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Mettere le persone al primo posto: come può l'Europa far crescere l'economia sociale?

In collaborazione con The European Commission
Mettere le persone al primo posto: come può l'Europa far crescere l'economia sociale?
Diritti d'autore euronews
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Di Bryan Carter
Pubblicato il
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In Svezia Real Economy ha incontrato alcune delle persone che lavorano in cooperative e imprese dell'economia sociale: il loro obiettivo è avere un impatto positivo sulle persone, piuttosto che massimizzare i profitti

Crescita, profitti, manager e azionisti sono alcune delle parole pronunciate in genere quando si parla a economia. In questa puntata di Real Economy siamo andati a Göteborg, in Svezia, per parlare di un altro tipo di economia, quella che mette le persone al primo posto: l'economia sociale.

Matilda Holgersson è una ragazza svedese di 31 anni: ama la musica, le arti e i gatti. Qualche anno fa ha attraversato un periodo difficile a causa di problemi di salute, che l'hanno tenuta lontana dal mercato del lavoro per 5 anni.

"Nel 2017 studiavo all'università, ma ho avuto un burn out e mi è stata diagnosticata una sindrome da esaurimento e una depressione - dice Holgersson -. È successo tutto rapidamente, ero molto malata. Da lì in poi è stato un viaggio molto lungo per riprendermi. I primi sei mesi non ricordo molto perché ero in pessime condizioni e avevo una forte ansia. Sono stata ricoverata spesso in ospedale e ho subito trattamenti molto pesanti. Mi piace la musica e a casa suono il pianoforte e la chitarra. Mi diverte, ma per me è anche una terapia".

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Matilda Holgersson, dipendente di Ängås GårdEuronews

Gradualmente, Matilda ha cominciato a migliorare ed è tornata ad avere una vita sociale. Parte del suo processo di guarigione deriva dal lavoro svolto negli ultimi sei mesi per Ängås Gård, una cooperativa di produzione alimentare ed eventi che offre a Matilda, e ad altre persone con problemi simili, l'opportunità di riprendersi.

"L'aspetto positivo di lavorare in una cooperativa è che ci si aiuta a vicenda, c'è una grande comprensione dei bisogni degli altri - dice Holgersson -. Nei posti in cui ho lavorato in precedenza, era considerato un po' strano avere una giornata storta. Non si dovrebbe mostrare come ci si sente. Ma qui ti è permesso di essere come sei. Si lavora il più possibile".

La cooperativa di Matilda fa parte di un'organizzazione chiamata Social Trade, che cerca di superare lo stigma associato alle cooperative e alle imprese sociali, al fine di creare legami commerciali con aziende più tradizionali. "Le cooperative sono ancora un po' malviste in Svezia. Non hanno una buona fama, ma ci arriveremo - dice Mari Odenbjörk, amministratore delegato di Social Trade -. Sto lavorando con persone che vogliono aiutare gli altri, che vogliono davvero fare la differenza".

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Mari Odenbjörk, amministratore delegato di Social TradeEuronews

Una nuova idea di "lavoro sano"

Ci dirigiamo verso il porto di Göteborg, dove l'impresa sociale Kajskjul46 fornisce vari servizi a privati e industrie, tra cui la riparazione di mobili e la stampa di tessuti, e funge anche da cooperativa di riabilitazione lavorativa. "In Svezia abbiamo un grande problema con le persone che soffrono di malattie legate allo stress - dice Hanna-Sara Kristensson, responsabile di Kajskjul46 -. Dobbiamo avere un'altra visione di cosa sia un lavoro sano".

Tutti i profitti realizzati qui vengono reinvestiti direttamente nell'azienda. Il che, a volte, può complicare l'accesso al sostegno finanziario. "Non possiamo andare dalle banche a chiedere un prestito o cose del genere - dice Kristensson -. Per questo abbiamo molti progetti diversi, possiamo chiedere finanziamenti all'Unione europea e alla Svezia. Ma per le banche siamo ancora delle figure losche. Non ci capiscono, perché il nostro obiettivo principale non è il profitto".

Nuove politiche per aiutare le imprese sociali a prosperare

L'economia sociale rappresenta il 4,2% della forza lavoro retribuita in Svezia. Si tratta di una percentuale inferiore alla media europea, pari al 6,3%, ma circa a metà strada tra la Lituania, che ha la quota più bassa, pari allo 0,6%, e il Lussemburgo, che è in cima alla lista con il 9,9%. Giulia Galera, esperta di economia sociale dell'Euricse, ci aiuta a capire queste differenze.

"Le politiche pubbliche sono molto importanti per creare un ecosistema, un ambiente favorevole alla nascita, allo sviluppo e alla crescita delle imprese sociali - dice Galera -. Ci sono differenze fondamentali tra i vari Paesi dell'Unione europea. In generale, però, possiamo notare che le politiche pubbliche non riconoscono pienamente la responsabilità sociale che le imprese sociali si assumono. Ci sono quadri fiscali molto carenti e frammentati".

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Giulia Galera, ricercatrice senior di EuricseEuronews

Per gli enti impegnati nell'economia sociale l'accesso ai finanziamenti è uno dei problemi principali. Come si può riformare questo aspetto? "Molte imprese sociali sono organizzazioni ad alta intensità di lavoro, hanno bisogno di denaro per la formazione, per sostenere i costi di inclusione delle persone svantaggiate o anche per ricevere la formazione necessaria per accedere ai mercati pubblici - dice Galera -. Credo che si sia prestata troppa attenzione alla finanza come soluzione per lo sviluppo delle imprese sociali, mentre ritengo che le politiche abilitanti siano più importanti per creare le condizioni per la nascita di imprese sociali".

"Il Piano d'azione dell'Unione europea compie un passo avanti molto importante - sottolinea Galera -. Innanzitutto perché riconosce l'economia sociale come una dinamica specifica. Allo stesso tempo chiarisce le differenze tra le entità dell'economia sociale e le imprese tradizionali. Inoltre, riconosce che l'economia sociale è attiva non solo in settori di nicchia come quello del welfare, ma in tutti gli ecosistemi industriali".

Il Piano d'azione non è vincolante per gli Stati membri. Il suo successo, quindi, dipenderà in larga misura dalla volontà dei vari Paesi di attuare iniziative di economia sociale che consentano a persone come Matilda di immaginare un futuro migliore.

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