss. 8937 e Mss. 8936, fanno parte dell'insieme dei quaderni scientifici redatti da Leonardo tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI.
La loro riscoperta avvenne quando il ricercatore statunitense Jules Piccus, impegnato nella revisione degli inventari di manoscritti dell'istituzione, ne riconobbe l'importanza in alcuni volumi che non erano stati correttamente attribuiti.
Secondo le informazioni ufficiali della Biblioteca Nazionale, i codici contengono centinaia di pagine di appunti e disegni dedicati alla statica, alla meccanica applicata, ai sistemi di ingranaggi, alle macchine idrauliche, alla geometria e agli studi sulle fortificazioni.
A differenza dei suoi dipinti, questi manoscritti permettono di osservare il processo intellettuale di Leonardo:calcoli, schemi, ipotesi e correzioni che rivelano il suo metodo sperimentale.
Il Codice Madrid I, datato principalmente agli anni 1490, è considerato uno dei trattati più importanti sulla meccanica elaborati da Leonardo, con studi dettagliati sulla trasmissione del movimento e sul funzionamento dei meccanismi.
Il Codice Madrid II, leggermente posteriore, raccoglie ricerche legate all'ingegneria civile e militare, oltre a studi topografici e progetti idraulici.
I manoscritti arrivarono in Spagna nel XVI secolo attraverso lo scultore Pompeo Leoni, che raccolse una serie di documenti leonardeschi dopo la morte dell'artista.In seguito entrarono a far parte della collezione reale e, più tardi, furono trasferiti alla Biblioteca Nazionale. Diverse riorganizzazioni interne ed errori di catalogazione fecero sì che restassero dispersi nei depositi per oltre cent'anni.
La Biblioteca Nazionale di Spagna ha sottolineato nelle sue pubblicazioni che i Codici Madrid costituiscono pezzi eccezionali del suo patrimonio documentario, poiché ampliano in modo significativo il corpus noto di scritti scientifici di Leonardo da Vinci. L'annuncio della loro scoperta nel 1967 ebbe risonanza internazionale e cambiò il panorama degli studi leonardeschi, portando alla luce materiali fino ad allora inediti.
Nel 2012 (fonte in spagnolo), l'istituzione ha avviato un progetto di digitalizzazione che ha permesso di mettere a disposizione del pubblico una versione interattiva dei codici. Questa iniziativa facilita oggi l'accesso ai manoscritti in tutto il mondoe rafforza il ruolo della Biblioteca Nazionale come custode di uno dei complessi documentari rinascimentali più rilevanti conservati in Spagna.
A più di mezzo secolo dalla loro riscoperta, i Codici Madrid I e II continuano a ricordarci che, dietro il genio, c'era qualcuno che osservava, sperimentava e sognava di capire come funzionava il mondo.