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Concorrenza tra Paesi europei: quanto è ancora attrattiva la Germania?

Gigafactory Tesla di Berlino-Brandeburgo
Gigafactory Tesla a Berlino-Brandeburgo Diritti d'autore  (c) dpa-Zentralbild
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Di Sonja Issel
Pubblicato il
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La Germania resta una delle maggiori economie europee, ma perde terreno nella competizione per gli investitori internazionali. Nuovi dati mostrano quali Paesi stanno recuperando e perché le imprese esitano sempre di più.

Per molti Paesi gli investimenti esteri sono un importante motore di crescita economica, innovazione e occupazione. Le aziende che aprono nuove sedi, costruiscono stabilimenti o insediano centri di ricerca non portano solo capitali nel Paese, ma spesso creano posti di lavoro e rafforzano le filiere produttive locali.

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Di conseguenza la concorrenza per attirare investitori internazionali è forte. I governi puntano su programmi di sostegno, incentivi fiscali e forum internazionali per gli investitori per convincere le imprese a scegliere il proprio territorio.

A questo scopo i governi organizzano forum internazionali per gli investitori e campagne di marketing territoriale.

Da alcuni anni la Francia si distingue per una strategia particolarmente aggressiva. Sotto il titolo "Choose France" ("Scegli la Francia") il governo, dal 2018, punta sugli investitori internazionali.

Nell'ambito del forum per gli investitori di quest'anno il presidente Emmanuel Macron ha annunciato di attendersi investimenti esteri per 93 miliardi di euro, un valore record secondo l'Eliseo.

Ma quanto sono efficaci, in confronto, i vari Paesi europei? Quali Stati attirano il maggior numero di investitori internazionali?

La Germania perde terreno

Per misurare l'attuale concorrenza per gli investitori internazionali è particolarmente adatto l'EY Europe Attractiveness Survey (fonte in tedesco). A differenza delle statistiche tradizionali sugli investimenti diretti esteri, che possono essere distorte da grandi operazioni finanziarie o da flussi interni ai gruppi, lo studio conta il numero di progetti d'investimento concreti.

Si tratta di nuovi progetti di aziende straniere annunciati o registrati in un anno, come l'apertura di nuove sedi, la costruzione di impianti produttivi o l'espansione di attività già esistenti.

Secondo l'ultima edizione dello studio, nel 2025 in Europa – EY definisce l'Europa come regione e non come Unione europea – sono stati annunciati 5.026 nuovi progetti di investimento. Si tratta di un calo del 7% rispetto al 2024 e, al tempo stesso, del livello più basso da undici anni.

Con 548 progetti la Germania resta al terzo posto in Europa, ma ha dovuto accettare nuove perdite. Il numero dei progetti d'investimento è sceso del 10% ed è ai minimi dal 2009.

Ancora più evidente è l'andamento sul lungo periodo. Rispetto al 2019 il numero dei progetti d'investimento in Germania è diminuito del 44%. Il calo è quindi molto più marcato che in Francia (-28%) o nel Regno Unito (-34%).

La Francia resta in testa, Spagna e Turchia in crescita

Nonostante un netto calo, la Francia rimane la principale destinazione europea per gli investimenti. Il numero dei progetti è sceso nel 2025 del 17%, a 852. Fra i grandi poli europei il Paese ha registrato la contrazione più forte.

Al secondo posto c'è il Regno Unito con 730 progetti, in diminuzione del 14% rispetto all'anno precedente.

Tra i vincitori del 2025 figurano invece Spagna e Turchia. La Spagna ha aumentato il numero dei progetti d'investimento del 20%, arrivando a 383, e sale così al quarto posto. La Turchia segue con 376 progetti e una crescita del 7%, al quinto posto.

Anche la Polonia ha proseguito il proprio trend positivo. Con 285 progetti e un aumento del 10% il Paese si piazza al sesto posto. Anche i Paesi Bassi sono tra i pochi Stati con investimenti in crescita, in aumento dell'8% fino a 159 progetti.

È andata meno bene per Italia, Belgio e Portogallo. In Italia il numero dei progetti è calato dell'8%, a 206; in Belgio è sceso dell'11%, a 187. Il Portogallo si è fermato a 186 progetti, con una flessione del 5%.

Perché gli investitori sono più cauti

Secondo EY, il calo degli investimenti è legato soprattutto alla debole crescita economica di molte economie europee. Si aggiungono i prezzi elevati dell'energia, le incertezze geopolitiche e una minore propensione a investire da parte delle imprese internazionali. Anche i conflitti commerciali e il timore di nuovi dazi pesano sui piani di molti gruppi.

Dal punto di vista di molti investitori è particolarmente problematica la combinazione di costi relativamente alti e bassa crescita. EY segnala inoltre crescenti critiche alla complessità normativa in Europa.

In Germania, a pesare maggiormente sul debole andamento degli investimenti sarebbero "l'elevato carico fiscale, gli alti costi del lavoro, l'energia cara e, al tempo stesso, una burocrazia paralizzante", ha dichiarato Ahlers. La "incapacità di riformarsi della Germania" sarebbe ormai nota in tutto il mondo. "Dell'immagine di Paese di alta qualità e roccia economica in mezzo alla tempesta purtroppo è rimasto ben poco".

La Germania continua a investire molto all'estero

Mentre la Germania perde attrattiva come luogo di investimento, anche l'attività d'investimento delle aziende tedesche nel resto d'Europa è diminuita in modo marcato. Nel 2025 le imprese tedesche hanno annunciato 484 progetti d'investimento in altri Paesi europei, il 24% in meno rispetto all'anno precedente. Il calo è considerato insolitamente forte, dato che negli ultimi anni il numero di progetti è stato per lo più superiore a 600. La Germania resta comunque il principale investitore europeo.

Con 101 progetti, la Francia è stata ancora una volta la principale destinazione degli investimenti tedeschi. Al secondo posto si è piazzata per la prima volta la Turchia, davanti al Regno Unito. L'impegno delle imprese tedesche in Europa occidentale è diminuito in modo particolarmente marcato.

Gli USA tornano il maggiore investitore in Germania

Anche per quanto riguarda la provenienza degli investimenti si osservano cambiamenti. Dopo che nel 2024 le aziende cinesi avevano annunciato per la prima volta più progetti d'investimento in Germania rispetto a quelle statunitensi, nel 2025 la tendenza si è invertita.

Con 98 progetti, gli Stati Uniti sono tornati a essere il principale investitore estero in Germania. Rispetto all'anno precedente il numero degli investimenti statunitensi è aumentato del 9%. La Cina è scesa al secondo posto con 82 progetti, dopo un calo del 15% dei piani di investimento.

Nonostante il recente recupero, l'interesse delle aziende americane per la Germania come sede d'investimento resta ben al di sotto dei livelli del passato. Con 98 progetti, nel 2025 gli Stati Uniti hanno investito in Germania meno della metà rispetto al 2018.

Su scala europea, gli USA restano il principale investitore estero. Con 943 progetti d'investimento le aziende statunitensi si sono nuovamente piazzate al primo posto nel 2025. Le imprese tedesche seguono al secondo posto, sebbene i loro investimenti nel resto d'Europa siano diminuiti sensibilmente.

L'Europa perde terreno anche nella competizione globale

Per un confronto a livello mondiale conviene guardare ai flussi di capitali d'investimento. Secondo il World Investment Report 2025 della UN Trade and Development (UNCTAD) (fonte in tedesco), nel 2024 gli investimenti diretti esteri globali (IDE) sono scesi a circa 1,493 bilioni di dollari, equivalenti a migliaia di miliardi. Si tratta di un calo dell'11% rispetto al 2023.

Il calo ha colpito in modo particolarmente duro l'Europa. Secondo l'UNCTAD, nel 2024 nella regione sono affluiti circa 182 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri. L'anno precedente erano stati 439 miliardi. Si tratta di un crollo del 58%.

Il Nord America si è collocato al secondo posto con 343 miliardi di dollari, registrando un aumento del 23% su base annua. L'Asia è rimasta la principale destinazione per i capitali internazionali, con 605 miliardi di dollari, e ha registrato solo un calo del 3%.

Queste cifre richiedono però una precisazione metodologica importante: l'UNCTAD esclude dal calcolo le cosiddette "Conduit Economies" come Lussemburgo, Paesi Bassi o Irlanda, per evitare distorsioni dovute a strutture di holding e transazioni finanziarie interne ai gruppi.

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