Tornano i fenicotteri nella laguna più estesa e famosa d'Italia. Nel 2025 sono stati censiti 24mila fenicotteri rosa, seimila in più rispetto al 2024
Niente rende meglio l’idea di quanto i fenicotterisiano nuovi nella laguna veneziana quanto il fatto che nel dialetto locale non esiste una parola per indicarli.
Ma oggi questi uccelli dal piumaggio rosa pallido, stanno arrivando a Venezia in numero record. Gli interventi ecologici per ripristinare le zone umide danneggiate potrebbero ampliare il loro habitat e, forse, indurli a nidificare.
I fenicotteri – che nidificano soprattutto in Spagna e in Francia – hanno iniziato a comparire nella vasta laguna veneziana all’inizio degli anni Duemila, per lo più nelle valli da pesca e nei banchi di fango nelle zone più periferiche, con avvistamenti rari nel centro storico attraversato dai canali e amatissimo dai turisti.
Dove sono i fenicotteri a Venezia
Gli ambientalisti affermano che il loro arrivo a Venezia è il segnale della buona salute della laguna e della sua idoneità come area di alimentazione. Lo scorso inverno il numero di fenicotteri svernanti a Venezia ha raggiunto il record di quasi 24 mila esemplari.
Sono seimila in più rispetto all’anno precedente, cifre “che collocano la laguna veneziana tra i più importanti siti di svernamento dell’intero areale della specie”, spiega l’ornitologo Alessandro Sartori.
Sartori monitora la laguna ogni settimana in barca alla ricerca di segnali di nidificazione, che indicherebbero la presenza di una colonia veneziana autonoma.
Finora non ci sono nuovi indizi, dopo due tentativi di nidificazione nelle valli da pesca della laguna nord, nel 2008 e nel 2013, andati incontro a seri ostacoli, compresi violenti temporali di grandine che hanno ucciso decine di uccelli.
Oltre il 90 per cento degli esemplari censiti lo scorso anno si trovava nella laguna settentrionale, dove si estende un’ampia area di barena naturale, isolotti di limo e argilla che emergono di pochi centimetri dal livello medio del mare.
I fenicotteri sono attratti anche dalle tradizionali valli da pesca, zone umide semi-naturali arginate che offrono abbondanza di cibo ma possono metterli in conflitto con le attività umane.
Cosa sono le barene e perché è importante ricostruirle
Un progetto di ricostruzione delle barene nella parte meridionale, più isolata, della laguna – lontano dal centro storico e dal porto industriale – fa sperare che il numero di fenicotteri aumenti anche lì, creando un nuovo habitat in un’area dove l’erosione delle zone umide è stata particolarmente grave. Il progetto potrebbe inoltre allontanare gli uccelli dalle aree settentrionali, dove la pressione delle attività umane è maggiore.
La laguna di Venezia, che si estende per 550 chilometri quadrati, era originariamente composta per quasi metà da barene. Oggi la superficie di barena – o “barene”, nel dialetto veneziano – è appena del 7 per cento, circa la metà delle quali ricostruite, spiega Jane da Mosto, direttrice esecutiva di We Are Here Venice, partner locale del progetto europeo WaterLANDS, un programma quinquennale da 23,6 milioni di euro per il ripristino delle zone umide in tutta Europa.
I danni sono particolarmente evidenti nella laguna centrale e meridionale, a causa della combinazione tra erosione naturale e dragaggio dei canali di navigazione per raggiungere il porto industriale di Marghera negli anni Sessanta.
“Da allora l’erosione si è molto intensificata e i sedimenti si sono persi dalla laguna al punto che Venezia è ormai su una traiettoria che la porta a diventare una baia marina”, osserva da Mosto. Il progetto di ricostruzione delle barene “serve proprio a dimostrare che è possibile invertire questa tendenza e cambiare il corso della storia”.
Ricostruire le barene aumenta la capacità della laguna di catturare l’anidride carbonica, un gas serra responsabile del cambiamento climatico, e attenua gli effetti dell’innalzamento del livello del mare. Ma da Mosto avverte che occorrerebbe restaurare superfici molto più ampie per ottenere benefici climatici significativi. L’obiettivo del progetto europeo è rendere la ricostruzione delle barene replicabile su larga scala.
Con l’aumento della biodiversità anche i fenicotteri possono trarne vantaggio. Il team di da Mosto sta studiando come incrementare la biodiversità nelle barene ricostruite, anche attraverso la piantumazione di specie vegetali che aiutino a ridurre l’erosione e rendano le zone umide più resilienti.
Il banco di fango su cui lavorano mostra tracce dell’attività dei fenicotteri, soprattutto piume rosa sparse. In un giorno recente, uno stormo di oltre 30 esemplari sostava in lontananza, ma si è dileguato quando una coppia di ostriche squittenti li ha allertati della presenza di visitatori.
Sartori è convinto che la ricostruzione stia già attirando più fenicotteri in questa parte della laguna. Negli ultimi tre anni ha visto il loro numero nella laguna meridionale passare da pochi individui a 300-400 esemplari in certi periodi. “La speranza è che possano trovare – come è successo in altre parti del Mediterraneo – proprio su queste ‘barene’ i luoghi dove nidificare”, afferma Sartori.
I nuovi ospiti rosa di Venezia possono attirare nuovi turisti
La presenza dei fenicotteri in laguna mette in evidenza l’importanza dell’ecosistema veneziano e offre ai visitatori un nuovo modo di leggere la città dei canali e le isole esterne, valorizzandone il significato ecologico, e non solo quello storico e artistico.
Chi arriva a Venezia sperando di imbattersi facilmente nei fenicotteri rischia comunque di restare deluso. Di recente i reporter di AP hanno dovuto viaggiare in barca per un’ora prima di riuscire a vederli.
I fenicotteri frequentano zone poco profonde e difficili da raggiungere della laguna, dove per navigare in sicurezza occorre prestare grande attenzione a maree e canali. Anche a distanza gli uccelli si disturbano facilmente e sono pronti a spiccare il volo.
Sartori prevede che l’osservazione dei fenicotteri – già possibile dalle rive delle piccole isole lagunari di Murano e Burano, ma ancora rara nel centro storico – possa diventare più frequente man mano che la popolazione continua a crescere.
“Ovviamente questo andrà fatto sempre nel rispetto degli animali, mantenendo una distanza di sicurezza e senza interferire con la loro vita quotidiana”, sottolinea.