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Incursioni di droni in Europa: da evento raro a nuova normalità

Un soldato posa accanto a un drone durante un evento stampa dell'Esercito svizzero a Elm, Svizzera, 18 maggio 2026.
Un soldato posa con un drone durante un evento stampa dell'Esercito svizzero a Elm, in Svizzera, il 18 maggio 2026. Diritti d'autore  © KEYSTONE / GIAN EHRENZELLER
Diritti d'autore © KEYSTONE / GIAN EHRENZELLER
Di Angela Skujins
Pubblicato il
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L'attacco con droni in Romania ha riacceso i timori che la guerra russa in Ucraina si estenda all’Europa. Con incursioni sempre più frequenti in Paesi NATO e UE, i leader corrono ai ripari rafforzando le difese contro una minaccia ibrida in rapida crescita

L’incidente avvenuto a Galați, nella Romania orientale, segna un nuovo capitolo nella crescente preoccupazione europea per le incursioni di droni legate alla guerra in Ucraina. Venerdì un drone si è schiantato sull’ultimo piano di un complesso residenziale della città portuale affacciata sul Danubio e vicina al confine ucraino, provocando il ferimento di due civili e un incendio sul tetto dell’edificio.

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Le autorità rumene non hanno lasciato spazio a dubbi sull’origine del velivolo. Il presidente Nicușor Dan ha attribuito laresponsabilità alla Russia, mentre la ministra degli Esteri Oana Țoiu ha confermato che il drone era di fabbricazione russa e trasportava esplosivi. L’episodio ha immediatamente suscitato una forte reazione internazionale, con messaggi di sostegno da parte della NATO, della Commissione europea e di numerosi partner occidentali.

Secondo Kayoko Gotoh delle Nazioni Unite, l’incidente rappresenta la conferma di un timore espresso da tempo dai leader europei: la guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina sta oltrepassando i confini del Paese, coinvolgendo direttamente territori e cittadini di altri Stati europei.

Un fenomeno in crescita dal 2022

Le incursioni di droni nei cieli europei sono diventate sempre più frequenti dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Se nei primi mesi del conflitto questi velivoli erano considerati soprattutto strumenti tattici sul campo di battaglia, negli anni successivi il loro utilizzo si è trasformato in uno degli elementi centrali della guerra moderna.

La cosiddetta “guerra dei droni” ha visto un impiego massiccio di velivoli economici, facilmente sostituibili e capaci di svolgere missioni di ricognizione, attacco e sabotaggio. Ucraina e Russia ne utilizzano migliaia ogni giorno, rendendo il controllo dello spazio aereo una delle principali sfide del conflitto.

Secondo l’Institute for the Study of War, la Romania ha registrato almeno 28 episodi di incursioni di droni dal 2022. Solo nel 2026 ne sarebbero stati segnalati almeno 15. Tuttavia, il Paese non rappresenta un caso isolato.

Un'auto e una casa danneggiate dai detriti caduti dopo che droni russi hanno violato lo spazio aereo polacco durante un attacco contro l'Ucraina, a Wyryki vicino a Lublino, Polonia, 11 settembre 2025.
Un'auto e una casa danneggiate dai detriti caduti dopo che droni russi hanno violato lo spazio aereo polacco durante un attacco contro l'Ucraina, a Wyryki vicino a Lublino, Polonia, 11 settembre 2025. Copyright 2025 The Associated Press. All rights reserved.

Dalla Polonia ai Paesi Baltici

Negli ultimi mesi episodi simili sono stati registrati in Polonia, Lettonia, Lituania, Estonia, Finlandia, Danimarca, Belgio, Moldova, Bulgaria e Grecia. In alcuni casi si tratta di droni ucraini usciti accidentalmente dalla rotta o disturbati da sistemi di guerra elettronica russi. In molti altri, però, le responsabilità vengono attribuite direttamente a Mosca.

Un momento decisivo è arrivato nel settembre 2025, quando almeno 19 droni russi Shahed sono penetrati nello spazio aereo polacco. L’episodio spinse Varsavia a invocare l’articolo 4 della NATO, aprendo consultazioni urgenti tra gli alleati e portando alla nascita dell’operazione Eastern Sentry, destinata a rafforzare il monitoraggio e l’intercettazione dei droni sul fianco orientale dell’Alleanza.

Da allora le violazioni dello spazio aereo europeo hanno continuato ad aumentare, mettendo in evidenza le vulnerabilità dei sistemi di difesa e la difficoltà di contrastare minacce numerose e a basso costo.

La sfida per NATO e Unione europea

La risposta occidentale si è concentrata sul rafforzamento delle capacità di rilevamento e neutralizzazione dei droni. Tuttavia, gli esperti evidenziano una criticità significativa: il costo.

I droni impiegati nel conflitto possono avere un prezzo relativamente basso, mentre i missili intercettori necessari per abbatterli sono molto più costosi. Questo squilibrio rischia di mettere sotto pressione le risorse dei Paesi NATO qualora gli attacchi diventassero più frequenti o coordinati.

L’Unione europea ha cercato di sviluppare una strategia comune attraverso diversi programmi dedicati alla sicurezza e al contrasto dei droni. Tuttavia, la cooperazione tra gli Stati membri resta complessa. Molti governi sono riluttanti a condividere informazioni sensibili o tecnologie considerate strategiche, rallentando la costruzione di un sistema europeo integrato.

Guerra psicologica e minacce ibride

Secondo numerosi analisti, l’obiettivo di queste incursioni non è soltanto militare. Mosca punterebbe anche a generare insicurezza e tensione nell’opinione pubblica europea, alimentando la percezione che la guerra possa estendersi oltre i confini dell’Ucraina.

Le incursioni di droni si inseriscono infatti in un quadro più ampio di minacce ibride che comprende campagne di disinformazione, interferenze elettorali, sabotaggi, disturbi ai segnali GPS e pressioni psicologiche sui Paesi europei.

Gli esperti parlano di una strategia volta a testare costantemente i limiti della risposta occidentale, individuando eventuali divisioni politiche o debolezze operative all’interno della NATO e dell’UE.

Cosa può accadere ora

L’incidente di Galați potrebbe accelerare il dibattito europeo sulla sicurezza. Proprio mentre Bruxelles lavora a un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, diversi governi chiedono misure più rapide e incisive per rafforzare le difese comuni.

La crescente frequenza delle incursioni suggerisce che episodi simili potrebbero diventare una realtà sempre più comune. Come ha osservato il ministro della Difesa lituano Robertas Kaunas, i droni che sorvolano il territorio europeo non rappresentano più un’eccezione, ma una minaccia destinata a ripresentarsi con elevata probabilità.

Per l’Europa la sfida sarà quindi duplice: proteggere il proprio spazio aereo e, allo stesso tempo, evitare che la pressione esercitata attraverso queste operazioni riesca a minare la coesione politica e il sostegno all’Ucraina.

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