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Netflix, il Tribunale di Roma dichiara illegittimi gli aumenti degli abbonamenti

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Logo Netflix Diritti d'autore  Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Fortunato Pinto
Pubblicato il
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I giudici hanno accolto il ricorso di Movimento Consumatori contro le clausole di modifica unilaterale dei prezzi. La piattaforma annuncia ricorso. Un eventuale rimborso potrà raggiungere anche i 500 euro, stima l'associazione

Il Tribunale di Roma ha accolto l'azione inibitoria promossa dal Movimento Consumatori contro Netflix Italia in merito alle variazioni unilaterali delle tariffe. I giudici hanno accertato la natura vessatoria delle clausole che permettevano la modifica del prezzo degli abbonamenti dal 2017 fino al gennaio 2024.

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Secondo la nota dell'associazione, queste condizioni contrattuali sono nulle perché non indicavano un giustificato motivo per i rincari. La sentenza stabilisce che le modifiche apportate negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 violano le norme previste dal Codice del Consumo.

Le conseguenze economiche per gli abbonati italiani

L'associazione dei consumatori stima che un utente con piano premium attivo dal 2017 possa richiedere un rimborso di circa 500 euro. Gli abbonati con profilo standard avrebbero invece diritto alla restituzione di una somma vicina ai 250 euro. I legali Paolo Fiorio e Corrado Pinna precisano che "la decisione riguarda milioni di consumatori".

La decisione impone alla piattaforma di streaming anche la riduzione dei prezzi attuali per eliminare l'incidenza degli aumenti ritenuti illegittimi. Alessandro Mostaccio, presidente di Movimento Consumatori, ha annunciato che "se Netflix non provvederà immediatamente a ridurre i prezzi e a rimborsare i clienti avvieremo una class action per garantire a tutti gli utenti la restituzione di quanto indebitamente pagato".

Gli altri casi in Europa contro Netflix

Il caso italiano si inserisce in un solco europeo dove associazioni come la federazione tedesca vzbv e la spagnola FACUA hanno già contestato le medesime clausole di Netflix. In Germania, i tribunali di Berlino e Colonia hanno stabilito che le variazioni tariffarie basate su formule generiche sono nulle perché non permettono agli utenti di comprendere i reali aumenti dei costi di produzione.

Queste decisioni poggiano sulla direttiva europea 93/13/CEE che tutela i consumatori dalle clausole abusive capaci di creare un eccessivo squilibrio contrattuale a favore delle aziende. Di conseguenza il panorama normativo continentale si sta orientando verso l'imposizione di una trasparenza molto più rigorosa che costringe i colossi dello streaming a richiedere il consenso esplicito degli abbonati invece di applicare rincari automatici e unilaterali.

La posizione della piattaforma di streaming

Netflix ha annunciato la volontà di impugnare il provvedimento emesso dal tribunale capitolino davanti ai gradi di giudizio successivi. L'azienda difende la trasparenza delle proprie politiche tariffarie applicate nel corso degli ultimi sette anni sul territorio italiano.

"Presenteremo ricorso contro la decisione. In Netflix i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane", si legge in una nota diffusa dall'azienda venerdì.

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