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La cultura e l'arte dell'Ucraina alla Biennale di Venezia

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La cultura e l'arte dell'Ucraina alla Biennale di Venezia
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Di Frédéric Ponsard

L'edizione 2022 della Biennale di Venezia ospita nei suoi Eventi Collaterali "This is Ukraine: defending freedom". Un progetto artistico militante dedicato all'Ucraina, in esposizione alla Scuola Grande della Misericordia. Una mostra che riunisce non solo il passato e il presente dell'arte ucraina, ma anche diverse opere dei più grandi artisti internazionali contemporanei, mobilitati contro la guerra. Un evento presentato dal PinchukArtCentre di Kyev e dalla Fondazione Viktor Pinchuk, con il sostegno del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Quest'ultimo si è rivolto a politici, artisti, ospiti e visitatori della Biennale, ricordando l'importanza dell'arte e della cultura della sua nazione. "Probabilmente non c'è stato nemmeno un anno sul pianeta Terra in cui alcune nazioni non abbiano combattuto per la loro libertà - ha detto Zelenskyy in un videomessaggio -. Ma ci sono stati molti anni in cui la maggior parte della gente non ha fatto caso a queste lotte per la libertà. Questo è ciò che sperano le tirannie".

La serie "Mothers" presenta i ritratti di 300 madri che hanno perso un figlio al fronte nelle regioni di Donetsk e Luhansk. La guerra in Ucraina ha impresso una svolta imprevista alla mostra. "È successo tutto in fretta, abbiamo organizzato questa mostra in quattro settimane, l'intenzione era di rappresentare l'Ucraina nel miglior modo possibile - dice Björn Geldhof, direttore artistico del PinchukArtCentre -. Non solo in senso contemporaneo, ma in senso storico, perché Putin ha iniziato dicendo che l'Ucraina non è un paese, non ha una sua cultura. Penso che questa mostra dimostri che abbiamo una cultura profondamente radicata, abbiamo una cultura che ha una storia. Ma è importante avere anche delle voci internazionali che si stringano intorno all'Ucraina".

Tra questi artisti c'è il francese JR, che ha portato a Venezia "Valeriia", gigantografia di una bambina ucraina di cinque anni che era già stata esposta a Leopoli. La foto della bambina in fuga è finita sulla prima pagina del Times. "Ho portato questa gigantografia a Leopoli perché volevo che gli aerei russi vedessero a chi sparavano ogni giorno - dice JR -. È per questo che abbiamo esposto la foto nel cuore della città, è impossibile non vederla sorvolando la città, che era appena stata bombardata. E' stato un modo di fargli capire chi sono le persone che stavano colpendo. La piccola Valeriia ora è sana e salva, è in Polonia con sua madre, ma suo padre e suo fratello sono ancora in Ucraina".

Lesoa Khomenko ha lasciato il marito per combattere in Ucraina. L'artista lo ha dipinto in formato gigante, così come altri soldati, che nella vita sono avvocati, ingegneri o musicisti. "Intendo l'arte solo come attività politica - dice Khomnko -. L'arte di sicuro non può competere con questa realtà, una realtà che ha a che fare con la morte di molte persone, di civili. Penso che la realtà sia più potente dell'arte, specialmente la realtà ucraina, che è così surreale".

Nikita Kadan ha avuto una dispensa speciale per lasciare il paese. Con il suo lavoro, iniziato nel Donbass nel 2014, accumula testimonianze della guerra. "Questo lavoro - spiega Kadan - contiene testimonianze materiali, tra cui frammenti di missili russi e frammenti di edifici in rovina a Kiev". La mostra "This is Ukraine" sarà aperta al pubblico fino al 7 agosto.