Il consigliere presidenziale emiratino Anwar Gargash, a una conferenza a Praga, ha affermato che lo stretto di Hormuz è un problema energetico europeo, non una questione regionale lontana, mentre l’area affronta la peggiore instabilità da decenni
L’instabilità crescente nel Golfo e le tensioni nello stretto di Hormuz rappresentano una sfida diretta per l’approvvigionamento energetico e il commercio europei, ha dichiarato domenica il principale consigliere del presidente degli Emirati Arabi Uniti.
"Non siamo arrivati alla situazione attuale nel 2026", ha dichiarato il dottor Anwar Gargash, consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti, intervenendo alla conferenza GLOBSEC a Praga.
"I semi del malcontento, per così dire, sia nel sistema internazionale sia in Medio Oriente, che è un sottosistema di quello internazionale, esistono da molto tempo".
Interrogato sulle ripercussioni della guerra con l’Iran, Gargash ha affermato che i Paesi del Golfo hanno lavorato duramente per evitare il conflitto, pur riconoscendo i rischi che qualsiasi escalation comporterebbe per la regione e per l’intero sistema internazionale.
"Sapevamo che ogni guerra tende anche a innescare crisi collaterali, ed è esattamente ciò che abbiamo visto in questo conflitto", ha aggiunto.
Gargash ha definito l’Iran "uno Stato oggi molto indebolito", ma ha avvertito che la guerra ha prodotto anche un’instabilità più ampia, con attacchi alle infrastrutture del Golfo, pressioni sulle rotte marittime e minacce ai flussi del commercio globale.
"Una delle questioni che abbiamo visto di recente riguarda lo stretto di Hormuz", ha spiegato Gargash, avvertendo che questo passaggio marittimo, attraverso cui transita ogni giorno una quota significativa delle forniture energetiche mondiali, è "diventato anche una parte vitale del conflitto nel suo complesso".
Gargash ha sottolineato che l’Europa ha un interesse diretto a garantire che la libertà di navigazione resti protetta.
"Oggi qualsiasi cambiamento nello status di Hormuz avrà serie ripercussioni su tutta l’Europa", ha dichiarato.
"Ecco perché sollecitiamo anche gli europei a non considerare questo solo come un problema lontano, ma come una questione strettamente legata alla loro energia e al loro commercio".
Le sue dichiarazioni arrivano mentre i governi europei devono fare nuovamente i conti con timori sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici, sulle catene di fornitura e sulla sicurezza marittima, dopo mesi di crescenti tensioni regionali.
Gargash ha sollecitato inoltre un maggiore coinvolgimento europeo nella tutela delle rotte di navigazione, chiarendo però che gli Emirati non chiedono un intervento militare diretto da parte dei Paesi europei.
"Non credo che stiamo chiedendo agli europei di entrare in un conflitto attivo", ha precisato. "Ma chiediamo agli europei di valutare anche il proprio interesse nazionale in termini di libertà di navigazione nello stretto".
Il consigliere del presidente degli Emirati ha elogiato il sostegno europeo durante la crisi, citando in particolare Francia e Grecia per il loro appoggio di fronte agli attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo.
Gargash ha inoltre rivelato l’entità degli attacchi lanciati contro gli Emirati durante il conflitto, definendola lo "scenario peggiore" per il Paese. "Il numero totale è di circa 3.300 missili e droni che hanno preso di mira gli Emirati in 40 giorni e oltre", ha detto.
Alla domanda su quanti fossero riusciti a superare le difese aeree degli Emirati, Gargash ha risposto: "Molto pochi, credo circa il 4% o qualcosa del genere".
Nonostante l’instabilità regionale, Gargash ha sostenuto che le basi economiche e sociali degli Emirati restano solide. "I fondamentali degli Emirati sono forti", ha dichiarato. "Le nostre società sono piuttosto attrattive. Questo è anche, sotto molti aspetti, un Paese di opportunità".
Alla domanda sulla possibilità di un più ampio accordo politico con Teheran, Gargash ha affermato che la diplomazia resta essenziale nonostante le tensioni attuali.
"Dobbiamo davvero trovare una soluzione politica, tenendoci lontani da ulteriori confronti militari, ma andando a fondo per affrontare le cause radicate dell’instabilità nel Golfo", ha concluso.