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Crollo del settore software: quali aziende europee sono più colpite

ARCHIVIO - Veduta generale del salone VivaTech a Parigi, 15 giugno 2023.
ARCHIVIO. Veduta generale del salone Vivatech a Parigi. 15 giugno 2023. Diritti d'autore  Michel Euler/AP
Diritti d'autore Michel Euler/AP
Di Piero Cingari
Pubblicato il
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L'ansia da IA ridisegna il panorama del software: quella che era partita come una svendita a Wall Street è diventata un banco di prova per i colossi tech europei.

Il settore del software sta vivendo la sua peggiore ondata di vendite in Borsa dai momenti più critici della crisi finanziaria del 2008, ma questa volta il detonatore non è il crollo del sistema bancario, bensì l'intelligenza artificiale.

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Negli Stati Uniti il comparto ha perso il 14,5% a gennaio, la sua peggiore performance mensile da ottobre 2008. Le vendite si sono intensificate a inizio febbraio, con un ulteriore calo del 10% in meno di due settimane.

Al centro di questa fuga c'è un crescente timore tra gli investitori. Molti temono che gli strumenti di IA non si limitino a potenziare i prodotti software esistenti, ma erodano parti dei modelli di business in abbonamento che hanno sostenuto la crescita del settore per oltre un decennio.

Dalle star dell'IA ai pesi morti in Borsa

Negli Stati Uniti alcuni ex titoli stellari del settore hanno subito inversioni di rotta spettacolari.

Unity Software, che fornisce strumenti per sviluppatori di videogiochi, il gruppo di cybersicurezza Rapid7 e la piattaforma di customer engagement Braze hanno perso ciascuno oltre metà della loro capitalizzazione da inizio anno.

Neppure i giganti sono stati risparmiati. Palantir, a lungo considerata un termometro dell'IA, così come i colossi del software aziendale Salesforce, Intuit e ServiceNow, sono scesi di circa il 30% da inizio anno.

Uno dei principali fattori scatenanti dell'ondata di vendite nel settore è stata la presentazione, a gennaio, dei nuovi plugin aziendali per l'assistente di IA Claude da parte di Anthropic.

L'annuncio ha spinto all'improvviso gli investitori a porsi una domanda scomoda: se l'IA può fare ciò che fanno queste piattaforme software, a che cosa servono ancora le piattaforme?

Quando gli Stati Uniti starnutiscono, l'Europa si ammala

L'insieme del settore europeo del software vale circa 300 miliardi di euro ed è fortemente concentrato in poche società.

Questa concentrazione rende ogni calo percentuale più visibile e più doloroso.

Il gruppo tecnologico di punta tedesco SAP è di gran lunga la maggiore società europea di software, con una capitalizzazione di Borsa di circa 200 miliardi di euro.

Le azioni SAP sono già scese di circa il 20% da inizio anno e del 40% rispetto al picco di febbraio 2025.

In termini di valore di mercato, SAP ha bruciato 188 miliardi di euro solo nell'ultimo anno, quasi la metà della sua attuale capitalizzazione.

Ancora più preoccupante del numero è il trend: SAP si avvia verso il nono mese consecutivo di ribassi. Non era mai successo in oltre 30 anni di negoziazioni.

Per un'azienda a lungo considerata un pilastro della resilienza tecnologica europea, il significato simbolico è evidente.

La francese Dassault Systèmes, nota per le piattaforme di progettazione e ingegneria 3D utilizzate nell'aerospazio e nella manifattura, è al secondo posto tra i gruppi software europei quotati, con una capitalizzazione di circa 24 miliardi di euro.

I suoi titoli hanno perso circa il 25% da inizio anno e si avviano verso il quinto mese consecutivo di ribassi, la più lunga serie negativa dal 2016.

Al terzo posto c'è Sage Group. Il fornitore britannico di software contabile è sceso di circa il 25% da inizio anno, inclusa una flessione del 17% nel solo febbraio, che mette il titolo sulla traiettoria della peggiore performance mensile da luglio 2002.

Il gruppo britannico dell'informazione e dell'analisi RELX ha subito all'inizio del mese un brusco calo del 17% in una sola seduta, la sua maggiore flessione giornaliera dal 1988, e si avvia ora verso quello che potrebbe diventare il peggiore mese della sua storia.

I titoli software europei peggiori del 2026

Se i pesi massimi del software europeo sono sotto pressione, le società di medie dimensioni sentono il peso ancora più chiaramente.

Le aziende più piccole tendono ad avere basi clienti più ristrette e fonti di ricavi meno diversificate, il che significa che i cambi di umore degli investitori possono tradursi in oscillazioni dei corsi molto più marcate.

Sidetrade, società francese che utilizza l'intelligenza artificiale per aiutare le aziende a gestire i processi order-to-cash, ha perso quasi il 50% da inizio anno, risultando il titolo più colpito nello spazio software europeo.

La svedese Lime Technologies, fornitore di soluzioni CRM focalizzato sulla regione nordica, ha lasciato sul terreno quasi il 38%, mentre la danese cBrain, nota per le sue piattaforme digitali utilizzate dalle amministrazioni pubbliche, ha perso circa il 35%.

Le norvegesi LINK Mobility Group, che fornisce piattaforme di comunicazione e messaggistica per le imprese, e SmartCraft, che offre strumenti cloud per il settore delle costruzioni, hanno entrambe perso intorno al 32%.

Il gruppo francese 74Software, specializzato nella gestione di API e nell'integrazione della finanza digitale, ha registrato un calo altrettanto marcato.

Panico nel software o semplice riprezzamento del mercato?

Il dibattito tra gli esperti riflette l'incertezza dei mercati.

Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha liquidato l'idea che l'IA sostituirà il software come «la cosa più illogica del mondo», sostenendo che l'IA potenzierà i sistemi esistenti invece di eliminarli.

Wedbush Securities ha affermato che i mercati stanno prezzando «uno scenario da Armageddon» che appare scollegato dalla realtà delle imprese, sottolineando che le aziende non smantelleranno dall'oggi al domani le loro infrastrutture software.

Gli strategist di JP Morgan hanno allo stesso modo suggerito che gli investitori stiano scontando scenari di disruption estrema che difficilmente si materializzeranno nel breve periodo.

Il veterano di Wall Street Ed Yardeni ha affermato che i mercati sono passati dalla «AI-phoria all'AI-phobia», indicando che, se da un lato le valutazioni del settore appaiono ora più interessanti, dall'altro le attese sugli utili potrebbero non riflettere ancora pienamente il possibile rallentamento che incombe sulle società software.

Altri invitano però alla prudenza. Lo strategist di Goldman Sachs Ben Snider ha messo in guardia contro un «rischio ribassista di lungo periodo», tracciando parallelismi con settori come quello dei giornali e del tabacco che hanno sottovalutato i cambiamenti strutturali.

L'esperto ha evidenziato una rotazione fondamentale del mercato, con gli investitori che escono rapidamente dai titoli software più esposti all'IA e riallocano capitale verso i settori ciclici e value più legati all'economia reale.

Cosa succede adesso?

La domanda centrale è se ci troviamo davanti a un necessario riprezzamento di un settore che aveva beneficiato per anni di valutazioni elevate, oppure alle prime fasi di un riassetto più strutturale guidato dall'IA.

Per gli investitori, l'attuale ondata di vendite va oltre i risultati trimestrali o le attese sui tassi d'interesse. Riflette un'incertezza più profonda su come verrà creata e distribuita la ricchezza in un'economia guidata dall'intelligenza artificiale.

Se gli strumenti di IA riducessero il bisogno di più livelli di software aziendale, i margini e il potere di determinazione dei prezzi potrebbero finire sotto pressione.

Se invece l'IA aumentasse la produttività all'interno delle piattaforme esistenti, la correzione in corso potrebbe rivelarsi eccessiva.

La storia suggerisce che le transizioni tecnologiche raramente cancellano interi settori. Più spesso ridisegnano le gerarchie competitive.

Alcune aziende probabilmente ne usciranno rafforzate, altre faticheranno a difendere margini o rilevanza.

L'industria del software non scomparirà da un giorno all'altro. Ma i suoi vincitori e vinti potrebbero essere molto diversi da quelli dell'ultimo decennio.

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