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Guerra in Iran: deficit tedesco al 4,2%, tagliata del 50% la crescita prevista

L'azienda tedesca di chimica specializzata Evonik Industries produce nel suo stabilimento del Marl Chemical Park.
L'azienda tedesca di chimica specializzata Evonik Industries produce nel proprio stabilimento nel Marl Chemical Park. Diritti d'autore  Copyright 2023 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore Copyright 2023 The Associated Press. All rights reserved.
Di Maja Kunert
Pubblicato il
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I principali istituti economici tedeschi affermano che la guerra in Iran rivela debolezze strutturali preesistenti e avvertono che, senza riforme, il Paese rischia di restare sotto il suo potenziale di crescita.

La guerra in Iran colpisce l'economia tedesca nel momento peggiore. Dopo essersi appena lasciata alle spalle una fase recessiva durata anni, la maggiore economia europea si trova ora di fronte a un nuovo shock esterno e il quadro tracciato dai principali ricercatori è quello di un esaurimento strutturale.

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I principali istituti di ricerca economica del Paese hanno più che dimezzato le loro previsioni di crescita per il 2026 nella Previsione congiunta di primavera 2026, pubblicata mercoledì.

Il rapporto, elaborato due volte l'anno per conto del Ministero federale dell'Economia, si basa sui contributi del Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW Berlin), dell'istituto Ifo, dell'Istituto per l'economia mondiale di Kiel e di altri centri di ricerca.

La guerra in Iran dimezza le previsioni di crescita

Mentre lo scorso autunno gli economisti prevedevano ancora una crescita compresa tra l'1,3% e l'1,4%, ora gli istituti si aspettano che il PIL aumenti solo dello 0,6% quest'anno e dello 0,9% nel 2027.

Nel primo trimestre l'attività economica si è praticamente fermata. Nel rapporto mensile di marzo, la Bundesbank rileva che il PIL reale è probabilmente rimasto stagnante, al netto delle variazioni stagionali, nei primi tre mesi dell'anno.

"Lo shock dei prezzi dell'energia seguito alla guerra in Iran sta frenando duramente la ripresa, ma una politica di bilancio espansiva sostiene l'economia interna e impedisce una recessione più grave", ha dichiarato Timo Wollmershäuser, responsabile della ricerca economica presso l'istituto Ifo.

Le rotte marittime bloccate e le turbolenze sui mercati energetici fanno salire i prezzi delle materie prime e dell'energia in tutto il mondo, con conseguenze dirette per l'industria tedesca ad alta intensità energetica.

Inflazione in aumento

I rincari si stanno trasferendo sui consumatori. Gli istituti prevedono un'inflazione media annua pari al 2,8% nel 2026 e al 2,9% nel 2027.

La Bundesbank avverte che nel breve periodo il tasso potrebbe avvicinarsi bruscamente al 3%, trainato soprattutto dall'aumento dei prezzi dei carburanti e del gasolio da riscaldamento.

Se lo stretto di Hormuz, arteria centrale del commercio mondiale di petrolio e GNL, dovesse restare bloccato, i rischi al rialzo per l'inflazione aumenterebbero ulteriormente. Il colpo ricadrebbe direttamente sui consumi privati, che avrebbero dovuto sostenere la ripresa interna.

Alcuni comparti, come l'industria della difesa e l'ingegneria civile, beneficiano della spesa pubblica. Nel complesso, però, l'industria resta fiacca.

Le esportazioni crescono a malapena, frenate da una competitività debole, dall'incertezza geopolitica e da venti contrari sul fronte della politica commerciale.

La Bundesbank sottolinea che il basso utilizzo della capacità produttiva aggrava ulteriormente la situazione.

Il settore chimico è quello più colpito. Il blocco di Hormuz interrompe le catene di approvvigionamento di materie prime per le quali non esistono sostituti nel breve periodo.

"Ci saranno aumenti dei prezzi e colli di bottiglia perché sostanze chimiche fondamentali saranno scarse, sia dal Medio Oriente sia dall'Asia", ha dichiarato Wolfgang Große Entrup, direttore generale dell'Associazione dell'industria chimica tedesca.

"La situazione pesa in modo particolare sulle nostre PMI, perché molte di loro non hanno la possibilità di cambiare in tempi rapidi la propria base di materie prime."

La ministra dell'Economia Katherina Reiche ha riconosciuto la vulnerabilità del settore.

"L'industria chimica si colloca all'inizio della nostra catena del valore industriale ed è sottoposta a pressioni particolari", ha affermato.

La chiusura dello stretto di Hormuz e l'aumento dei costi dell'energia e dei trasporti mettono la chimica tedesca sotto forte pressione.
La chiusura dello stretto di Hormuz e l'aumento dei costi dell'energia e dei trasporti mettono la chimica tedesca sotto forte pressione. Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

Il debito pubblico sale al 67,2% del PIL

Il governo tedesco contrasta i venti contrari sull'economia con un forte aumento della spesa pubblica.

I nuovi indebitamenti per difesa, infrastrutture e protezione del clima porteranno il disavanzo pubblico al 3,7% del PIL nel 2026 e al 4,2% nel 2027, facendo salire il debito lordo al 67,2% del PIL.

Gli istituti considerano lo stimolo di bilancio un importante motore congiunturale, ma avvertono che i rischi a lungo termine per i conti pubblici sono rilevanti e che verso la fine del decennio sarà probabilmente necessaria una forte azione di consolidamento.

Per Reiche, questi risultati rendono ancora più urgente la necessità di riforme.

"Il messaggio della diagnosi di primavera degli istituti di ricerca è chiaro: il conflitto in Medio Oriente aumenta la pressione sulla politica tedesca perché affronti in modo coerente le riforme strutturali", ha dichiarato, invocando "riforme coraggiose".

Disoccupazione in aumento

La fase di debolezza congiunturale lascia il segno anche sul mercato del lavoro.

Quest'anno l'occupazione dovrebbe diminuire di circa 100 mila unità, per poi recuperare solo in parte nel 2027 con circa 42 mila nuovi posti di lavoro.

Il tasso di disoccupazione è atteso in aumento al 6,4% nel 2026, per poi ridiscendere leggermente al 6,2% l'anno successivo.

Le prospettive di medio periodo sono ancora più fosche. La crescita del potenziale produttivo, cioè della capacità dell'economia di espandersi in modo sostenibile, è attualmente appena dello 0,2% e potrebbe azzerarsi del tutto entro la fine del decennio.

Uno dei principali freni è l'invecchiamento della forza lavoro: una quota crescente della produzione dipende da lavoratori anziani che, in media, lavorano meno ore. Di conseguenza l'apporto strutturale di lavoro si riduce.

Riforme, non interventi statali

Gli istituti respingono senza mezzi termini le richieste politiche di un tetto amministrato ai prezzi dell'energia. Interventi di questo tipo annullerebbero importanti segnali di mercato e si rivelerebbero controproducenti.

Come alternativa preferiscono misure di compensazione sociale mirate per le famiglie più colpite.

Secondo gli istituti, ciò di cui la Germania ha bisogno è una vera agenda per la crescita: ridurre gli ostacoli regolamentari agli investimenti privati e all'innovazione e rafforzare gli incentivi al lavoro.

Il messaggio al governo federale è netto: senza riforme strutturali, la Germania rischia di restare stabilmente al di sotto del proprio potenziale di crescita, indipendentemente da quanto durerà la guerra in Iran.

Anche la previsione di primavera del governo, attesa a breve, dovrebbe rivedere al ribasso le stime di crescita. Al momento prevede ancora un aumento del PIL dell'1,0% per quest'anno.

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