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Meo chiede allo Stato 82 milioni per l'esclusione di Huawei dal 5G

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Huawei Diritti d'autore  AP Photo/Virginia Mayo, File
Diritti d'autore AP Photo/Virginia Mayo, File
Di Ema Gil Pires
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Una misura adottata da Meo, che fa parte del portafoglio di marchi di Altice Portugal, perché ritiene di essere stata danneggiata dalle decisioni della Commissione di Valutazione della Sicurezza, che hanno escluso le apparecchiature Huawei dalle reti 5G in Portogallo.

L'operatore di telecomunicazioni Meo ha deciso di intentare un'azione legale contro lo Stato portoghese, chiedendo un risarcimento di 81,7 milioni di euro in seguito all'esclusione delle apparecchiature Huawei dalle reti 5G in Portogallo, come ha riportato questo lunedì il quotidiano Público (fonte in portoghese).

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Il giornale cita dati che figureranno sul portale Citius, relativi a un procedimento avviato in particolare contro il Ministero Pubblico e il Centro giuridico dello Stato, depositato il 24 aprile di quest'anno presso il Tribunale amministrativo del circolo di Lisbona.

Si tratta di una misura adottata da Meo, che fa parte del portafoglio di marchi di Altice Portugal, perché ritiene di essere stata danneggiata da «decisioni amministrative» della Commissione di Valutazione della Sicurezza, nell'ambito del Consiglio superiore per la sicurezza del ciberspazio, secondo quanto riferito da Público. L'azienda ha inoltre sottolineato di aver subito «danni speciali e anomali» a seguito di queste iniziative.

Al centro della vicenda c'è un organismo statale che, nel primo semestre del 2023, ha adottato una delibera in cui si segnalava l'«alto rischio» legato al ricorso ad apparecchiature di fornitori di Paesi che non fossero Stati membri dell'UE, della NATO o dell'OCSE per «la sicurezza delle reti e dei servizi» 5G nazionali, secondo quanto riportato (fonte in portoghese) inizialmente dall'agenzia Lusa. E nei casi in cui, inoltre, «l'ordinamento giuridico del Paese» in cui il fornitore fosse «domiciliato» o vincolato consentisse al governo di esercitare «controllo, interferenza o pressione sulle sue attività svolte in Paesi terzi».

La decisione, ha ricordato l'agenzia di stampa portoghese, non faceva riferimento diretto a Paesi o imprese del settore, sebbene Huawei sia stata la principale interessata dal divieto derivante da questa valutazione, sia in Portogallo sia in altri Paesi europei dove sono state adottate esclusioni analoghe.

Secondo il quotidiano ECO (fonte in portoghese), la tecnologia Huawei era ampiamente utilizzata da Meo nello sviluppo della propria rete 5G, e questa decisione ha costretto l'azienda a ripensare le proprie operazioni in questo ambito.

La stessa Huawei, del resto, aveva già avviato, nel settembre 2023, un'azione amministrativa contro tale delibera presso il Tribunale amministrativo del circolo di Lisbona. Una fonte ufficiale della Commissione di Valutazione della Sicurezza ha dichiarato a Lusa, nove mesi dopo, che il procedimento stava seguendo «i suoi iter giudiziari».

Nel novembre 2023 anche l'amministratore delegato di Vodafone Portugal, Luís Lopes, in un'intervista a «Expresso» (fonte in portoghese) aveva definito la delibera della Commissione di Valutazione della Sicurezza sull'esclusione delle apparecchiature Huawei più «aggressiva» rispetto a quella applicata in altri Stati membri dell'UE, ritenendo quindi che «non sia stata una decisione particolarmente felice».

Dello stesso avviso è stato anche il CEO di NOS, Miguel Almeida. In dichiarazioni rese nell'ambito del 33º Digital Business Congress dell'APDC (Associação Portuguesa para o Desenvolvimento das Comunicações), nel maggio 2024, citate da «Dinheiro Vivo (fonte in portoghese)», ha affermato: «È opportuno sottolineare che la delibera [che ha escluso Huawei dal 5G] va ben oltre quanto è stato fatto nel resto d'Europa, per quanto riguarda l'ampiezza dei componenti di rete coperti da questo provvedimento».

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