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II Fondo Monetario internazionale taglia le stime: allarme crescita per Italia ed Eurozona nel 2026

Stazione di servizio Repsol vicino alla A2. San Fernando de Henares, Comunità di Madrid, Spagna.
Stazione di servizio Repsol vicino alla A2. San Fernando de Henares, Comunità di Madrid, Spagna. Diritti d'autore  Foto: M.Peinado vía Flickr
Diritti d'autore Foto: M.Peinado vía Flickr
Di Christina Thykjaer & Gabriele Barbati
Pubblicato il
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Stessa previsione per il 2027. L'Italia è poco sotto la media della crescita dell'Eurozona stimata dal Fondo allo 0,7 per cento a causa dell'inflazione energetica causata dalla guerra e della riduzione dei consumi

Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha rivisto al ribasso le previsioni dell'economia mondiale e di molti Paesi europei, tra cui l'Italia per cui viene previsto solo un +0,5 per cento nel 2026 e nel 2027.

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Le stime globali indicano una crescita del 3,1 per cento, rispetto al 3,3 calcolato in precedenza, ma gli economisti del Fondo avvertono come questo scenario sia molto ottimistico essendo stato delineato prima della guerra all'Iran.

Secondo il capo economista dell'Fmi, Pierre-Olivier Gourinchas, si sta scivolando piuttosto verso un +2 per cento per il Pil mondiale e un'inflazione al 6 per cento spinta dai rincari dell'energia.

Difficoltà per tutta l'Eurozona secondo l'Fmi

La frenata italiana va di pari passo quasi con quella della Germania (+0,8 per cento) e la media dell'Eurozona allo 0,7 per cento di crescita, a causa dell'inflazione energetica e della riduzione generale dei consumi.

Meglio la Spagna che continuerà a essere tra le economie più dinamiche d'Europa. Secondo le nuove stime, l'economia spagnola crescerà di circa il 2,1 per cento nel 2026 per quanto rappresenti un taglio di circa due decimi di punto percentuale rispetto alle previsioni precedenti.

Ecco nel dettaglio le nuove stime dell'Fmi.

Queste stime alimentano i timori già diffusi di una recessione, ma da Washington arriva un nuovo rifiuto a qualsiasi ipotesi di allentamento fiscale. Il Fondo ha rifiutato come già l'Ue all'ipotesi di sospendere la sospensione del Patto di Stabilità, chiedendo ai governi europei di non deviare dalla rotta del rigore.

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