La Commissione europea vuole triplicare il personale di Frontex e conferire ampi poteri per espellere migranti oltre i confini UE e sorvegliare i social media, suscitando timori per la sorveglianza e i diritti fondamentali
L'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, Frontex, è destinata a ottenere poteri senza precedenti per rimpatriare i migranti irregolari, monitorare i social media e intervenire in caso di arrivi di massa alle frontiere dell'UE, nell'ambito di una vasta riforma proposta dalla Commissione europea.
La revisione amplierebbe in modo significativo il mandato di Frontex, triplicherebbe il suo organico e le conferirebbe un ruolo molto più ampio nei rimpatri al di là del territorio dell'UE.
Bruxelles afferma che i cambiamenti sono necessari per affrontare le nuove sfide in materia di migrazione, comprese le traversate di frontiera orchestrate come l'arrivo di massa di circa 80.000 persone nell'enclave spagnola di Ceuta a luglio.
Ma le proposte hanno già suscitato polemiche, con i critici che avvertono che i maggiori poteri e il bilancio dell'agenzia potrebbero portare a ulteriori violazioni dei diritti fondamentali e a forme di sorveglianza invasiva.
Questi sono i principali elementi della riforma, che deve ancora essere approvata dagli Stati membri dell'UE e dal Parlamento europeo.
Nuovo focus sui rimpatri per FRONTEX
Uno dei cambiamenti più significativi è lo spostamento dell'attenzione di Frontex dalla gestione delle frontiere esterne dell'UE verso il rimpatrio dei migranti irregolari.
L'agenzia diventerà il "principale attore dell'UE sui rimpatri", fornendo "un sostegno dalla A alla Z", secondo il commissario europeo per la Migrazione Magnus Brunner.
Sebbene la responsabilità di rimpatriare i migranti irregolari nei Paesi di origine resti agli Stati membri, l'agenzia aiuterà identificando le persone da rimpatriare, organizzando i voli di ritorno e fornendo assistenza alla reintegrazione attraverso un nuovo Centro di coordinamento per i rimpatri.
Elemento cruciale, l'agenzia potrà anche operare da un Paese non UE a un altro, un importante cambiamento che consentirebbe ai funzionari di Frontex di contribuire a rimpatriare i migranti prima ancora che raggiungano l'Europa.
Questo significa che parteciperà anche ai rimpatri dagli hub di ritorno verso i Paesi di origine, poiché una legge approvata di recente consente di istituire tali hub al di fuori dell'UE.
Le organizzazioni della società civile sostengono che questo sistema sarebbe opaco e difficile da sottoporre a controllo.
"La Commissione vuole trasformare Frontex in un'agenzia di rimpatrio che opera ben oltre le frontiere europee, dove gli abusi saranno più difficili da denunciare", ha dichiarato a Euronews Iftach Cohen, co-direttore dell'ONG Front-LEX.
Ogni cooperazione con un Paese terzo richiederà un accordo specifico con il Paese interessato, da negoziare da parte della Commissione e da approvare in via definitiva dagli Stati membri dell'UE e dal Parlamento.
"Questo è vergognoso e rende Frontex sempre più simile all'ICE di Donald Trump", ha dichiarato a Euronews l'eurodeputata socialista italiana Cecilia Strada, riferendosi alla controversa agenzia statunitense incaricata dell'arresto e del rimpatrio dei migranti irregolari.
I nuovi compiti di Frontex saranno agevolati da un regolamento separato per "digitalizzare" i rimpatri, che dovrebbe semplificare e accelerare le procedure amministrative attraverso la condivisione di informazioni tra gli Stati membri dell'UE.
Anche questo punto è controverso, poiché organizzazioni come Statewatch hanno messo in guardia sui rischi di una raccolta eccessiva di dati.
Nuovi poteri per monitorare i social media
A Frontex sarà inoltre affidato il compito di monitorare i social media per individuare annunci di traffico di esseri umani e anticipare gli arrivi di massa alle frontiere dell'UE.
Un funzionario dell'UE ha riconosciuto che la proposta è in parte una risposta alla crisi di luglio a Ceuta, quando circa 80.000 persone sono passate dal Marocco all'enclave spagnola nel Nord Africa.
"Sui social media c'erano molti messaggi prima di ciò che è accaduto, molta disinformazione. Se avessimo una sorta di capacità in tempo reale di vedere queste cose mentre si sviluppano a monte, si potrebbero allora immaginare delle reazioni", ha affermato il funzionario.
Sarà istituita una nuova struttura interna chiamata Online Monitoring and Response Centre e Frontex potrà anche individuare contenuti illegali, segnalarli alle piattaforme di social media e avviare richieste alle autorità competenti perché li rimuovano.
"La dimensione digitale non è un allegato tecnico alla riforma di Frontex, è uno dei suoi principali fattori abilitanti", ha dichiarato Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione per la Sovranità tecnologica e la Sicurezza.
Tuttavia, le autorità nazionali restano responsabili nel decidere sulla legalità dei contenuti.
Frontex chiederà lo status di "segnalatore attendibile", che dovrà essere approvato dalle autorità nazionali. Se verrà concesso, le segnalazioni di Frontex saranno esaminate in via prioritaria e, se giustificato, i contenuti saranno rimossi.
I critici avvertono che i nuovi poteri potrebbero tradursi in una sorveglianza online invasiva, con minacce alla privacy e alla libertà di espressione.
"La sorveglianza dei social media comporta seri rischi per i dati delle persone", ha dichiarato a Euronews l'eurodeputata ecologista francese, Mélissa Camara.
Perfino gli eurodeputati dell'estrema destra, che tradizionalmente sostengono controlli di frontiera più severi e maggiori poteri per Frontex, hanno espresso preoccupazioni.
"Non accetteremo che la lotta ai trafficanti sui social media diventi un pretesto per monitorare le opinioni dei cittadini. Non faremo concessioni e non firmeremo assegni in bianco", ha dichiarato Susanna Ceccardi della Lega, segnalando un dibattito potenzialmente acceso quando la legislazione arriverà in Parlamento.
Una forza di reazione rapida e personale triplicato
La riforma istituirebbe anche una Quick Reaction Force, una forza di reazione rapida, un'altra misura ispirata alla crisi di Ceuta.
Questa unità specializzata potrebbe essere dispiegata in breve tempo alla frontiera esterna di un Paese dell'UE in caso di emergenza, consentendo a Frontex di reagire più rapidamente a improvvisi picchi di arrivi.
La decisione di dispiegarla potrà essere presa dal direttore esecutivo di Frontex, ma solo in seguito a una richiesta dello Stato membro interessato.
La riforma non modifica la subordinazione dei funzionari di Frontex alle autorità nazionali.
Il mandato ampliato sarebbe accompagnato da un notevole aumento di personale, finanziamenti ed equipaggiamenti. La Commissione vuole triplicare l'organico di Frontex portandolo a 30.000 agenti entro il 2041, dagli attuali 10.000.
Il corpo permanente dell'agenzia, incaricato di pattugliare le frontiere, raddoppierà da 3.000 a 6.000 agenti, ai quali si aggiungeranno 7**.000 agenti distaccati dalle forze di polizia nazionali degli Stati membri.**
Il totale sarà completato da una nuova "riserva europea di frontiera e rimpatrio" di 17.000 agenti che resteranno nei propri Paesi e saranno dispiegati solo se necessario.
"Gli agenti della riserva saranno formati secondo gli standard di Frontex e messi a disposizione per un rapido dispiegamento. Ma resteranno comunque parte delle risorse nazionali e non saranno pagati con il bilancio di Frontex", ha dichiarato un funzionario dell'UE.
A Frontex sono stati assegnati quasi 6 miliardi di euro nell'attuale bilancio dell'UE e la Commissione ha proposto di raddoppiare il suo finanziamento nel quadro 2028-2034.
Con il nuovo mandato, l'agenzia potrà acquistare, prendere in leasing e co-possedere equipaggiamenti come droni per la sorveglianza e strumenti basati sull'intelligenza artificiale, agendo come centrale d'acquisto nelle gare congiunte con gli Stati membri. Al momento deve invece fare affidamento sugli equipaggiamenti forniti dalle forze nazionali.
L'aumento di personale e risorse non sarà accompagnato da un incremento proporzionale del numero dei funzionari per i diritti fondamentali (FRO), il team di Frontex che controlla il rispetto dei diritti dei migranti nelle operazioni di rimpatrio e di controllo delle frontiere.
La dimensione del team FRO è decisa "annualmente, in base alle risorse", ha dichiarato a Euronews un funzionario dell'UE, suscitando ulteriore preoccupazione tra le ONG.
"Questa proposta amplia enormemente i poteri di Frontex di tracciare, controllare e rimpatriare, senza introdurre garanzie più solide in materia di diritti umani", ha dichiarato Chiara Catelli, responsabile per le politiche di PICUM, un'ONG con sede a Bruxelles che difende i diritti dei migranti.
"Tutto questo per un'agenzia con una storia segnata da accuse di complicità in violazioni dei diritti fondamentali", ha aggiunto Catelli.